Relazione del Segretario generale Cisl Sardegna, Gavino Carta, al convegno del 23 luglio 2018, a Cagliari, su “La Sardegna e il riconoscimento dei diritti dell’insularità alle pari opportunità”. Brevi note per una comunicazione sul riconoscimento dello s

Cagliari, 26 luglio 2018


La Cisl sarda ha sempre corrisposto all’interesse generale poiché essa stessa nasce come sindacato popolare.
Dal 1950 ad oggi abbiamo costantemente cercato di coniugare la presenza nei posti di lavoro e la loro tutela alle politiche di interesse generale, come anche la stagione della autonomia e della rinascita, alla partecipazione alle politiche di programmazione dello sviluppo, attraverso la concertazione sociale.
Il riconoscimento dello status di insularità è parte importante seppur non esaustiva di questo processo partecipativo per lo sviluppo ed il lavoro.
L’iniziativa odierna è parte di altre iniziative politiche e istituzionali tese a rilanciare con maggiore determinazione il problema del riconoscimento dello status di insularità sul versante delle pari opportunità rispetto ad altre realtà che vivono nella condizione della contiguità territoriale.
E’ utile a tal riguardo richiamare il contesto economico e sociale dell’Isola, ma anche le difficoltà che vivono le politiche euro mediterranee e lo stesso nostro Paese.
Aspetti che servono a descrivere le criticità da superare e gli scenari che interagiscono con la nostra condizione e con le richieste che facciamo al Governo nazionale, al parlamento e alla Unione Europea.
Evidenziamo qui alcuni dati (crenos 2018) riguardanti la Sardegna:
 popolazione al 1 gen 2017 : 1.653.135 (-5000 ca rispetto al 1016);
 indice d’invecchiamento 2017: 195,5 (165,3 italia), sono rappresentati individui di 65 anni e più ogni 100 giovani fino a 15;
 tasso dispersione scolastica 2017: 18.4% (230mo posto su 253 regioni UE con dato disponibile)
 Tasso laureati 30-34anni 2017: 20,3% (percentuale tra le più basse in Italia ed in Europa, distante 20 punti dal target dell’agenda 2020 che fissa il 40%) italia 26% ca, EU 39% ca;
 tasso NEET: 18.1% (media EU 11,6%)
 Tasso disoccupazione 2017: 17% (tasso implicito, comprese forze lavoro potenziali: 36,6%), dati medi italiani riportano rispettivamente 11,2% e 23,3%;
 pil pro-capite (media UE 28 2016, 29.200 Euro): 71% (era 76% nel 2011) 212/276 regioni europee..
 Indice infrastrutturale Sardegna 2016 (ist. Tagliacarne): 50,5/100 (con particolare negatività delle reti stradali, ferroviarie, energetico-ambientali, telefoniche-telematiche, bancarie e servizi vari);
L’acuirsi di tale forte divario della Sardegna si perpetua a fronte di un’altra grande crisi in atto in Europa sulle politiche migratorie e sulla stessa integrazione europea, a più velocità e senza solidarietà.
L’insularità, cioè la condizione che noi viviamo come Sardegna e come sardi, è una questione che ci interroga tutti, soprattutto in una fase di lunga e grave crisi economica e sociale.
Essa incrementa le diseconomie interne ed esterne ai processi produttivi, evidenzia la carenza delle infrastrutturazioni materiali e immateriali indispensabili per lo sviluppo, limita la mobilità e la libertà di movimento, e, senza il riconoscimento fattivo delle pari opportunità, trasforma l’assenza di contiguità territoriale in un pesante vincolo al progresso economico e sociale della Sardegna.
Quantificare i costi dell’insularità, a causa dell’assenza delle pari opportunità, non è facile.
Il CRENOS parla di un miliardo e cento milioni di euro, uno studio alla base della piattaforma del comitato per l’insularità li determina tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro (con particolare incidenza per circa 1.3 m.di di euro per maggiori i costi dei trasporti aerei e marittimi).
Certo è che pesa in modo abnorme sui processi dello sviluppo, sui diritti dei cittadini sardi, sulla competitività delle imprese.
Il tema dell’insularità, dei problemi e dei vincoli che questa condizione pone, ma anche delle potenzialità e delle caratteristiche geografiche, storiche, culturali, linguistiche ed etniche, è da molto tempo parte integrante della proposta della CISL per lo sviluppo e il lavoro in Sardegna.
Anche all’ultimo congresso questo tema è stato affrontato nella relazione della Segreteria svolta dal Segretario generale, nel dibattito e nel documento conclusivo.
E’ una questione che appartiene alla nostra elaborazione e alla nostra iniziativa di politica sindacale e che ci ha visto in diversi tempi confrontarci con i sindacati delle isole dell’Europa e con le istituzioni europee per trovare una comune linea di proposta e azione e per tentare di incidere in Europa sul destino dello sviluppo e del lavoro nelle isole.
La nostra è infatti una condizione comune a diverse altre realtà dell’Europa.
Sulla base della definizione di isola adottata da Eurostat, e con l’utilizzo di alcune convenzioni aggiuntive, si giunge a identificare un elenco di 286 territori insulari popolati da quasi 10 milioni di abitanti su una superficie di 100 mila chilometri quadrati: rispettivamente il 3 e il 3,2 % dei corrispondenti valori dell’Unione Europea.
Il prodotto interno lordo di questi territori rappresenta il 2,2% del prodotto interno lordo dell’Unione Europea, mentre il prodotto interno lordo per abitante raggiunge circa il 72% della media dell’Unione.
La maggior parte delle isole si trova nel Mediterraneo (Italia e Grecia). La ripartizione della popolazione per territorio mostra al primo posto la Sicilia, con il 53% del totale, seguita dalla Sardegna con il 17%.
Mentre la ripartizione per Paese evidenzia come oltre l’80% degli isolani si trovano in Italia. Gli indicatori socio-economici (reddito pro-capite, tasso di disoccupazione, dotazione infrastrutturale, livelli di istruzione, etc.) pongono, in generale, le isole in una posizione di maggior svantaggio.
La prosecuzione dell’analisi mostra, tuttavia, che a queste caratteristiche comuni si contrappone, sotto altri aspetti, una situazione piuttosto differenziata.
Le isole d’Europa presentano un diverso grado di eterogeneità dal punto di vista demografico, orografico, della dimensione, della distanza dal continente, oltre che da quello politico e amministrativo.
E’ questa una fase particolare e difficile per la Sardegna, per l’Italia e per l’Europa.
Cionondimeno è proprio nei momenti di crisi che si possono aprire spiragli importanti e soluzioni nuove sulle rotte dello sviluppo.
Il riconoscimento dello status di insularità è una opportunità che va perseguita e accolta in sede europea, nazionale e codificata anche in Sardegna.
Dunque dobbiamo agire su queste tre direttrici perché il riconoscimento alle pari opportunità diventi una responsabilità certamente dello Stato, attraverso l’inserimento nella Costituzione, ma anche della Unione Europea, per i vincoli comuni che essa pone sui temi dello sviluppo e del lavoro, del sostegno alle imprese, della mobilità delle persone e delle merci, e per una forte integrazione normativa dalla quale non si può prescindere.
Noi, come sardi e isolani, dobbiamo fare la nostra parte, attraverso l’assunzione di comportamenti e scelte politiche e istituzionali, anche sociali, utili a garantire l’efficienza e l’efficacia delle istituzioni stesse in fatto di programmazione dello sviluppo, di capacità di spesa, di attuazione degli obiettivi.
L’esperienza dei Piani di Rinascita ci dice che è indispensabile considerare anche la valenza dei nostri comportamenti e delle nostre scelte oltre che il ruolo delle Istituzioni.
E’ un problema questo che deve trovare riscontro anche nei nostri assetti istituzionali e dunque in una profonda rivisitazione del modello di Regione, che incide pesantemente sulla programmazione e l’attuazione degli atti connessi allo sviluppo e al lavoro.
L’insularità va trattata dunque non solo come condizione di disagio, da cui ne conseguono interventi finalizzati al recupero dei divari e delle condizioni di arretratezza, aspetti peraltro già presenti, anche se non valutati, nel Trattato che istituisce la Costituzione europea, ma pure sul versante di un solido aggancio costituzionale per quel che riguarda appunto l’insularità e gli statuti speciali nella Unione europea e come proposta di statuto positivo.
I presupposti per rafforzare questa riflessione in Europa e per garantirle uno status costituzionale (non solo dunque in Italia) stanno infatti nel riconoscimento già in essere nel preambolo del Trattato laddove si sottolinea:
• l’esigenza dell’affermazione della legittimità delle diverse identità e culture dei popoli;
• si fa riferimento all’articolazione regionale e territoriale degli stati membri;
• si evidenzia in positivo la specificità insulare.
Le tre direttrici individuate per affrontare oggi la questione dell’insularità (inserimento nella Costituzione italiana, confronto europeo per attuare quanto riconosciuto nel Trattato della UE, nuova responsabilità istituzionale in Sardegna) non possono prescindere da un’attenta valutazione sul presente e futuro della politica regionale in Europa con riferimento alle aree svantaggiate, alle specialità, alla cooperazione transfrontaliera, e alla futura dotazione di fondi per la coesione economica e sociale.
L’iniziativa deve dunque coinvolgere la Regione Sardegna, il Governo italiano, la Rappresentanza delle Isole europee, la Commissione e i parlamentari europei, le parti sociali della Sardegna e le stesse centrali confederali nazionali.
In questa direzione diventa indispensabile, alla ripresa postferiale, programmare alcune iniziative unitarie in Sardegna, a Roma e a Bruxelles per dare forza alle richieste dell’Isola.
In questa sede è utile dunque ribadire alcuni obiettivi utili ad azioni integrate a favore delle regioni insulari dell’Unione europea.
Si tratta peraltro di proposte che il Comitato Economico e Sociale della UE ebbe già modo di esprimere come parere alla Commissione molti anni fa, ancora oggi attuali e valide.
In particolare:
o elaborare un libro verde, consultando attori socio-economici, che delinei i contorni di un vero e proprio Piano di sviluppo dello spazio insulare comunitario, individuando già a livello delle diverse politiche comunitarie (trasporti e telecomunicazioni, energia e ambiente, ricerca e innovazione, informazione e formazione, istruzione e cultura, società dell’informazione e new economy, sanità, politiche settoriali dell’agricoltura, pesca, turismo, etc.) meccanismi di intervento congiunto dei vari programmi. Tali meccanismi potrebbero essere attivati tramite la creazione di uno sportello unico per le isole dell’UE;
o consolidare successivamente tale nuovo approccio all’insularità in un libro bianco contenente un piano d’azione che preveda un calendario definito di interventi e meccanismi di monitoraggio dei risultati, con il pieno concorso degli attori economici e sociali insulari e a livello europeo;
o elaborare ed attuare un’azione pilota di analisi comparativa e valutazione dei problemi e delle esigenze derivanti dalla condizione di insularità nell’Unione, ai fini di una strategia comunitaria di integrazione delle diverse politiche europee interessate, che, nel pieno rispetto delle diversità e peculiarità di tipologia e problematica delle isole, dia una connotazione univoca all’intervento comunitario basato sul pieno riconoscimento del principio della insularità quale criterio prioritario di attivazione dell’azione comunitaria per la competitività e lo sviluppo armonioso dell’insieme dell’Unione;
o razionalizzare, potenziare e trasformare in azioni permanenti delle reti di informazione, formazione e valorizzazione delle PMI innovative, assicurando adeguata considerazione, in base al criterio dell’insularità, a progetti ed iniziative con componente insulare nei programmi e strumenti finanziari comunitari.
In conclusione quindi, occorre certo recuperare le diseconomie derivanti dallo status di insularità, ma anche valorizzare in positivo le nostre specificità, attraverso anche un nuovo statuto ed un nuovo patto dei sardi.
Quindi insularità in costituzione si, ma anche una nuova regione ed il riconoscimento in Europa di una istanza che valorizzi la funzione delle aree euro-mediterranee e la specialità delle Isole.
Una nuova unità, dunque, di tutti i Sardi, per una stagione rivendicativa e di proposte su insularità, nuovo patto con lo stato, confronto con l’Europa, per riconoscere lo status di insularità, non solo come disagio, ma come statuto positivo, per un futuro che possa garantire a tutti l’accesso ai pieni diritti di cittadinanza in ogni luogo dell’Unione, a partire dalla Sardegna.
Cagliari, 23 lug 2018