Oggetto: considerazioni della CISL SARDA sul programma LavoRas.

Cagliari, 15 marzo 2018

Protocollo n. 287/GC/rc
Cagliari, 15 marzo 2018 Ai componenti la II Commissione
del Consiglio regionale della Sardegna
Lavoro, cultura e formazione professionale




Oggetto: considerazioni della CISL SARDA sul programma LavoRas.




La CISL sarda nel corso del confronto con la Giunta regionale sull’attuazione del programma LavoRas si è espressa favorevolmente sull’iniziativa approvata dal Consiglio Regionale nell’ambito della legge di stabilità 2018, tenuto conto degli squilibri e delle criticità presenti nel mercato del lavoro isolano, confermati anche dai recenti dati pubblicati dall’ISTAT.
La valutazione complessiva, infatti, teneva conto della struttura del program-ma presentata nel corso dell’ultimo incontro con le parti sociali dalla Giunta Regionale, rappresentata dall’Assessore al Lavoro, Dott.ssa Virginia Mura, e dall’Assessore alla Programmazione e Bilancio, Prof. Raffaele Paci, costituita da interventi di carattere “emergenziale” (i cantieri con il 52% del budget complessivo), di incentivazione diretta alle imprese (i classici contributi sulle assunzioni, 25% del totale), di interventi sul capitale umano (sotto forma di voucher formativi, 13%) e altri interventi di sistema e più specifici (10%).
Un mix, quindi, di interventi di breve e medio periodo, che consentiva sia ri-sposte immediate di carattere congiunturale attraverso gli avviamenti nei cantieri, sia interventi formativi non più attraverso il meccanismo dei bandi ma con un sistema di “dote”, più tempestivi e legati alle esigenze del sistema produttivo, in maniera da avvicinare le competenze di giovani e meno giovani alle imprese, colmando un gap ancora molto ampio, confermato da tutti i più recenti studi e ben fotografato dal recente rapporto sulla conoscenza editato dall’ISTAT.
A questi interventi, la CISL sarda non si è opposta ad aggiungere un intervento di tipo tradizionale, che purtroppo difficilmente ha creato reali effetti aggiuntivi se non nel periodo legato alla durata dell’agevolazione, ossia un contributo sulle assunzioni, in particolare su quelle a tempo determinato. E’ infatti chiaro che tali interventi, ultimo quello legato alla decontribuzione triennale introdotta dal governo nazionale alcuni anni fa, creano un incremento immediato dell’occupazione, dettato da una mera convenienza economica per l’impresa ad assumere forza lavoro solo o comunque prevalentemente perché ha un costo minore in quella determinata fase temporale.
Si rileva peraltro che in Sardegna proprio nel 2017, a fronte di una crescita complessiva dell’occupazione dipendente dello 0,2%, nel momento in cui il dato viene disaggregato tra la tipologia del tempo determinato e l’indeterminato, il primo (per il quale si sta introducendo una nuova agevola-zione, con oltre 30 milioni di euro di budget) è cresciuto del 7,3%, mentre l’occupazione stabile è diminuita dell’1,3%. E’ evidente, pertanto, che interve-nendo su una tipologia di contratto già ampiamente in uso, è fondamentale rafforzare ancor più il legame con la trasformazione dei tirocini e i percorsi formativi (RISERVA DA RIPORTARE AL 25%).



Al di là della questione di metodo, appare pertanto incomprensibile la scelta praticata invece nella delibera di Giunta di cambiare pesantemente la distribuzione delle somme tra i diversi interventi, con una pesantissima penalizzazione dei voucher formativi (-55,6%), in un settore che da più parti si indica come strategico, quello della formazione professionale all’interno della più ampia filiera della conoscenza, e per il quale la CISL sarda da tempo si batte per l’approvazione della riforma della normativa di riferimento e per la revisione dell’accreditamento, entrambe finalizzate ad accrescere la qualità del sistema, lavorando in sinergia con le imprese, il sistema dei servizi al lavoro e il mondo della bilateralità, e a premiare i soggetti che raggiungono migliori risultati in termini di utenza assistita e di placement.
Detto questo, la CISL sarda ribadisce la necessità di:
- ripristinare la struttura originaria del programma, con un riequilibrio delle somme tra i diversi strumenti,
- reinserire tra gli altri interventi specifici la misura “mini assegni individuali per partecipazione a corsi di qualificazione o riqualificazione” in favore degli ultra cinquantenni;
- rafforzare il legame tra incentivi per le assunzioni a tempo determinato a seguito della conclusione di un tirocinio o un percorso formativo di qualifica-zione o adeguamento delle competenze;
- attivare immediatamente l’Osservatorio previsto in legge, cui dare compito di analizzare con cadenza mensile il funzionamento degli strumenti e il loro tiraggio finanziario,
- convocare nuovamente il tavolo partenariale per valutare, sulla base del monitoraggio effettuato, la eventuale necessità di rimodulare le somme tra macro voci e, all’interno di queste, tra i singoli strumenti operativi.
Va rimarcato che l’approccio complessivo del programma LavoRas nasce nell’alveo di intervento integrato sia congiunturale che strutturale. Ed è evi-dente che l’accento e la massima finalizzazione delle diverse misure deve contemperare tale importante obiettivo. Nello specifico la CISL Sarda ritiene fondamentale che tutte le misure poste in campo si debbano caratterizzare su tale approccio misurato e coerente all’investimento per la creazione di buona e duratura occupazione.
In quest’ottica anche nella misura “congiunturale” relativa ai cantieri vanno individuati adeguati elementi che ne possano valorizzare i risultati “oltre” la positiva realizzazione dei singoli progetti da parte dei Comuni. In particolare con il monitoraggio delle risorse umane coinvolte nelle diverse tipologie di cantieri che saranno proposti, anche su tale versante almeno su una parte dei lavoratori si potrebbe intervenire con adeguati interventi di accompagnamento al lavoro e di formazione che al termine del progetto gli garantiscano condizione di maggior occupabilità, anche con nuove competenze spendibili.
Tutto ciò a richiamare come servizi al lavoro e formazione professionale de-vono essere parte fondamentale delle politiche del lavoro e in questo pro-gramma LavoRas il vero intervento strutturale. La gran parte delle misure di politica attiva del lavoro contengono l’intervento formativo finalizzato all’acquisizione di qualifiche o al consolidamento e miglioramento delle competenze. Di più, l’apprendimento permanente lungo tutto l’arco della vita è ormai un vincolo positivo e necessario per rispondere al meglio alla domanda di complessità e difficoltà dell’attuale fase della vita economica, sociale e istituzionale.



Le competenze lavorative hanno cicli di vita più brevi e gli stessi apprendi-menti scolastici non sono più sufficienti per via della obsolescenza conse-guente alla velocità dei cambiamenti del lavoro, delle tecnologie e alla costante evoluzione delle conoscenze scientifiche che interagiscono con l’economia e trasformano anche il mondo delle cose e degli uomini.
Formazione di base, acquisizione di qualifiche, rafforzamento delle compe-tenze, alta formazione, sono dunque condizione fondamentale per dare senso al proprio percorso lavorativo, professionale e di vita.
In Sardegna è documentato un deficit di competenze e una forte e diffusa ri-chiesta di formazione professionale da parte dei giovani, dei lavoratori, dei disoccupati e delle loro famiglie. Le stesse imprese evidenziano uno squilibrio tra le richieste da loro effettuate e le professionalità e qualifiche disponibili nel mercato del lavoro.
E’ utile riportare alcuni dati per evidenziare la disponibilità delle risorse finanziarie della Regione per la formazione professionale e le politiche attive del lavoro, la potenziale utenza tra i giovani e i lavoratori, e il numero dei lavoratori che si pagano la formazione piuttosto che aspettare le decisioni e i tempi della Regione.
La formazione professionale viene finanziata, per la gran parte, attraverso l’Asse 3 del PO del Fondo Sociale Europeo 2014-2020 con un importo per il settennio pari a 155.680.000 di euro. Ma può essere veicolata anche attraver-so l’Asse 1, Occupazione, che finanzia gli interventi sulle politiche del lavoro con un importo di 171.248.000 di euro. La programmazione 2014-2020 è iniziata con due anni di ritardo, e la gran parte dei finanziamenti dei due Assi 1 e 3 del Fondo sociale sono ancora da attuare.
Altre risorse importanti vengono dai finanziamenti dello Stato per l’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) e per Garanzia Giovani. Anche su tale versante la CISL sarda ritine necessario un intervento tempestivo e coerente per:
1. la costruzione normata di un sistema regionale di Istruzione (Istituti professionali di Stato) e Formazione Professionale (sistema delle agen-zie accreditate) che in sinergia collaborino al raggiungimento degli obiettivi previsti per poter accedere al riparto delle risorse finanziarie di cui alla norma nazionale per le annualità 2018 e 2019;
2. garantire la programmazione con adeguate risorse delle attività di IeFP sui due canali per il prossimo triennio con avvio delle stesse entro ottobre 2018,
3. garantire integrazione dell’azione della IeFP con le altre misure contro la dispersione scolastica e formativa e per il diritto alle competenze: Iscol@, erasmus, tirocini, apprendistato in IeFP, alternanza scuola lavo-ro-sistema duale ecc
È certo che tutti i dati confermano che l’offerta di lavoro, anche a livello regionale, presenta inadeguati livelli di preparazione e competenze non sempre in linea con le esigenze del sistema delle imprese.
I NEET (coloro che non studiano, non partecipano ad attività formative e non lavorano) nella fascia tra i 15 e i 29 anni sono in Sardegna 68 mila (ultimo dato ISTAT 2017), con un’incidenza del 29%, ma se consideriamo la fascia sino ai 34 anni (coinvolta in diverse misure di LavoRas), il dato regionale coinvolge 105 mila giovani, con un’incidenza che sale al 32%.



I disoccupati complessivi nel 2017 sono 115.000, con un tasso attestatosi al 17%, mentre i percettori di NASPI (l’indennità di disoccupazione con il vincolo di avere tredici settimane di contributi da lavoro dipendente versati nei quat-tro anni precedenti la conclusione dell’ultimo rapporto di lavoro, e trenta giorni di lavoro effettivo nei dodici mesi precedenti la conclusione dell’ultimo rapporto di lavoro) ad aprile 2017 risultavano essere 84.999. Sia tra i disoccupati che tra i percettori di NASPI vi sono un numero notevole di lavoratori che necessitano di acquisire competenze o di migliorarle per garantirsi la occupabilità.
I disoccupati con licenza elementare e nessun titolo sono circa 5.000, mentre sono 54.000 quelli con la licenza media. Significativo anche il numero dei di-soccupati senza alcuna esperienza lavorativa, intorno alle 18.000 unità.
Gli inattivi con la licenza elementare e nessun titolo sono invece 45.000, quelli con la licenza media 223.000.
Ancora, sono oltre 4.500 i lavoratori provenienti dal bacino degli ammortizzatori sociali in deroga e bisognosi di riqualificazione per essere ricollocati.
Le persone che partecipano a corsi formativi in autofinanziamento in Sardegna sono circa 11.000; si tratta di giovani e lavoratori che, nonostante la disponibilità di risorse finanziarie da parte della Regione, si pagano la propria formazione per acquisire una qualifica e una competenza. Da tale bacino restano esclusi completamente altrettanti utenti e famiglie che non hanno la possibilità di autofinanziare il loro futuro e che quindi restano ancor più ai margini di un sistema che non li accoglie e non ne sostiene le istanze di cittadinanza e di prospettiva di partecipazione al mercato del lavoro.
Il tasso di mancata partecipazione della popolazione (ovvero l’indicatore di esclusione economico- sociale più ampio del tasso di disoccupazione) che in Sardegna nell’anno 2017 si attesta al 63,45% per la fascia 15-24 anni, al 52,71% per la fascia 18-29 anni, al 61,10% per la fascia 20-24 anni, al 53,35% per la fascia 15-29 anni e al 41,36% per la fascia 25-34 anni.
Si è ovviamente di fronte a dati non sommabili e sovrapponibili, ma indicativi di una realtà sociale fortemente bisognosa di maggiori e migliori competenze.
Mai come in questa fase storica, della società post-industriale, risulta vera e appropriata la frase che “noi siamo quello che conosciamo”. I diritti di cittadi-nanza, peraltro in una società sempre più competitiva e utilitaristica, si acquisiscono certamente con istituzioni caratterizzate dall’equità e dalla giustizia sociale, ma anche dalle maggiori opportunità che derivano dalla filiera della conoscenza.
La Regione Sardegna ha una grande responsabilità nella programmazione e attuazione delle politiche attive del lavoro e formative. Ma registra difficoltà enormi soprattutto in sede operativa, nella capacità di rendere immediata-mente cantierabili i programmi e i progetti e nella spesa delle risorse finan-ziarie finalizzate allo sviluppo, al lavoro e alla formazione.

Il Segretario Generale
Gavino Carta