8 MARZO 2018 IN SARDEGNA. STORIE DI DONNE LAVORATRICI TRA IMPEGNI SINDACALI E SCELTE DI VITA

Cagliari, 07 marzo 2018

GIOVANE, DONNA E SINDACALISTA ( di Giovanna Rosa Pittalis)

C’è un tempo per guardare e un tempo per crescere e operare.
Questo è stato fin dall’inizio il senso che ho voluto dare alla mia scelta per il sindacato e cioè per i colleghi. Lavoro in banca da un tempo abbastanza breve e la prima parte della mia vita lavorativa è stata quella dell’osservazione. Poi, sono stata coinvolta in un progetto sindacale che condivido che è quello più semplice e lineare di tutti: lavorare in banca mantenendo gli occhi aperti sui bisogni altrui e non solo miei, sui bisogni di quelle persone che senza il sindacato, oggi, rischiano di non avere voce. E quanto bisogno ci sia di sindacato è sotto gli occhi di tutti! Non vi è un bisogno più grande in un mondo – quello del credito - in cui tutto è in movimento, tutto si trasforma in maniera incessante, levando da sotto ai piedi dei lavoratori tutte quelle certezze costruite in una vita intera di lotte piccole e grandi.
Sono giovane e sono donna e penso che queste due caratteristiche siano assai preziose nel nostro agire sindacale, portatrici di sorriso, concretezza e ponderazione, ma anche, ogni volta che serve, di fermezza.
Nel nostro territorio, un territorio impoverito economicamente e depredato delle forze più giovani, il mio impegno è parte di un agire sindacale che riconosco essere più grande e coordinato ed è sarà anzitutto condivisione sul posto di lavoro. Ecco, l’agire sindacale senza mai smettere di lavorare è ciò che mi piace e che trovo profondamente adatto anche al sentire femminile, in una terra in cui essere donna vuol dire sempre saper fare almeno tre cose insieme e avere sempre uno spazio per le necessità altrui.
( da IMPEGNO, Periodico della FIRST CISL in Sardegna, XXXII anno, numero 89 ,8 marzo 2018)

PROSPETTIVE DI LAVORO, TEMPI E SCELTE NELLA VITA DELLE DONNE ( di Grazia Spina)

Una storia comune quella di una giovane donna che lavora e che diventa mamma dopo aver passato buona parte della sua vita sui libri ispirandosi al modello della donna emancipata, che può contare sulla propria indipendenza in ogni circostanza e che vuole insegnare ai propri figli questi valori.
I figli, ma quando farli questi figli? Perché il rischio che non sia mai il momento giusto è concreto. Benché si cerchi di realizzare i propri sogni, ogni donna sa che se ha una gravidanza quando non è il momento giusto, può rimanere fuori da quel circuito che le consentirebbe di realizzare ciò che vuole. Una triste realtà alla quale spesso si decide di piegarsi. Poi finalmente se c’è il lavoro può arrivare anche la gravidanza e una donna vive così il periodo forse più bello della sua vita.
Ma si deve rientrare in servizio e si pone il problema di chi dovrà gestire il bambino/a. Si è privilegiati se si hanno i nonni a tempo pieno e si può
godere di un nido (magari aziendale), ma tutto questo ha un costo in termini di denaro e di sensi di colpa.
E chi queste risorse non le possiede? Ogni giorno le donne affrontano le difficoltà di conciliare la loro vocazione lavorativa con quella di madre.
A marzo di solito ci si scatena sul lavoro della donna, le carriere, il suo posto nella società degli uomini, la violenza. Ed è per questo 8 marzo che
ho voluto raccontare una storia comune di una donna comune che ritengo esemplificativa e dentro la quale ci sono le scelte, difficili da fare, I tempi, inclementi con quelli della riproduzione, ma anche la giornata tipo di ognuna di noi, madri pronte a valorizzarsi in quanto donne libere di essere se stesse e capaci di affrontare i pregiudizi di un ambiente ancora fortemente maschile.

( da IMPEGNO, Periodico della FIRST CISL in Sardegna, XXXII anno, numero 89 ,8 marzo 2018)


  






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