Le proposte della Cisl sarda per lo sviluppo e l'occupazione in Sardegna. Il ruolo della Regione per mobilitare Governo e Unione Europea

Cagliari, 01 marzo 2018

PREMESSA
Alle soglie dell’appuntamento elettorale Nazionale per il rinnovo della Camera e del Senato della Repubblica ed in vista della conclusione, nella prossima primavera, della legislatura regionale, intendiamo come CISL soffermarci su alcune riflessioni e proposte, da porre all’attenzione del dibattito politico e pubblico, sui temi e le priorità di cui, a nostro avviso, rappresentanti politici e istituzionali dovranno farsi carico, nelle istituzioni presenti e in quelle rinnovate, per affrontare e risolvere alcuni nodi strutturali dell’economia, del lavoro e della coesione sociale nella nostra Isola.
Le nostre posizioni oltre che basarsi sulla lettura della realtà socio-economica sono anche la sintesi delle nostre discussioni nei nostri recenti congressi, nei nostri organismi rappresentativi, nel continuo e costante confronto con la nostra base associativa: lavoratori, pensionati, disoccupati, giovani, immigrati.
LA CISL SARDA NEL 2018
Un universo-mondo fatto di circa 145.000 iscritti, di cui il 58% attivi rappre-sentativi di tutti i settori del lavoro ed il 42% pensionati, 53% uomini e 47% donne, oltre 150 sedi in Sardegna (copertura del 40% dei comuni), circa 160 dipendenti fissi e circa 50 stagionali, oltre 300 collaboratori volontari ed una presenza capillare di servizi di patronato, fiscali, consumeristici, inquilinato, immigrazione e cooperazione, formazione professionale. Una presenza ed una rappresentanza tangibile e radicata in ogni settore del lavoro e della rappresentanza e tutela sociale in Sardegna. (vedi scheda organizzativa di dettaglio allegata).
IL LAVORO OGGI IN SARDEGNA
Per quanto attiene la lettura della realtà Sarda ci viene consegnato un dato sul versante del lavoro e della coesione sociale che al di là di alcuni limitati indici congiunturali legati alla non prevedibile e straordinaria stagionalità estiva, non mostra miglioramenti sostanziali.
Il dato medio (ASPAL) in capo ad anno iscrive a vario titolo circa 1.209.000 individui in età da lavoro ai Centri Per l’Impiego, con circa 430.000 soggetti inattivi, il 57% percento dei giovani disoccupati e fenomeni di povertà in aumento che attualmente colpiscono circa il 25% delle famiglie e degli individui.
REDDITO
Il reddito medio pro-capite (dati MEF redditi 2016) in Sardegna è di 16.660 euro, contro una media nazionale di 20.468 (con la Lombardia di punta a 24.520 euro insieme alla provincia autonoma di Bolzano a 22.860). Vista da Bruxelles l’isola occupa il 228° posto su 263 e il reddito medio si attesta al 74% della media europea, quasi a rientrare nuovamente nel c.d. “obiettivo 1” anzichè sull’attuale obiettivo “convergenza” delle politiche economiche europee
INDUSTRIA
L’ultimo dato sulla crescita ci consegna in Sardegna un timidissimo 0.7%, di sostanziale stagnazione, rispetto ad una situazione di gravissima crisi strutturale in tutti i settori dell’economia. In particolare in quello industriale, ai minimi storici dal dopoguerra ad oggi, con un peso dell’industria, al netto delle costruzioni, sull’economia regionale, del 7.5% ed un incidenza degli addetti del settore sul totale dell’occupazione intorno al 10.2%. Nel settore delle costruzioni, fortemente indicativo dello stato dell’economia, dal 2007 si sono persi circa 28.000 posti di lavoro, passando dai circa 50.000 occupati del 2007 agli attuali 22.800, con un monte salari praticamente dimezzato (da 370mln a circa 168mln) ed un’incidenza attuale sul PIL regionale del 7.5% contro l’11% del 2007.
CHIMICA
Non va meglio nel settore chimico, ove a fronte di un significativo ridimensionamento delle produzioni tradizionali, il progetto di conversione e sviluppo sulla chimica verde si è interrotto a circa 1/3 degli investimenti con forti ripercussioni sia sul versante produttivo che occupazionale. Così pure accade negli impianti di produzione termo-elettrica presenti in regione, ove mancati investimenti e dismissioni di impianti hanno più che dimezzato l’occupazione negli ultimi 6-8 anni.
ALCOA ok, ma la filiera dell’alluminio non riattivata
Così anche la buona notizia della riapertura degli impianti ALCOA al di là dell’importante risultato, esito delle lotte e rivendicazioni sindacali dei lavoratori, delle buone intenzioni imprenditoriali e istituzionali, è ancora ben lontana dal riattivare l’intera filiera che nel frattempo ha perso circa 2500 addetti. Per riprendere e sviluppare tale dimensione industriale occorre una spinta poderosa da parte delle istituzioni e degli stessi imprenditori atta a rilanciare lo sviluppo dell’intera filiera. Come è noto questa ha bisogno, in primis, di forti abbattimenti dei fattori di produzione primari come il costo dell’energia e dei trasporti, quindi di adeguate politiche di sistema.
INFRASTRUTTURE
Per quanto riguarda proprio il sistema delle infrastrutture per lo sviluppo, l’indice misurato dall’Istituto Tagliacarne per la Sardegna indica un 53% glo-bale, fatto 100 l’indice medio nazionale (solo la Basilicata con 40% e il Molise con il 50%, fanno peggio), quelli della Sardegna registrano valori particolar-mente negativi sugli indici parziali delle infrastrutture stradali (47%), Ferroviarie (17%), economiche (51%).
SPOPOLAMENTO/INVECCHIAMENTO
In aggiunta ai fenomeni descritti se ne innescano a catena altri ancora che contribuiscono ad indebolire e disgregare le nostre comunità e la loro intima connotazione sociale. La mancanza di lavoro, di presenza dello Stato e dei servizi, determina rapidissimi fenomeni di spopolamento delle zone interne. Il fenomeno interessa 377 comuni in Sardegna, di cui 313 piccoli comuni, 258 sotto i 3.000 abitanti con totale di 528.753 residenti, il 31,6% della popolazione regionale. Di questi 31 rischiano l’estinzione in un lasso temporale tra 10 e 60 anni. L’ISTAT, inoltre, per i prossimi 40 anni prefigura l’invecchiamento precoce della popolazione, con uno scenario di circa 200.000 abitanti in meno nell’Isola, ai livelli di 80 anni fa. La media degli abitanti avrà più di 55 anni, con il 38% ultrasessantacinquenni, e le migrazioni dei nostri giovani al ritmo di circa 7000 individui all’anno.
AZIONI POLITICHE E AGENDA DI INTERVENTI
Pertanto per affrontare e risolvere gli attuali gravi problemi dell’economia del lavoro e della coesione sociale, occorre quindi che la politica, le istituzioni e i loro Rappresentanti, attuali e rinnovati dopo gli appuntamenti elettorali, as-sumano come priorità un agenda di interventi strutturali da avviare senza più indugi e ritardi.
a) Le positive norme sull’occupazione contenute nella legge di stabilità nazionale e regionale vanno rese operative con una forte accelerazione degli iter di intervento favorendo la spendita immediata delle risorse accantonate sia sul versante dei c.d. cantieri (cfr. legge di stabilita regionale) che sul quello dei c.d. Bonus occupazionali (cfr LL. stabilità nazionale e regionale), misura questa particolarmente importante per favorire l’occupazione dei giovani e ultra 35enni al sud.
b) Occorre con urgenza attivare anche in Sardegna la perimetrazione delle Zone Economiche Speciali, con i relativi investimenti e bonus fiscali estendendole al complesso dei porti sardi, ma assumendo, la Regione e lo Stato nazionale, come assoluta priorità il potenziamento della logistica ed operatività del porto canale di Cagliari, infrastruttura a vantaggio dell’intero sistema regionale ed inserito nelle reti di trasporto transeuropee (TEN-T), al quale le stesse ZES sono connesse.
c) Anche la recente positiva ratifica degli accordi interconfederale sul modello contrattuale costituisce un positivo risultato delle relazioni industriali e fornisce un terreno solido sul quale agire sulla contrattazione di primo e di secondo livello, settoriale, territoriale, aziendale.
La sfida che abbiamo davanti nel paese è quella di restituire valore al lavoro e quindi fare in modo che la produttività nelle aziende aumenti e possa creare reddito per le imprese e per i lavoratori, mentre attualmente aumentano i lavoratori e decresce il salario degli stessi. Occorre investire sulla qualità del lavoro ed introdurre a partire dal manifatturiero tecnologia ed innovazione di processo per innalzare i volumi di produzione ed elevare il valore delle produ-zioni e del salario. Ma dopo aver agito sul modello contrattuale bisogna rapidamente costruire il contesto nel quale calarlo e quindi agire sulle politiche di sviluppo in tutti i settori dell’economia e del lavoro.
In breve sulle questioni strategiche, e sugli obiettivi di breve e medio periodo, i titoli delle proposte da strutturare, sulle quali concentrate un rinnovato ed urgente impegno di governo sono:
1. POLITICHE DEL LAVORO - Le politiche del lavoro con la rivendicazione di riforme di terza generazione per puntare sulla qualità del lavoro, sulla formazione e sull’apprendimento continuo, incentivando il lavoro stabile e promuovendo l’accesso all’occupazione per le categorie sociali svantaggiate, e tutelando quanti hanno perso il posto di lavoro.
2. SPECIALITÀ E AUTONOMIA - Le riforme istituzionali, con la richiesta di riscrivere il nuovo Statuto e di rivedere i rapporti con lo Stato, avviando anche la riforma della Regione (maggiore efficienza ed efficacia), la riforma dell’Ente intermedio e una nuova ripartizione di funzioni, compiti, poteri e risorse alle autonomie locali e ai territori. È assolutamente indispensabile che la macchina regionale diventi uno strumento operativo delle politiche di programmazione e sviluppo, non come più spesso accade un orpello ed un impedimento alla loro definizione. Una sorta di mostro tentacolare che con la sua inerzia e la sua burocrazia paralizza l’azione politica della stessa Regione e da risorsa si trasforma in vero proprio problema per l’intera comunità regionale.
3. POLITICHE SOCIALI E SANITARIE - Le politiche sociali e dell’inclusione sollecitando, anche con proposte articolate, l’avvio di tutti gli strumenti di programmazione di settore e un vero e proprio piano per combattere le vecchie e le nuove povertà, insieme a misure in grado di salvaguardare il diritto alla salute senza tagli o ridimensionamenti penalizzanti per i citta-dini e i territori.
4. POLITICHE DELLA FORMAZIONE E DELLA SCUOLA - Le politiche per la formazione professionale, la scuola, l’università, la ricerca con la proposta di dare loro maggiori dignità, risorse e una nuova legislazione di settore per programmare gli interventi utili ad istituzionalizzare, nelle rispettive autonomie, gli indispensabili rapporti, la costituzione di una filiera per guidare, con l’innovazione tecnologica e le risorse umane adeguate, il positivo cambiamento dell’Isola.
5. RIEQUILIBRIO TERRITORIALE - Il riequilibrio territoriale (aree interne, città, comuni minori, coste) nell’ambito di una nuova programmazione dello sviluppo regionale in un progetto di nuova integrazione tra aree, individuando opportunità e strumenti operativi per favorire un vero e proprio sistema regionale.
6. LE POLITICHE PER L’IMPRESA - Le politiche per l’impresa ribadendone la centralità, ma soprattutto del territorio e di quanti vi operano, proponendo un sistema bancario e creditizio adeguato ai bisogni del sistema economico e delle persone, il rilancio degli strumenti della programmazione negoziata per accompagnare un nuovo modello di sviluppo eco-sostenibile che valorizzi in primo luogo le produzioni specifiche e caratteristiche dell’Isola.
7. LE INFRASTRUTTURE MATERIALI E IMMATERIALI - L’infrastrutturazione del territorio sottolineando l’importanza delle risorse del Quadro Comunitario di Sostegno, e di altre fonti, per imprimere un’accelerazione per il superamento di alcuni punti di debolezza che creano diseconomie alle imprese esistenti e disincentivano nuove localizzazioni; a partire dalla questione energetica, dei trasporti interni e della continuità territoriale, della rete telematica, delle Poste e TLC, degli assetti idrici.
8. IL DIRITTO ALLA MOBILITÀ - La continuità territoriale e la mobilità interna ed esterna delle persone e delle merci.
9. POLITICHE DELLO SVILUPPO E DI SETTORE - Le politiche dello sviluppo, sollecitando il rilancio delle attività industriali e manifatturiera, dell’agricoltura e dell’allevamento, la difesa del tessuto industriale esistente, l’equilibrio tra i settori, l’ulteriore sviluppo dell’attività turistica, con il potenziamento nelle aree interne e l’integrazione con l’agroalimentare e altri settori strategici; la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi più importanti.
10. LA SARDEGNA E L’EUROPA - Il rapporto con l’Unione Europea e il riconoscimento dell’insularità che rappresenta un altro obiettivo strategico per lo sviluppo, rafforzando questo obiettivo in una visione unitaria con le istituzioni locali, regionali e nazionali.
CONCLUSIONI – AUTONOMIA E AUTOGOVENO
La “questione” sarda si ripropone quindi in forme allo stesso tempo nuove e tradizionali, perché permangono molti problemi che vengono dal passato, ma che richiedono risposte sostanzialmente diverse da come le avevano pensate i padri dell’Autonomia e della Rinascita. Si aggiungono problemi e fenomeni che vanno collocati in scenari che appartengono all’oggi, e che i nostri padri non potevano nè vedere nè affrontare. Per questi motivi l’Autonomia e la Ri-nascita, così come le abbiamo finora conosciute, sono opzioni che apparten-gono a una stagione ormai superata. Ciò non di meno permane ancora più forte l’aspirazione all’autogoverno, al rafforzamento della specificità istituzionale, in un quadro di positiva partecipazione all’Europa dei popoli. Si è esaurita, dunque, la spinta propulsiva e ideale dell’autonomia e della Rinascita così come le abbiamo conosciute. Dobbiamo ripensarle in un nuovo Patto Costituzionale con lo Stato, e all’interno, con una nuova Regione e con un modello istituzionale che valorizzi i territori e le autonomie locali. In questa direzione la sussidiarietà orizzontale e verticale, la partecipazione alla programmazione dello sviluppo non sono parole desuete, ma utili e indispensabili per rilanciare il lavoro e costruire e definire un nuovo modello di democrazia. Abbiamo necessità, infatti, di istituzioni che siano all’altezza delle sfide che ci pone la globalizzazione, l’Unione Europea, l’essere la Sardegna, un’isola del Mediterraneo, come componente della stessa partecipazione alla ripresa economica e sociale del Paese.
La Segreteria regionale della CISL sarda

  






Articoli correlati:



"No all’industria ad ogni costo: la salute dei lavoratori viene al primo posto. E’ arrivato il momento di fermarci a riflettere per fare scelte più    ...continua







Organizzato dalla Cisl di Nuoro importante convegno sul tema “ Amianto. Recuperare i ritardi. Realizzare gli obiettivi”. Il programma prevede la    ...continua






L’ennesimo infortunio mortale sul lavoro, accaduto all’operaio di Nulvi - morto il 17 luglio scorso mentre scaricava tubi in metallo nella zona industria    ...continua