ANNO XXX - NUMERO 04

15 febbraio 2012

 

 

 

dies 20

Una nuova regione e un nuovo patto con lo Stato per promuovere lo sviluppo e il lavoro nell’isola

 

 

dies 21

Trend 2007-2011- Economia e territori. Un report del «Sole –24 ore» che non tiene conto del tasso di disoccupazione , del fenomeno dello scoraggiamento, ricerca lavoro e indice di povertà

 

 

dies 22

Lettera aperta dei Segretari generali Cgil Cisl Uil Sardegna al Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano

 

 

dies 23

Alcoa. I sindacati dopo le promesse del tavolo ministeriale attendono fatti negli impianti di Portovesme

 

 

dies 24

Ritardi nella sottoscrizione delle singole intese aziendali per la liquidazione dei sussidi a 15 mila lavoratori ammessi agli ammortizzatori in deroga. La Cisl chiede l’intervento dell’Assessore Liori

 

 

dies 25

Iniziativa delle donne contro le dimissioni in bianco. Il 23 febbraio manifestazioni in tutta l’Italia

 

 


Una nuova regione e un nuovo patto con lo Stato per promuovere lo sviluppo e il lavoro nell’isola (dies 20/2012)

 

CAGLIARI - Rivedere la forma di Regione per promuovere sviluppo e occupazione. «È illusorio pensare – scrive il segretario generale della Cisl, Mario Medde - che la sola manutenzione della Regione, attraverso una nuova legge statutaria (forma di governo, rapporto esecutivo-legislativo, modalità della partecipazione dei cittadini, ineleggibilità e incompatibilità, conflitto d’interessi, riforma degli assessorati) e con una nuova legge elettorale, possa incidere positivamente e in termini duraturi sul rapporto politica-istituzioni-cittadini, sull’inefficienza della Regione, sul rapporto con lo Stato e l’Unione europea».

I problemi da affrontare riguardano, infatti, il riconoscimento del diritto al lavoro come valore primario rimuovendo prima di tutto le diseconomie esterne al processo produttivo che ostacolano il radicamento e rafforzamento delle intraprese nell’Isola, l’autonomia finanziaria della Regione, il riconoscimento dello status di insularità e la rimozione dei vincoli che impediscono il progresso economico e sociale dell’Isola, la valorizzazione dell’insularità come dimensione positiva, l’affermazione dell’autogoverno attraverso un nuovo Patto costituzionale tra Stato e Regione, un nuovo modello di democrazia che realizzi il federalismo interno e il superamento dell’obsoleto modello statuale della Regione.

Per il segretario generale della Cisl è dunque urgente avviare le necessarie politiche e rendersi conto che lo Stato prende dalla Sardegna molte più risorse finanziarie di quanto trasferisce, e non si cura, su più versanti, di promuovere le pari opportunità rispetto alle altre Regioni. Inoltre la Regione, come istituzione, è inadeguata, inefficace e sprecona. Non riesce più a espletare la funzione di soggetto regolatore dei bisogni e delle aspettative dei sardi.

«Sono due aspetti strutturali dell’attuale questione sarda che – dice Medde - bisogna affrontare con la riflessione e l’iniziativa politica. Ferma restando, ovviamente, la valutazione sulla capacità di governo, sulle scelte politiche e sulla qualità delle iniziative legislative sia della Giunta regionale che del Governo nazionale».

Nello scenario di profonda crisi produttiva, istituzionale e politica, che coinvolge Stato e Regione, è urgente evitare che le rappresentanze politiche e istituzionali rischino di ristagnare nella mera sopravvivenza senza un disegno di cambiamento delle condizioni di vita e di lavoro dei sardi. Il pericolo, infatti, è che l’interesse collettivo venga subordinato all’istinto di sopravvivenza e alla rendita di posizione.

Una strategia di alto profilo che, nel promuovere il cambiamento, riformi anche positivamente il rapporto con i cittadini, dovrebbe prevedere la ridefinizione della forma di Regione, intendendola come «forma di stato», e affrontando contestualmente tre questioni: rapporto tra la Sardegna e lo Stato; inefficacia della Regione, così come si è sedimentata in questi sessantatre anni di autonomia speciale, con gli ultimi vent’anni caratterizzati dalla gestione delle sole emergenze e ad un utilizzo inadeguato delle risorse finanziarie; crisi della rappresentanza politica e strutturale debolezza delle leadership istituzionali.

«Solo una nuova fase, attraverso l’assemblea costituente del popolo sardo, può avviare – secondo il sindacalista - un processo di reale cambiamento e incidere sui nostri vincoli e ritardi, sul nuovo rapporto con lo Stato, sul rilancio dell’azione della rappresentanza politica. Ecco perché, statuto e legge statutaria sono inscindibili, e costituiscono un tutto unico organico, indipendentemente dal fatto che i contenuti della seconda siano stati decostituzionalizzati e affidati alle scelte del legislatore regionale».

 

Trend 2007-2011- Economia e territori. Un report del «Sole –24 ore» che non tiene conto del tasso di disoccupazione , del fenomeno dello scoraggiamento, ricerca lavoro e indice di povertà        (dies 21/2012)

 

CAGLIARI - Il trend 2007-2011, così come viene descritto sul “Sole- 24 ore” di lunedì 13 febbraio, relativamente all’impatto di cinque anni di crisi finanziaria, economica , industriale e di fiducia, rappresenta una Sardegna che, purtroppo, non corrisponde alla situazione vera in cui versano imprese e lavoratori. La combinazione esclusivamente matematica di alcuni rilevanti indicatori economici fotografa una regione ben diversa da quella reale.

«Illuminanti in proposito – si legge in una nota della segreteria regionale Cisl - le classifiche riguardanti gli indicatori “ Propensione all’export” e “Grado di apertura commerciale”, che attribuiscono alla Sardegna le prime posizioni. Come a tutti è noto, le due graduatorie rinviano a una questione più che conosciuta nell’isola, cioè l’incidenza enorme sull’esportazione dei lavorati petroliferi (Saras), senza i quali la propensione della Sardegna all’export si ridurrebbe notevolmente. Di contro, l’enorme ricorso dell’isola all’importazione, quindi il notevole livello di dipendenza economica dall’esterno, anche sul versante agroalimentare.

Quanto poi all’indicatore “Sofferenze su crediti imprese”, il giornale della Confindustria – secondo la Cisl - considera esclusivamente le sofferenze bancarie. «Come dimostra la rivolta nei confronti di Equitalia in Sardegna, le difficoltà delle imprese coinvolgono – scrive la segreteria del sindacato di via Ancona - anche il rapporto con l’intera Pubblica Amministrazione e i soggetti ad essa collegati».

Un indice sintetico 2007-2011 più rispondente alla realtà dei fatti avrebbe dovuto considerare anche altri indicatori: tasso di disoccupazione giovanile, fenomeno dello scoraggiamento, ricerca lavoro, indice di povertà. Ne sarebbe risultato un quadro, purtroppo diverso, sicuramente bisognoso di ulteriori interventi da parte di Governo nazionale, Regione e imprese per cambiare una situazione socio-economica ancora di grave emergenza.

 

 

Lettera aperta dei Segretari generali Cgil Cisl Uil Sardegna al Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano (dies 22/2012)

CAGLIARII segretari generali di Cgil, Cisl e Uil della Sardegna – Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca – sabato 11 febbraio hanno scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica per esporgli la gravità della situazione socio economica dell’isola e chiedergli un incontro in occasione della visita del Capo dello Stato nell’isola nei giorni 20 e 21 febbraio. Di seguito il testo integrale della lettera.

Ill.mo Sig. Presidente,

Abbiamo già avuto modo, immediatamente dopo lo sciopero generale dell’11 novembre 2011, di indirizzarLe una richiesta d’incontro a fronte della gravissima situazione economica e sociale in cui versava la Sardegna e per manifestarLe la necessità di un Suo autorevole intervento presso il Governo per affrontare, finalmente, alcuni indilazionabili problemi dell’isola.

Ora, la situazione del lavoro e delle tutele sociali nella nostra regione si è fatta ancora più difficile per la crisi produttiva industriale e per le note diseconomie che storicamente affliggono la Sardegna.

La povertà è un fenomeno che riguarda circa 350 mila persone su 1.650.000 abitanti e la disoccupazione reale, compreso lo scoraggiamento nella ricerca del lavoro, è a livelli che superano il 22%. Soprattutto i giovani e quanti vengono espulsi dalla produzione non hanno possibilità reali di trovare un’occupazione o una ricollocazione in un mercato del lavoro asfittico.

Anche ieri 10 febbraio Cgil, Cisl, Uil, Acli, Coldiretti e Pastorale del lavoro, dopo lo sciopero generale dell’11 novembre 2011, hanno voluto evidenziare con una fiaccolata a Cagliari l’urgenza di un piano straordinario per il lavoro e di un programma pluriennale contro la povertà.

Il 9 marzo prossimo si terrà in Sardegna una mobilitazione generale dei settori produttivi e dei servizi a rete per chiedere allo Stato di onorare il debito contratto nei confronti della Sardegna, garantendo i trasferimenti erariali e tributari che negli anni non ha avuto ancora modo di trasferire compiutamente, e di assicurare le pari opportunità, a partire da uno status di insularità che, se non riconosciuto, penalizza la mobilità delle persone e delle merci e provoca un costo energetico che allontana sempre di più le intraprese dall’isola.

E’ sicuramente necessario che la politica sarda diventi più efficace ed efficiente, ma contestualmente è altrettanto urgente che i diritti dei Sardi non vengano rimossi.

Per questi motivi, considerata la Sua presenza nell’isola nei prossimi giorni, Le rinnoviamo la richiesta di un incontro e di un Suo autorevole intervento perché il Governo sostenga una nuova fase di crescita economica e sociale della Sardegna.

Distinti saluti.

I segretari generali Cgil, Cisl, Uil

Enzo Costa- Mario Medde-Francesca Ticca

 

 

Alcoa. I sindacati dopo le promesse del tavolo ministeriale attendono fatti negli impianti di Portovesme    (dies 23/2012)

 

CAGLIARI – Vicenda Alcoa ancora da chiare in molti aspetti, soprattutto quelli che riguardano la futura proprietà e le condizioni perché i nuovi acquirenti si sentano legati da un legame di vantaggi economici con il territorio. «Per adesso – dice il segretario regionale Giovanni Matta – il quadro delineato dal Ministero per lo Sviluppo economico è ancora in chiaroscuro. Il Governo ha preso l’impegno forte di chiedere ad Alcoa di recedere dalla messa in mobilità dei lavoratori, il ritiro delle lettere di licenziamento e garantire il passaggio di proprietà mantenendo in efficienza gli impianti. Da parte sua il Governo si è fatto carico di intervenire sui fattori di contesto (trasporti e in particolare energia) con la proroga del decreto di due anni fa sull’abbattimento del costo energetico e, sul lungo periodo, a favorire il passaggio di una delle centrali del Sulcis alle imprese energivore del territorio».

Ora il tavolo con Alcoa dovrà chiarire se l’azienda intende recedere concretamente dal proposito di fermare gli impianti. In quell’occasione la multinazionale americana dovrà altresì confermare il modo in cui intende garantire il futuro delle lavorazioni dell’alluminio nel territorio di Portovesme.

«Scontata la scelta di Alcoa di abbandonare le produzioni in Italia, l’unico strumento per garantire ai lavoratori certezza occupativa – precisa Matta - è il passaggio morbido dall’attuale compagine imprenditoriale al nuovo soggetto che vorrà acquisire la gestione degli impianti».

La Cisl ritiene necessario mantenere in esercizio gli impianti, revocare immediatamente le lettere di mobilità e garantire il passaggio di proprietà nel più breve tempo possibile.

«La Cisl sarda – conclude Medde - chiede al Governo interventi chiari e immediati per risolvere definitivamente il problema energia. Il decreto di proroga e l’agevolazione per il passaggio di una centrale sulcitana ai siti energivori devono avvenire  contestualmente al trasferimento degli impianti alla nuova compagine imprenditoriale. Questo è il presupposto non solo per tenere in attività Alcoa e salvare l’intera filiera dell’alluminio, ma anche per rilanciare Eurallumina, ex Ila e SMS».

 

 

Ritardi nella sottoscrizione delle singole intese aziendali per la liquidazione dei sussidi a 15 mila lavoratori ammessi agli ammortizzatori in deroga. La Cisl chiede l’intervento dell’Assessore Liori       (dies 24/2012)

 

CAGLIARI – Il segretario regionale della Cisl per le attività produttive, Giovanni Matta, nei giorni scorsi ha preso posizione contro i ritardi della Regione nella sottoscrizione delle singole intese aziendali, passaggio obbligato per trasmettere all’INPS le determinazioni necessarie alla liquidazione dei sussidi ai lavoratori destinatari di ammortizzatori sociali. «Si era partiti bene - dice Matta - il 22 dicembre scorso, con la firma dell’accordo Regione- Sindacati per il rinnovo degli ammortizzatori in deroga per il 2012. Poi 45 giorni di silenzio. Più si tarda nell’apertura dei tavoli a 5 ( Assessorato del Lavoro, Sindacati, Azienda, Ufficio regionale del Lavoro e Inps) e maggiori saranno i disagi di 15.000 lavoratori aventi diritto, dipendenti da oltre 1100 aziende in stato di crisi dichiarata».

Secondo il sindacato vi è sicuramente un problema di rafforzamento delle strutture operative dell’Assessorato del Lavoro, certo insufficienti a far fronte in poche settimane a un superlavoro, che, tuttavia, non può essere rinviato nel tempo. L’indennizzo mensile per molti lavoratori alla terza-quarta-quinta proroga, quindi ormai pari a poco più di 400 euro, rappresenta l’unica fonte di reddito familiare.

«La Cisl sarda – dice Matta - chiede all’Assessore del Lavoro di rompere questo inaccettabile e incomprensibile silenzio burocratico-organizzativo e di prendere in mano la situazione per assumere le necessarie decisioni in grado di velocizzare il servizio e garantire ai lavoratori il dovuto assegno mensile. In assenza di concrete risposte, la Cisl adotterà le opportune iniziative».

 

 

Iniziativa delle donne contro le dimissioni in bianco. Il 23 febbraio manifestazioni in tutta l’Italia   (dies 25/2012)

 

CAGLIARI - Si è svolto il 7 febbraio scorso il previsto incontro richiesto dalle 14 donne promotrici dell'appello 188 firme per il ripristino della legge 188 contro le dimissioni in bianco. Donne diverse per cultura politica e collocazione lavorativa, unite dalla convinzione del grande valore dello spirito di quella legge. «Nell'incontro –hanno detto le promotrici dell’iniziativa - abbiamo ribadito l'urgenza del ripristino di una procedura semplice e priva di costi per impedire che alle persone al momento dell'assunzione venga fatta firmare una lettera di finte dimissioni volontarie da utilizzare quando quelle persone incorrano in un infortunio, un incidente o non siano più gradite oppure quelle donne inizino una gravidanza. Infatti le dimissioni in bianco sono una pratica medievale, non degna di un paese civile, utilizzata non solo ma anche nei confronti delle giovani madri-native e migranti. La cancellazione della legge fa sì che oggi non ci sia uno strumento di contrasto efficace e preventivo dell'abuso. Anche per questo in questi tre anni e mezzo non abbiamo mai smesso di chiederne il ripristino. L'efficacia della legge, la sua semplicità, il suo valore simbolico, ci hanno fatto chiedere alla Fornero di favorire la ricerca di una soluzione in tempi brevi». Il Ministro del Lavoro e delle pari opportunità nel corso dell'incontro, ha espresso la consapevolezza del problema e la volontà di affrontarlo con una soluzione adeguata. « A nostro avviso – dicono le firmatarie dell’iniziativa - esiste l'urgenza di impedire l'abuso delle dimissioni, per garantire i diritti delle persone e le imprese che rispettano le regole». Per sostenere tale urgenza il 23 febbraio ci saranno iniziative in tutta Italia ed una Conferenza stampa a Roma. L’iniziativa è stata presa da Roberta Agostini, Ritanna Armeni, Giovanna Casadio, Titti Di Salvo, Mariella Gramaglia, Raffaella Lamberti, Maria Pia Mannino, Marisa Nicchi, Liliana Ocmin, Anna Rea, Serena Sorrentino, Soana Tortora, Laura Trezza, Sara Ventroni.