Cagliari – Un’Intesa per lo Sviluppo e il Lavoro tra rappresentanze sociali e Regione, un nuovo Patto Costituzionale tra lo Stato e la Regione Sardegna (Statuto e Assemblea Costituente del popolo sardo, riconoscimento costituzionale dell’insularità, Accordo di programma per rilanciare le attività produttive, Piano di Rinascita), un confronto a più voci con le istituzioni europee.
Sono queste le direttrici che il sindacato sardo ha individuato per rilanciare la crescita economica e il lavoro e per rafforzare il ruolo delle istituzioni sarde, in una fase tra le più difficili della storia autonomistica.
«Solo attraverso una diffusa e unitaria mobilitazione intellettuale, morale, sociale e politica sarà possibile governare dinamiche– ha detto Mario Medde, segretario generale Cisl sarda - che sono prodotte e condizionate da ritardi interni, da vicende nazionali e dalla crisi finanziaria ed economica mondiale».
Proprio per evitare che solo le realtà più forti del Paese e dell’Europa riescano a fuoriuscire rapidamente dalla crisi, e senza intaccare i diritti di cittadinanza, la Sardegna deve contare su una forte volontà di riscatto, e su una strategia che rafforzi le istituzioni locali nell’Isola, a Roma e a Bruxelles, e promuova un nuovo modello di sviluppo nel quale la difesa delle emergenze rappresenti un’opportunità per un profondo cambiamento delle strutture produttive e delle stesse opportunità lavorative.
«In questa direzione – ha aggiunto Medde - è indispensabile che, così come sta avvenendo per la difesa dei siti industriali, anche per il nuovo statuto, attraverso un rinnovato patto costituzionale e l’assemblea costituente, si promuova una mobilitazione unitaria del popolo sardo. Non è infatti accettabile il silenzio che circonda questi problemi, compreso il federalismo fiscale. Tutto ciò nonostante Statuto e Costituente siano parte integrante dell’Accordo di Governo della Regione e aspetti decisivi per l’autonomia finanziaria, lo sviluppo e i diritti dei cittadini sardi».
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