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232/2010
Diminuisce l’occupazione e aumentano gli infortuni sul lavoro. Nota della Cisl territoriale di Cagliari


Cagliari -Nei giorni scorsi, l’INAIL ha presentato, ufficialmente, l’annuale rapporto regionale sugli infortuni sul lavoro. Il rapporto conferma le valutazioni che la CISL aveva già fatto.
Il dato più eclatante è il seguente: nel 2009 in Sardegna gli infortuni mortali sono passati da 28 (nel 2008) a 40, in controtendenza con quanto accaduto a livello nazionale (da 1078 a 1021). Mentre dunque in Italia i morti sul lavoro sono diminuiti di 57 (- 5%), in Sardegna sono aumentati di 12, in termini assoluti e del 43% in termini percentuali. Dei casi mortali però solo 7 sono accaduti in ambiente di lavoro ordinario, 9 in itinere, nel tragitto casa lavoro, e ben 24 nella circolazione stradale. E’ vero che è diminuito il numero degli infortuni sul lavoro in genere, passato da 17966 a 16682 (- 7,2%), ma in campo nazionale la diminuzione percentuale è stata di quasi il 10%. Aumenta anche il numero delle malattie professionali: 1214 casi nel 2008 diventati 1792 nel 2009.
Lo stesso rapporto INAIL fa notare che il tasso di disoccupazione in Sardegna è ben superiore a quello nazionale (è stimato nel 2009 al 13,3%), che diminuiscono gli occupati in generale da 611000 a 592000, soprattutto nei settori industria (da 128.000 a 122.000) e agricoltura (da 38.000 a 34.000), cioè quelli più a rischio di infortunio sul lavoro.
Insomma diminuisce l’occupazione ma aumentano gli infortuni, almeno quelli gravi: c’è da allarmarsi.

Provincia di Cagliari
L’andamento degli infortuni nella nuova provincia di Cagliari non si discosta da quello regionale. Sono 7745 quelli registrati (contro 8202 del 2008) ma i mortali sono 13, dei quali 12 nell’industria e servizi e 1 nell’agricoltura. Però è da osservare che di questi incidenti mortali, 4 sono accaduti in itinere e 7 sono stradali (stradale è quello che si verifica nella pubblica via e causato da circolazione stradale, indipendentemente dal fatto che si tratti di infortunio occorso nell'esercizio di un'attività lavorativa o in itinere). Nel 2008 il totale degli infortuni mortali era uguale (13) ma comprendeva anche quelli delle province Sulcis e Medio Campidano, da quest’anno scorporate nella statistica. Di fatto dal dato complessivo, si evince un aumento di casi mortali pari al 23%.
Del resto questi numeri non possono destare sorpresa anche perché è ben noto che, quando la situazione economica peggiora, tagli e risparmi spesso colpiscono le tutele dei lavoratori e aumenta il lavoro nero o irregolare. In occasione dell’audizione che il sindacato cagliaritano ha avuto l’anno scorso con la Commissione senatoriale d’inchiesta sulla morte dei tre operai di una ditta d’appalto della SARAS, avevamo avuto modo di presentare un promemoria che evidenziava i problemi. A distanza di un anno, non solo non si registra alcun miglioramento, ma i morti aumentano.
Si fa un grande rumore solo se l’incidente avviene in una grande fabbrica e non anche se accade nelle miriadi di piccole aziende che sono il cuore pulsante della Sardegna e della provincia di Cagliari o nel tragitto casa lavoro.
Occorre impostare dunque politiche che agevolino gli interventi sulla sicurezza, che incrementino il ruolo degli enti bilaterali, che migliorino la formazione e l’informazione (non solo teorica ma sul campo) dei lavoratori. Ma ciò va fatto non solo nelle grandi aziende, sulle quali spesso si appunta l’attenzione dell’opinione pubblica e della stampa, ma anche nelle piccole e medie imprese. Non si può lesinare sulla sicurezza, come talvolta avviene anche negli enti pubblici in occasione dell’affidamento degli appalti.
I dati confermano anche la necessità di intervenire sulla sicurezza, non solo all’interno dei luoghi di lavoro, ma anche sulla strada e nella predisposizione di adeguati sistemi di trasporto pubblico per i lavoratori (da casa al lavoro) e di accelerare gli interventi sulla rete viaria sarda e provinciale (per esempio la 195, 554 e la dorsale della Trexenta). Insomma, i dati sugli infortuni mortali devono interrogare le coscienze di tutti, a partire dalle Istituzioni (Regione, Provincia, ASL).

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