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229/2010
Medde (Cisl): «Aumento delle entrate e parametrazione dei costi dell’insularità precondizioni per contrastare la crisi»


Cagliari - Sono più di 100.000 i lavoratori sardi che utilizzano tutte le varietà degli ammortizzatori sociali previsti dalle leggi nazionali; quasi 1/5 della forza lavoro dell’Isola. Sono invece 50.000 circa i giovani sardi in età lavorativa, inoccupati, e privi di qualsiasi copertura e tutela normativa. E’ questo uno spaccato drammatico della questione sociale della Sardegna.
La lunga crisi produttiva e la recessione economica hanno inoltre reso ancora più difficile la condizione di vita dei lavoratori coinvolti nelle difficoltà delle aziende, e protagonisti di mille vertenze con proteste quasi quotidiane in tutti i territori e nello stesso capoluogo di fronte ai palazzi della Regione.
In un contesto sociale ed economico così complicato, anche per la dimensione internazionale della crisi, la Regione Sardegna - secondo il segretario generale della Cisl sarda, Mario Medde - se vuole essere realmente efficace nel contrastare la crisi, deve affrontare e risolvere due priorità: l’aumento delle entrate, con il pagamento di quanto è dovuto dallo Stato alla Regione, e il riconoscimento e parametrazione di principio e dei costi dell’insularità, l’aumento della capacità di spesa della Regione attraverso la rinegoziazione del patto di stabilità, la qualificazione della spesa e l’eliminazione dei residui passivi».
Sono queste le precondizioni necessarie perché l’Isola possa contrastare positivamente gli effetti della crisi e contribuire a promuovere una nuova fase di crescita economica e sociale. «Il sindacato – precisa Medde - è unitariamente impegnato a sollecitare la politica sarda e nazionale al rispetto degli impegni assunti e a prestare migliore attenzione alla promozione del lavoro e all’aumento della ricchezza collettiva».

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