Relazione: Mario Medde
Segretario
Generale
CISL Sardegna
Intervento: Claudia Lombardo
Presidente Consiglio Regionale della Sardegna
ANNO XXVIII - NUMERO 22
19 luglio 2010
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SEGRETERIE REGIONALI
AUTONOMIA,
FEDERALISMO, SOVRANITA’
Un
nuovo Patto Costituzionale per
«Idee
e proposte a confronto»
16 luglio 2010
Seminario con le rappresentanze
sociali,
politiche e istituzionali della
Sardegna
Segretario Generale CISL
Sardegna
In
Sardegna l’attenzione alle istituzioni da parte delle rappresentanze sociali è
sempre stata presente e rilevante nelle lotte e nelle proposte per lo sviluppo,
il lavoro e le riforme.
In
una fase tra le più difficili e complicate della vicenda autonomistica, siamo
qui, dunque, per interrogarci sulle scelte necessarie a guidare
In
questa direzione ci si confronta oggi su quali debbano essere le istituzioni, i
diritti, i soggetti e le relazioni con l’Italia e l’Europa, utili a
concretizzare il nuovo volto dell’autogoverno.
E’ necessario riconoscere
che la specialità e l’autonomia hanno accompagnato, come idee forza, le speranze
dei Sardi nella lunga fase della prima modernizzazione dell’Isola. Si è ora di
fronte però a un loro innegabile logoramento ed esaurimento.
A ciò si aggiungano evidenti
crepe e rotture del Patto Costituzionale tra Stato e Regione, in primo luogo su
temi decisivi del lavoro e dei diritti
di cittadinanza.
E’ inoltre profondamente
mutata la situazione internazionale ed europea e con essa l’economia e la
finanza. E’ cambiato lo Stato.
In questa fase di
straordinari cambiamenti è innegabile una caratteristica costituente per
L’obiettivo è quello di
costruire una società ancor più improntata ai valori di giustizia sociale e di
libertà. Valori e progetti da collocare oltre l’autonomia e la specialità così
come le abbiamo conosciute. Queste, infatti, dicono tutto, o quasi, sul recente
passato, ma nulla, o quasi, sul futuro.
Cosa è, dunque, oggi
all’ordine del giorno della politica e delle istituzioni sarde? Quale idea è progetto
per
Forse l’autogoverno come
forma più avanzata della specialità che si afferma in uno Stato federale?
Oppure l’autogoverno come indipendenza? O, ancora, il ristagno, non solo
politico, di un’autonomia ormai superata nelle dinamiche interne all’Isola e dalla
stessa forza delle regioni a statuto ordinario?
E’ comunque possibile ed auspicabile, al di là delle
logiche di schieramento, mettere in campo una volontà e uno sforzo unitario
individuando un comune denominatore su un nuovo Patto Costituzionale che
rafforzi l’autogoverno dei Sardi in funzione di una maggiore libertà e
giustizia sociale.
Non
c’è in tutto questo una mera concezione economicistica dello sviluppo e dei
diritti di cittadinanza. E’ emblematica, a questo proposito, una frase che
ricaviamo da “Lo spirito delle leggi” di Montesquieu: “i Paesi non sono coltivati in ragione della loro
fertilità, ma della loro libertà”.
Siamo
qui, dunque, per contribuire ad avviare un processo che attraverso un nuovo
patto costituzionale porti ad un accordo, ad un nuovo Statuto, che riconosca
all’Isola i poteri e le risorse finanziare necessarie e ad un vero autogoverno,
che realizzi un federalismo rispettoso dei diritti, della storia e della
identità dei sardi. Il lavoro e i diritti, sas libertades, sono l’epicentro di
questa lotta e di questi obbiettivi. Da qui muovono, infatti, le preoccupazioni
prioritarie dei lavoratori, dei pensionati e delle famiglie sarde, costretti
tutti a fare i conti con una questione sociale la cui drammaticità è forse
senza precedenti.
Il
tasso di disoccupazione segna un record anche rispetto a tutte le altre regioni
italiane, il 16,1%. Le persone in cerca di occupazione sono 112.000 che,
sommate alle altre 102.000 interessate al fenomeno dello scoraggiamento, danno
un totale di 214.000 persone senza lavoro.
La
povertà relativa e assoluta riguarda ormai più di 350.000 sardi.
In
Sardegna è in atto una recessione attestata per il 2009 da una contrazione del
PIL del 4,3% (Banca d’Italia); per il 2010, relativamente ai primi due mesi, si
è stimata una contrazione del 4,7% (Prometeia).
E’
proprio su questi versanti che si rende evidente la rottura del Patto
Costituzionale tra lo Stato e
E’
certamente vero che si registra una crisi notevole nel rapporto tra i
cittadini, la politica e le istituzioni, così come hanno dimostrato anche le
ultime consultazioni elettorali; ma la crisi non riguarda semplicemente la
qualità della rappresentanza politica, ma, in diversi casi, uno svuotamento di
significato e funzione delle istituzioni rispetto ai bisogni reali dei sardi e
al loro rapporto con l’Italia e l’Europa.
Il
rischio che dobbiamo evitare è che si operi una sorta di effetto trascinamento
che, oltre a frantumare la coesione sociale, può indebolire anche la tenuta
civile e morale di un popolo.
Questo
processo va fermato in tempo e spetta alla politica e alle rappresentanze
sociali ed istituzionali promuovere tutte quelle iniziative necessarie a
fornire un nuovo e più consistente consenso e motivazione ai cambiamenti
economici, sociali e istituzionali.
E’
vero che non è il popolo a scrivere le Costituzioni, ma nella direzione di un
vasto e indispensabile consenso costituzionale, molti di noi hanno perorato la
causa di un’Assemblea Costituente del Popolo Sardo per rimuovere - attraverso
la partecipazione, la passione, la ragione e la condivisione - le croste e le
resistenze del potere costituito.
Oggi
non c’è più tempo da perdere e gran parte delle questioni sono state trattate;
si decida dunque di avviare un processo costituente, si trovi un comune
denominatore, in primo luogo tra le forze politiche ed istituzionali, con il
coinvolgimento di quelle sociali, e si prenda come riferimento temporale questa
legislatura.
Non
si tratta però di approvare una legge, e di considerarla alla stregua delle
altre, magari con un iter più difficile e complesso. Ancora di più che in altri
casi c’è qui un rapporto di causa ed effetto tra i comportamenti e la norma.
Infatti,
la sovranità che si vuole venga riconosciuta non è solo una dimensione
istituzionale-costituzionale. Appartiene ancora prima ai comportamenti e agli
atti individuali e collettivi dei gruppi dirigenti a tutti i livelli.
Dobbiamo
tutti diffondere e praticare una cultura dell’autonomia e delle libertà, perché
questi comportamenti possano diventare poi atto politico che favorisce e
promuove il riconoscimento della sovranità: cioè del potere di chi è in grado
di decidere autonomamente sul governo della cosa pubblica.
In
questa direzione assume grande valore etico e politico la ricerca costante
dell’autonomia da parte delle leadership, di quelle politiche, sociali e
istituzionali. Ovviamente nel rispetto che si deve alle regole o alle leggi
delle rispettive organizzazioni e istituzioni.
Ma
la legittimazione del proprio ruolo e funzione, cosa certamente scontata, proviene
prima di tutto dalla rappresentanza reale dei legittimi interessi dei sardi e
della Sardegna.
Nei
diversi ambiti di responsabilità, una moderna idea di sovranità non è dunque
propria ed esclusiva degli Stati e delle Istituzioni, ma è una pratica ed
un’espressione di vera libertà anche degli Enti Locali, degli individui e dei
popoli. Ecco perché è indispensabile sottolineare come, al contrario,
l’infeudamento e/o la sudditanza rappresenti
non solo una violenza dei padroni, ma anche una tentazione dei servi.
Ciò
nonostante, la nostra storica aspirazione alla sovranità, anche se talvolta
coniugata con crolli e sconfitte, come quello della “fusione perfetta”, continua a ripresentarsi intatta nel tempo in
virtù delle nostre specificità e specialità.
L’insularità
è parte delle caratteristiche che hanno forgiato il nostro DNA: va riconosciuta
e valorizzata partecipando, da protagonisti, alla costruzione di una Europa dei
popoli.
Di
fronte alle emergenze sociali ed economiche, e al riposizionamento delle realtà
più ricche e forti in Europa e in Italia, nonostante le responsabilità del
sistema Sardegna, i poteri a disposizione sono però pochi e il più delle volte
irrilevanti.
Non
abbiamo la possibilità di decidere in proprio sulla sanità e sui diritti
essenziali e fondamentali, sulla scuola, sulla mobilità delle persone e delle
merci, sul sostegno alle imprese, sull’imposizione fiscale, su quante risorse
può spendere
L’interrogativo
è dunque cosa può fare
Questo
disegno, su cosa vogliamo essere, precede il Patto Costituzionale della
Sardegna con lo Stato.
Riteniamo
sia possibile trovare un comune denominatore sulla nuova Carta Costituzionale
della Sardegna e sulle istituzioni dell’autogoverno, valorizzando tutte le proposte
in campo.
Ma
il tempo a disposizione è breve: rispetto ai bisogni e alle aspettative dei
sardi e agli adempimenti posti dall’iter legislativo (prima commissione Consiglio Regionale, legge regionale di revisione
costituzionale, commissione Parlamentare Affari Costituzionali, prima lettura
alla Camera dei Deputati, prima lettura al Senato. Anche con una sola variazione
si ripercorre l’iter parlamentare in prima lettura. Se non ci sono variazioni
si passa alla seconda lettura alla Camera dei Deputati e alla seconda lettura
al Senato).
Ma
la legge regionale di revisione costituzionale presuppone anche una contestuale
scelta di riforma della legge statutaria, della legge regionale n. 1 1977 e
della riforma del titolo III dello Statuto.
A tutt’oggi, e in questa legislatura, le
proposte riguardanti un nuovo statuto sono:
ü Un
ordine del giorno – voto al Parlamento italiano distribuito ai consiglieri
regionali il 04.02.2010, e firmato da due rappresentanti del centro destra e
uno del centro sinistra;
ü Una
mozione per l’indipendenza, del gruppo consiliare sardista depositata il
21.05.2009;
ü Un
disegno di legge costituzionale, presentato al Senato dal Senatore Piergiorgio
Massidda del PDL il 27.11.2008, e denominato “Carta Delogu de Sardigna” (non
presentato però in Consiglio Regionale);
ü Un
disegno di legge costituzionale sullo Statuto speciale della Sardegna
presentato dal Senatore Antonello Cabras 08.04.2010.
Si
ricorda poi che una mozione sulla sovranità della Sardegna venne approvata dal
Consiglio Regionale il 24.02.1999 (Salvatore Bonesu, Giacomo Sanna, Efisio
Serrenti).
Nella
scorsa legislatura, sul tema dello Statuto, l’unico testo proposto è
rappresentato dalla “Noa Carta de Logu” depositata al Senato della Repubblica
dal presidente emerito della Repubblica Italiana On. F. Cossiga. Lo stesso
documento venne presentato al Consiglio Regionale con la firma dell’On. Mario
Floris durante l’ultima legislatura (il modello è quello della Generalitat
Catalana, e inoltre si rifà anche all’esperienza della Carta de Logu).
L’incontro
di oggi vuole avere le caratteristiche del confronto tra le diverse posizioni,
per una sorta di notifica delle rispettive opinioni, con una verifica circa la
disponibilità a rintracciare un comune denominatore attraverso una fase più
operativa e rappresentativa delle diverse opzioni. Un gruppo di lavoro si può
impegnare successivamente, ma in tempi brevi, sia sui contenuti del nuovo patto costituzionale
che sullo strumento da utilizzare, valorizzando le proposte e gli elementi
comuni. Se ciò non fosse possibile il confronto odierno rappresenterà comunque
un buon viatico per avviare un dialogo al di fuori delle logiche di schieramento.
Per
concludere, e per meglio evidenziare la necessità e l’urgenza degli obiettivi
proposti, voglio citare una frase di cui non ricordo l’autore, che diceva
pressappoco questo: “Ciò che non abbiamo osato, abbiamo
certamente perduto”.
Claudia Lombardo
Presidente del Consiglio
Regionale
della Sardegna
Uniti
sotto la bandiera dei Quattro Mori per difendere i primari interessi storici,
politici e civili del Popolo sardo. Perché solo uniti sapremo risvegliare le
coscienze sopite dei tanti sardi che hanno perso la speranza nel domani e che
appaiono rassegnati a un destino già scritto. E solo uniti potremo spezzare le
catene di una condizione di sudditanza psicologica, politica e culturale che ci
ha reso proni a scenari mutuati da realtà che non ci appartengono. E' giunto il
momento di mettere definitivamente da parte le strettoie e i vincoli della
politica militante per dedicare ogni nostro possibile sforzo a un impegno
sovraordinato e generoso verso la nostra terra e verso il nostro popolo. L'appello
all'unità per vincere la sfida per il diritto all'autogoverno dei sardi, e per
aprire una nuova stagione delle riforme, è stato lanciato stamattina ad
Abbasanta dalla presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo che è
intervenuta durante i lavori del Convegno, organizzato da Cgil, Cisl e Uil
"Federalismo, Autonomia, Sovranità: un nuovo Patto Costituzionale per