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84/2009
Congresso Medio Campidano/2. Lo sviluppo dal lavoro comune. Relazione di Sergio Concas


Villacidro – Sergio Concas, l’uomo della Cisl nel Medio Campidano, nella sua relazione d’apertura ha fotografato la situazione economico- sociale del territorio. Con molto realismo, ma anche con la convinzione che i numeri del malessere possono essere modificati in meglio se si metteranno insieme sforzi, risorse culturali e finanziarie, privilegiando gli obiettivi comuni rispetto alle visioni parziali. La situazione socio economica del Medio Campidano è in parte analoga a quella delle altre Provincie sarde: un elevato tasso di disoccupazione, circa il 20%; scarsa qualità del lavoro, per lo più precario e mal retribuito; elevato indice di vecchiaia e di povertà; alto tasso di spopolamento e di emigrazione; reddito medio al di sotto della media regionale ed una ridotta dimensione delle imprese.
Relativamente al lavoro dipendente il 20% è impiegato nelle attività manifatturiere, il 18% nelle costruzioni, il 37% nel commercio, il 6% nel settore alberghiero ed il resto nei servizi vari.
Dagli anni Novanta il tessuto produttivo ha subito un drastico cambiamento. «Prima il lavoro dipendente – ha detto Concas - era strettamente legato alla grande industria, oggi l’82% dei dipendenti opera in aziende con meno di 19 dipendenti, di cui il 70% sotto i 10 dipendenti. Solo il 18% degli addetti opera ancora in imprese con più di 20 dipendenti. Inoltre, il 55% dei lavoratori opera in ditte individuali, il 20% in società di persone, il 15% in società di capitali ed il 10% in cooperative.
«Questi dati – ha aggiunto Concas - confermano il nostro convincimento sulla necessità di coinvolgere tutti i soggetti economici e sociali del territorio sulla programmazione dello sviluppo». Una convinzione, questa, ormai diventata patrimonio unitario del sindacato territoriale, riconfermata con il convegno di Cgil, Cisl e Uil «Lavorare insieme a una nuova idea di sviluppo» del 22 giugno 2007.
L’unità di intenti non nasce per un improvviso miracolo. Marciare tutti nella stessa direzione è frutto di un lavoro assiduo e costante nel tempo. «La stessa istituzione della Provincia del Medio Campidano, voluta prima di tutto dal sindacato, doveva agevolare – secondo Concas - la capacità di programmazione per la valorizzazione del territorio, raccogliere e coordinare le potenzialità che ciascun comune è in grado di esprimere. Ma quella realizzata non è la Provincia a cui pensavamo». Si puntava ad una «Provincia nuova», rispetto a quelle conosciute, in grado veramente di autodeterminare lo sviluppo. «Se non vogliamo che scompaia in fretta o si riduca a carrozzone – ha precisato il sindacalista di Montevecchio - dobbiamo riempirla di contenuti e continuare nel processo di costituzione dell’unità territoriale che ancora stenta a realizzarsi». «L’esperienza, per esempio, sul Piano di Sviluppo, sui PLUS, ha messo in evidenza – ha spiegato Concas - lo scollamento che continua ad esistere tra i Comuni e non si riesce veramente ad agire in modo collettivo. Occorre insistere soprattutto in una fase di grande crisi, come quella che viviamo. C’è tanto da fare sul piano economico e sociale».
Negli ultimi anni gli Enti Locali hanno visto accrescere le loro competenze, spesso accompagnate anche da nuove risorse. E’ accresciuto il potere dei sindaci e presidenti, eletti in maniera presidenziale. «Speso capita – ha concluso Concas - che la stabilità delle Amministrazioni e l’elezione diretta dei capi degli esecutivi diventi la motivazione per evitare il confronto con le rappresentanze sociali e la pratica del principio di sussidiarietà. La democrazia, non si esaurisce al momento del voto, va praticata tenendo conto dell’apporto sussidiario delle rappresentanze sociali».

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