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74/2009
Banca di Credito sardo. Cisl Cagliari: « Ok solo se ci sarà un modo nuovo di operare»


Cagliari - Alla presentazione del Banco di Credito Sardo c’erano tutti: autorità civili, militari e religiose, ovviamente esponenti del mondo bancario nazionale e regionale, rappresentanti della cultura universitaria. Mancavano solo i sindacati di categoria e confederali perché non avvisati dell’importante iniziativa.
«Evidentemente – scrivono in una nota Fabrizio Carta, segretario generale Cisl Cagliari e, e Michele Mannu, segretario territoriale dei bancari Cisl - i massimi vertici della Banca, presenti a Cagliari per l’occasione, non hanno sentito l’esigenza di rapportarsi con la società sarda e cagliaritana o, almeno, con quella rappresentata dal sindacato dei lavoratori». Eppure la componente sindacale rappresenta una parte rilevante del sistema bancario, almeno per due aspetti. «Quello interno, perché i dipendenti della Banca sono – scrivono Carta e Mannu - l’asse portante dell’azienda di credito con la loro professionalità e la loro capacità, ma anche dal punto di vista esterno, visto che rappresentano migliaia di lavoratori e pensionati, utenti della banca». Il giudizio dei sindacati è molto esplicito: «Non è un buon inizio per una Banca che, radicandosi nel territorio, dovrebbe essere molto attenta ad intessere rapporti con il mondo dell’associazionismo e con quello del lavoro».
Carta e Mannu fanno notare che per anni, si è parlato di accorpamento di banche e «il cuore ed il cervello delle stesse si sono allontanati dal territorio, con l’effetto di fare delle banche un organismo ben lontano dalle esigenze degli utenti».
Quando si parla di sviluppo, non può essere trascurato il ruolo e l’azione della Banche. Si è discusso per anni del fatto che le banche dovevano diventare sempre più grandi e che non ci fosse bisogno di banche locali. «Così facendo – spiegano Carta e Mannu - le direzioni centrali si sono insediate fuori della Sardegna e le agenzie locali non hanno la benché minima autonomia nella concessione dei crediti. La storia di questi mesi insegna che si deve ripensare anche questo modello e con le banche grandi sono necessarie anche le locali, che raccolgono e investono sul territorio. La nostra Regione è sempre di più terra di raccolta ma non di investimento da parte delle Banche». «Sono anche ben noti – aggiungono i due sindacalisti Cisl - alcuni atteggiamenti delle banche, mirati solo a far utili».
Per la Fiba Cisl e per la segreteria confederale territoriale la nascita della Banca di Credito sardo «può essere valutata come un segnale positivo perché inverte il processo di allontanamento delle banche dal territorio e dagli utenti, ma solo se vi sarà un nuovo mododi operare.Più attenzione alle iniziative nel territorio, più attenzione agli utenti più deboli, più attenzione al rapporto con i lavoratori. Se non sarà così, tra qualche anno si parlerà di una semplice operazione di facciata che sarà servita solo ad una riverniciatura esterna, senza che la sostanza sia cambiata».

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