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64/2009
Bonus e social card. Caaf-Cisl indica i limiti dell’operazione


Cagliari - Quasi due milioni e mezzo di pratiche per ottenere il “Bonus famiglia” sono finora arrivate all’Agenzia delle entrate attraverso i centri di assistenza fiscale. Due milioni e mezzo di richieste di aiuto per ricevere somme variabili da 200 a 1000 euro, calcolate in base al reddito e ai componenti del nucleo familiare. Le «social card» ricaricabili con 40 euro mensili richieste all’Inps risultano invece 55 mila. Secondo Valeriano Canepari, responsabile del Caaf della Cisl, in entrambi i casi le domande sono rimaste sotto il numero atteso. «Ci siamo attestati – afferma Canepari – sul 40% dei potenziali aventi diritto che hanno presentato domanda».
«Mi risulta che ai Caaf – dice Canepari, che è anche coordinatore nazionale dei centri di assistenza fiscale – si siano rivolte in larga parte coppie di anziani per il bonus. Le famiglie erano una minoranza».
Il «bonus famiglia» è già stato erogato in febbraio a chi ha presentato domanda a gennaio. La maggior parte lo riscuoterà tra marzo e aprile, mentre chi presenterà domanda con la dichiarazione dei redditi lo riceverà a luglio. Quanto al bonus energia, è stato prorogato al 30 aprile il termine per la richiesta relativa al 2008 ed è stato innalzato a 20.000 euro il tetto Isee per le famiglie numerose.
Lo sforzo informativo da parte del privato sociale è stato forte. La rete dei Caaf Cisl lo scorso gennaio ha stretto un accordo di collaborazione con la Caritas italiana e la Fiopsd, federazione nazionale degli organismi per i senza dimora, per allargare la platea dei richiedenti. Il primo passo è stato una campagna di informazione sui territori. «Noi abbiamo raggiunto con manifesti e volantini tutte le Caritas diocesane – spiega il vicedirettore Francesco Marsico – le quali a loro volta hanno toccato parrocchie e centri di ascolto decanali. Non mi stupisce che il 60% degli aventi diritto al bonus non abbia presentato domanda, c’è stato un problema di comunicazione con i poveri. Non abbiamo ancora dati complessivi, tuttavia quelli che provengono dalle principali città dimostrano che la fascia più debole fatica a informarsi e ancor di più ad accedere ai centri dove poter far valere i propri diritti. Se in futuro verranno coinvolti anche i comuni, i provvedimenti per le famiglie in difficoltà e gli indigenti saranno molto più efficaci».

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