Cagliari - «Ripartiamo dalla rinascita del porto per sostenere il rilancio dell’occupazione e dello sviluppo». La Cisl cagliaritana ha trovato lo slogan sotto la cui formula mettere la rivitalizzazione dell’economia territoriale e l’adozione di meccanismi virtuosi in grado di generare lavoro. La proposta è di Fabrizio Carta, riconfermato alla guida della Cisl cagliaritana (con lui in segreteria Mimmo Contu e Monica Mascia). Dalla quasi polvere in cui il porto industriale era finito tra il 2007 e buona parte del 2008 - traffici dirottati per scelte transnazionali; banchine, costate fior di miliardi di lire, vuote o destinate a raccogliere l’arrivo delle navi che trasportavano i rifiuti napoletani; lavoratori licenziati o in cassa integrazione, rischio di ritiro della concessione al terminalista - all’altare di un accordo che nell’agosto dell’anno scorso ha portato alla ripresa dell’attività e la riassunzione dei dipendenti. La Cisl chiede una svolta a imprenditori e istituzioni, il coraggio di cambiare. Più concertazione, impresa, velocizzazione della spesa, meno contrasti tra vari livelli istituzionali. Intanto il sindacato si adegua agli scenari creati dalle nuove province: Cagliari lascia la costola del Medio-Campidano, che dal prossimo 11 marzo vivrà da sola come unione sindacale territoriale autonoma. Tutto questo all’8° congresso territoriale della Cisl, presieduto dal segretario confederale Paolo Mezzio, davanti a oltre 125 delegati in rappresentanza di quasi 33 mila iscritti.
La fotografia della situazione dell’economia del capoluogo dell’isola l’ha fatta Fabrizio Carta, segretario generale uscente. «Sembra in standby, in continua attesa dell’iniziativa che schiacci a fondo il pulsante dello sviluppo in grado di cambiare il rosso dei numeri Istat», ha detto il sindacalista. Tasso di occupazione cagliaritano al 53,3, quello nazionale pari al 58,7 (Maschi 68 – italiano 70,7; femmine 38,7 – italiano 46,6). Tasso disoccupazione: Cagliari 9,4, Italia 6,1; maschi cagliaritani 6,5 – italiani 4,9; femmine 14 – italiane 7,9. Tasso di attività: Cagliari 58,9, italiano 62,5; Maschi cagliaritani 72,4 – nazionale 74,4; femmine locali 45 – italiane 50,7.
In questi anni i lavoratori hanno dovuto fare i conti con alcuni casi drammatici e negativi. Come quello dell’Unilever, multinazionale dell’agroalimentare, che per le sue strategie internazionali fa morire un’azienda modello, nella quale i rapporti sindacali erano all’avanguardia e dove erano state sperimentate forme di lavoro flessibili, innovative, e mette in crisi 200 famiglie. Il sindacato ha conosciuto momenti difficili anche in altri settori: agroalimentare (aziende Valriso e Podda), meccanico (European Component), cartario (Cart Oran). Poi i drammi delle imprese d’appalto che a ogni cambio gestionale producono riduzioni di personale o di salario: Isgas, Multiservizi, IPE, Imprese di pulizia. Superata, almeno temporaneamente, la crisi alla Bridgestone con un accordo che aumenta la produttività del lavoro.
Il settore chimico, il caso Syndial, attraversa un momento di incertezza, mentre sono in crisi la Mineraria Silius e la Sardinia Gold Mining di Furtei (di proprietà della banca americana fallita, Lehman Brothers) soffre proprio degli effetti della crisi finanziaria mondiale. Precarietà anche nel settore dei call center e del commercio, fino a poco tempo fa settori di nuova occupazione in provincia, dove si registrano crisi continue (il caso Gemini), anche a causa di riduzione di commesse della Telecom o per diminuzione drastica dei consumi che incidono poi sulla stessa occupazione.
Anche Tiscali attraversa un momento negativo, benché la soluzione dei 250 esuberi annunciati sia stata contenuta, con strumenti soft, e poco più di cento posti di lavoro sono stati di fatto soppressi, attraverso l’esodo incentivato.
Con la portualità, anche il turismo può ridiventare un volano dell’economia cagliaritana. «Lo sviluppo e il costante crescere del traffico passeggeri all’aeroporto di Elmas sono evidenti e in questo – ha detto Fabrizio Carta - hanno avuto un ruolo importante i voli low cost. Si parla di quasi tre milioni di passeggeri». Il capoluogo dell’isola, anche secondo il segretario generale Mario Medde, può diventare gancio di traino di buona parte dell’economia dell’isola. « La rinascita e il potenziamento del porto commerciale e industriale, l’area industriale alle porte della città, la stessa pubblica amministrazione che a Cagliari concentra tutti i suoi uffici, l’Università – ha detto il segretario generale regionale – possono ridare fiato e sviluppo all’economia locale e, di riflesso, a quella regionale. Ma la Sardegna non decollerà finchè non sarà potenziata la rete delle infrastrutture materiali e immateriali, non si risolverà il nodo energetico e non si darà il via a una formazione culturale e professionale degna delle sfide che si devono affrontare. Inutile illudersi: senza questo zoccolo duro, la Sardegna sarà sempre invasa da imprenditori non sardi che punteranno solamente agli incentivi per poi lasciare solamente macerie di ammortizzatori sociali».
Nelle azioni di contrasto della povertà – nel cagliaritano si stimano quasi 120 mila persone in condizioni di disagio, 40000 nella sola città – un ruolo determinante è svolto dalla pubblica amministrazione. «Ma la concertazione – ha detto il segretario generale - sembra ormai passata fuori moda. In particolare è mancata quasi completamente con il Comune capoluogo di Regione».
Gli annunciati investimenti a Cagliari possono contribuire a ridurre le aree di crisi. Il Betile, il grande museo della cultura sarda (che qualcuno dopo le elezioni vorrebbe portare a Nuoro), la riqualificazione del quartiere di Sant’Elia e di Tuvixeddu, i progetti della metropolitana leggera e pesante sono i segnali giusti. La città aspetta, il sindacato è pronto a collaborare. Sulla spinta della rinascita del porto, Cagliari sul mare come nella sua storia, tutto il territorio può rilanciarsi.
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