La Cisl a tutti i livelli celebra in questi mesi i congressi di categoria, territoriali e regionali. Il congresso confederale si svolgerà a Roma dal 20 al 23 maggio 2009. Gli iscritti, ma soprattutto i dirigenti e i quadri, discutono e approfondiscono le tesi congressuali, di cui si riportano alcune tematiche.
Cagliari - Per la CISL, il sindacato dell’autonomia e della partecipazione, fondate sul riconoscimento del pluralismo e dell’autonomia del sociale, della sua soggettività politica nella concezione personalistica e sussidiaria dello Stato e dei suoi rapporti con la società, occorre ridare vigore, ad ogni livello, a tutti gli strumenti (contrattazione, bilateralità, concertazione, partecipazione a governance, ad accumulazione e utili) della democrazia economica, che integra e rafforza la democrazia politica, dà vigore alle stesse forze riformiste degli schieramenti politici.
La democrazia economica rende trasparente la relazione tra accumulazione e redistribuzione, tra profitti, investimenti, condizioni di lavoro, retribuzione. Un nuovo equilibrio tra capitale e lavoro, tra tutele, diritti e opportunità dipenderà dall’affermarsi della partecipazione dei lavoratori ai destini dell’impresa e dei lavoratori cittadini ai destini della società in cui vivono, del sentirsi parte responsabile del proprio destino e di quello delle comunità di appartenenza. E’ il fondamento di una nuova coesione sociale.
La CISL persegue un’azione riformatrice attraverso una strategia pragmatica e flessibile, di cui ha dato sempre una prova originale nei passaggi più critici della storia nazionale, restando sempre fedele ai suoi valori fondamentali. Essa si misura con tutti i dati complessi della realtà, senza schemi ideologici ne intercetta i cambiamenti e, nei nuovi processi economici e sociali, si impegna a ridefinire diritti, tutele, regole di partecipazione efficaci per le nuove realtà del lavoro, per le nuove esigenze ed emergenze sociali, nei nuovi assetti politici ed istituzionali.
Al centro di questa strategia riformatrice vi sono due obiettivi prioritari.
La centralità del lavoro
Il nuovo modello economico necessario dopo la crisi dell’economia finanziaria e speculativa, potrà avere solide fondamenta solo se costruito sull’economia e sul lavoro “reali”.
Dopo decenni in cui il lavoro, soprattutto quello dipendente e manuale, è stato considerato un fatto quasi superato e al suo posto ha preso piede un modello basato sulle rendite professionali, finanziarie, immobiliari, speculative, con conseguente “status sociale” caratterizzato da alti redditi per alti consumi, è necessaria una forte rivalutazione della centralità e del valore imprescindibile del lavoro come elemento di affermazione concreta e quotidiana della liberta e della dignità di ogni persona, che attraverso il lavoro può conseguire un reddito adeguato per sé e per un progetto di vita famigliare, un riconoscimento delle proprie capacità professionali, come contributo alla positiva crescita della comunità in cui vive.
Diventa allora per la Cisl un obiettivo strategico di questa fase storica l’elaborazione sul piano culturale, economico e sociale di un « nuovo umanesimo del lavoro» articolato sull’etica della responsabilità e dell’impegno di ogni persona nel proprio lavoro, sulla priorità assoluta che la sicurezza e la salute sia sempre salvaguardata attraverso la prevenzione e la tutela, sull’esercizio attivo dei diritti contrattuali e delle tutele sociali per i lavoratori, sulla cultura della partecipazione dei lavoratori nell’impresa in cui operano.
Questi principi, storicamente vissuti come fondativi per il sindacalismo confederale e per la Cisl in particolare, vanno costantemente attualizzati e confrontati con una realtà del lavoro oggi complessa e contraddittoria nella quale aree di lavoro di vecchia matrice fordista, dove sono ancora in vigore le tutele storiche, coesistono con aree di lavoro di sempre maggiore criticità caratterizzate dalla difficoltà di accesso al lavoro per segmenti ampi quali donne, giovani, over 55, soprattutto nel Sud e contrassegnate da incertezza e precarietà delle prospettive e delle tutele anche laddove si riesce ad accedere al lavoro, fino alla gravissima anomalia sociale del lavoro nero ed irregolare ancora così diffuso nel nostro Paese. Per superare queste contraddizioni è ancora essenziale e ricca di senso storico una costante e qualificata iniziativa della Cisl per affermare nella concretezza della realtà quotidiana del Paese gli obiettivi dell’occupabilità per tutte le persone in condizioni di poter lavorare, della necessità, perche ciò avvenga, di politiche di conciliazione tra il lavoro e la vita famigliare delle persone, della tutela attraverso un welfare dinamico fatto di sostegno al reddito nei momenti in cui si perde il lavoro e politiche attive per un rapido reimpiego, della copertura contributiva omogenea per tutte le tipologie di lavoro che permetta una futura pensione adeguata ad una vecchiaia serena, del diritto/dovere alla formazione permanente per mantenere sempre adeguato il proprio bagaglio di competenze e professionalità.
Su queste basi e’ ormai da tempo matura la scrittura di un nuovo statuto per il lavoro, che con felice intuizione M. Biagi, nel lontano ’98 definì lo « Statuto dei Lavori» per indicare ad un tempo la complessità delle trasformazioni che aveva subito il lavoro ma anche la grande necessità di una regolazione che creasse un quadro definito di diritti, doveri e tutele dei nuovi lavori.
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