Cagliari -
L’iniziativa del 17 dicembre 2009 delle segreterie regionali di CGIL CISL UIL, con la tavola rotonda coordinata dal giornalista Francesco Birocchi, sul tema «Lavoro, sviluppo e autogoverno nella Sardegna post-autonomistica», si colloca in continuità con l’assemblea delle rappresentanze del popolo sardo del 30 novembre 2009. Il sindacato ha, infatti, ritenuto necessario un altro momento di riflessione e proposta coinvolgendo nel dibattito alcuni rappresentanti delle istituzioni e della politica e con un ulteriore apporto delle segreterie regionali del sindacato.
Infatti, in considerazione della drammatica situazione economica e sociale della Sardegna, ma anche della debolezza struttura dell’Isola rispetto alle dinamiche nazionali ed europee, è indispensabile giungere ad un momento di forte partecipazione popolare sia sul versante delle politiche del lavoro, che di quelle necessarie alla crescita economica e alle riforme istituzionali.
L’obiettivo che il sindacato si propone è di contribuire ad un nuovo patto dei sardi che, nel ridisegnare un nuovo modello di sviluppo e di Regione nell’Isola, consenta anche di rinegoziare con lo Stato e con l’Unione europea funzioni, poteri e risorse necessarie a realizzare un federalismo cooperativo e solidale.
L’epicentro della fase che vive l’Isola è rappresentato dalla questione sociale e del lavoro che bisogna affrontare con le risorse necessarie a favorire le nuove basi materiali dello sviluppo, con le norme e regole utili a determinare un federalismo interno all’insegna del principio di sussidiarietà verticale e orizzontale, con il riconoscimento del principio di insularità quale fulcro di un nuovo piano di rinascita della Sardegna.
La lotta alla povertà e per la promozione del lavoro passa attraverso questi obiettivi, che però non sono sufficienti a determinare un cambiamento se da parte dei sardi non matura la consapevolezza di una mobilitazione delle coscienze, rilanciando i valori della persona e individuando nel lavoro e nella solidarietà i cardini di una grande manifestazione che si collochi nel solco delle passioni suscitate dalla prima e dalla seconda rinascita e dalle lotte per l’autonomia.
È su questi obiettivi, al di fuori delle logiche di parte, che è possibile – secondo i confederali - costruire un vasto e unitario schieramento che, intorno ai diritti di cittadinanza, mobiliti le istituzioni locali, i lavoratori, i pensionati, i disoccupati e i precari.
La Regione Sardegna deve essere parte integrante di questi obiettivi perché è proprio intorno alle rappresentanze locali e regionali che è necessario costruire le strategie utili ad una nuova rinascita.
C’è in Cgil, Cisl e Uil la consapevolezza che competa prima di tutto alla politica governare questa fase di svolta e cambiamento.
Ma è altrettanto indispensabile l’apporto che può venire dalle rappresentanze sociali ed economiche e dal volontariato.
Ciascuno deve fare la sua parte e convergere verso obiettivi unitari e condivisi. È questo il senso delle iniziative di CGIL CISL UIL.
Le direttrici di marcia, sia sul versante dell’analisi che della proposta, possono essere sommariamente riassunte nei seguenti punti:
- L’economia e il lavoro nelle nuove strategie dello sviluppo
- La riforma dello statuto e l’assemblea costituente del popolo sardo
- La Regione e le istituzioni locali
- Le leadership nella Sardegna post-autonomistica
- La Sardegna e le prospettive negli scenari europei
Un primo contributo è venuto dal documento presentato da CGIL CISL UIL nell’assemblea delle rappresentanze del popolo sardo, e dai documenti approvati nelle assemblee territoriali e dagli interventi delle associazioni, sia a livello locale che regionale.
Anche il 17 dicembre il sindacato fa riferimento ai contenuti del documento titolato «Lavoro, sviluppo e autogoverno. Le sfide della Sardegna dalla crisi alle opportunità».
Due aspetti però è importante sottolineare, proprio per rafforzare le strategie per lo sviluppo e il lavoro:
- l’urgenza delle riforme istituzionali conseguenti alla riscrittura dello statuto speciale della Sardegna e l’impatto che il federalismo fiscale può determinare nell’Isola, a seconda delle scelte che verranno fatte in sede di norme attuative dello statuto;
- il ruolo delle leadership nelle istituzioni, ma anche nella società, per promuovere il necessario cambiamento delle condizioni di vita e di lavoro.
La prima questione connette l’attuazione delle norme sul federalismo fiscale alla riscrittura del nuovo statuto speciale della Sardegna.
Il calendario di attuazione della legge delega sul federalismo fiscale assume forma compiuta in un percorso che ha come date indicative il periodo tra dicembre 2009 e maggio 2011.
La seconda questione riguarda più versanti perché rinvia a problemi che necessitano di essere affrontati nel lungo periodo. Infatti, è parte rilevante la crisi della rappresentanza politica, le scarse dinamiche degli assetti produttivi, le migrazioni culturali prodotte dalla precarietà del lavoro e dei servizi, ma anche dall’inconsistenza delle opportunità offerte ai giovani.
I titoli che devono campeggiare lungo questo percorso unitario sono:
- Lavoro, soprattutto per i giovani;
- Inclusione sociale, contro le povertà;
- Attività produttive, contro la desertificazione industriale;
- Sviluppo economico, favorendo la crescita produttiva e sostenendo le imprese per una nuova diffusa ricchezza e benessere;
- Risorse umane, per una loro valorizzazione attraverso la filiera dell’educazione, istruzione, formazione, università e ricerca;
- Riforme, quelle di settore e istituzionali, in primo luogo per costruire una nuova Regione con il federalismo interno;
- Nuovo Statuto speciale, rinegoziando i poteri e le risorse tra Regione e Stato per una nuova stagione dell’Autonomia e della Rinascita;
- Un «new deal», attraverso un nuovo «Patto dei sardi e la partecipazione delle forze sociali» ed economiche.
La Sardegna deve collocare questa nuova fase dello sviluppo nelle dinamiche europee:
- Per una nuova rappresentanza politica-istituzionale dei sardi nel Parlamento europeo;
- Per un protagonismo nel Mediterraneo attraverso la cooperazione allo sviluppo e la partecipazione ai programmi e progetti di quest’area;
- Per il riconoscimento della specialità nella Costituzione europea;
- Per la valorizzazione della condizione di insularità.
Il sindacato ritiene che i principi della «Carta di Zuri» possono rappresentare un contributo per il nuovo statuto speciale della Sardegna perché propongono:
- la dignità del lavoro e della persona;
- Il diritto all’autogoverno nella pace e nella libertà dei popoli;
- Il diritto-dovere del popolo sardo a darsi proprie istituzioni in funzione dello stare bene della persona e delle famiglie;
- La dichiarazione dell’illegalità della povertà;
- L’accesso ai diritti come salute-sanità, istruzione, formazione, acqua, casa, sicurezza e a concepirli come tali e non come meri servizi.
Infine, richiamiamo per titoli anche alcuni strumenti per contrastare la crisi economica e sociale e cambiare in positivo la Sardegna:
- un «Patto sociale» tra Regione, Enti locali e Sindacati;
- la valorizzazione delle competenze e professionalità dei sardi;
- la spendita in tempi rapidi dei residui passivi;
- un nuovo modello di democrazia partecipata;
- una migliore qualità della politica e dei progetti per lo sviluppo;
- una nuova Intesa Istituzionale tra Stato e Regione;
- un nuovo Piano di Rinascita.
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