Cagliari -
Un tasso di disoccupazione al 12,7% e con 212 mila disoccupati, compreso il fenomeno dello scoraggiamento, e una crisi industriale che ha finora prodotto un numero di cassa integrati e di lavoratori in mobilità, con un incremento del 400% rispetto all’anno precedente, sono la punta dell’iceberg di una emergenza economica e sociale senza precedenti nell’Isola. Non solo perché la vastità del fenomeno povertà e disoccupazione ha portato al collasso il sistema Sardegna, ma anche perché non si vede all’orizzonte quel cambiamento in grado di dare speranza alle migliaia di giovani disoccupati (oltre il 30% il tasso di disoccupazione giovanile), ai precari e agli anziani con un reddito inadeguato e con il rischio di perdere le tutele del fondo per la non autosufficienza.
È dunque indispensabile riaprire il confronto Stato-Regione sia sulle emergenze produttive e industriali, sia sull’Intesa Istituzionale di Programma per garantire nuove strategie e opportunità in grado di fronteggiare la crisi.
È quanto emerso nel corso del Comitato Esecutivo della Cisl sarda, riunitosi il 18 dicembre a Tramatza, che ha dibattuto sulla relazione del segretario generale della Cisl sarda, Mario Medde, incentrata sui problemi della crisi economica e sociale dell’Isola e sulle strategie necessarie a concretizzare un profondo cambiamento delle condizioni di vita e di lavoro dei sardi.
Sia la relazione che il dibattito hanno sottolineato l’urgenza di un nuovo Piano di Rinascita e dell’apporto dello Stato e dell’Unione europea per sostenere la crescita economica, un nuovo modello di sviluppo e la promozione di lavoro nell’Isola.
In questa direzione, ancora una volta, la CISL sarda ritiene necessaria una forte unità d’intenti dell’associazionismo, del sindacato, degli enti locali con la condivisione e la guida della Regione in quanto massima istituzione dei sardi.
Pertanto la Regione sarda si deve far carico di creare i presupposti di questa intesa unitaria aprendo il confronto con il sindacato e gli enti locali per concordare un nuovo patto dei sardi che crei anche il presupposto di una vertenzialità con Stato e Unione europea e che apra a un’assemblea costituente del popolo sardo per la riscrittura del nuovo statuto speciale della Sardegna.
La mobilitazione dei lavoratori e dei pensionati sardi è dunque condizione indispensabile per dare forza ai contenuti e agli obiettivi di un new-deal dell’Isola.
Il documento dell’assemblea delle rappresentanze del popolo sardo rappresenta un contributo importante per il confronto con la Regione e con lo Stato e per arrivare unitariamente ad una scadenza di lotta al di fuori delle logiche di schieramento.
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