Cagliari – «Il calendario di attuazione della legge delega sul federalismo fiscale assume forma compiuta in un percorso che ha come date indicative il periodo tra dicembre 2009 e maggio 2011. La Sardegna, in quanto regione a statuto speciale, non è coinvolta poiché l’articolo 27 della legge delega in materia di federalismo fiscale disciplina un percorso secondo criteri e modalità stabiliti dalle norme di attuazione dello statuto.
«In Sardegna, però, sono ancora «in sonno» le coordinate, figuriamoci i punti di approdo, del rapporto Stato-Regione sui diversi punti che, per le regioni a statuto ordinario, vengono introdotti dalla legge delega sul federalismo fiscale, così come non viene adeguatamente affrontato il suo impatto con le norme dello statuto speciale, ivi comprese le modificazioni avvenute sulle parti decostituzionalizzate (si veda ad esempio il contenuto del Titolo III).
«Nonostante per la Sardegna, come regione a statuto speciale, venga previsto un percorso con procedure specifiche, gli effetti indiretti politici e normativi prodotti dal federalismo fiscale già da oggi sortiscono conseguenze visibili sul versante economico e sociale dell’Isola.
«L’urgenza dunque di affrontare una riforma dello statuto speciale non riguarda interessi da addetti ai lavori, ma problemi fondamentali dello sviluppo, della promozione del lavoro e delle tutele sociali.
«Innanzitutto, è all’ordine del giorno, non solo per le inadempienze dello Stato, ma per il futuro anche per l’evoluzione del suo regime fiscale, l’accordo raggiunto sul livello deitrasferimenti erariali e tributari alla Regione; si sottolinea, tra l’altro, come a partire dal 2010 non arriveranno più alla Sardegna i 300 milioni sulla sanità, mentre potrebbe restare a suo carico l’intero costo.
«In attesa che i lavori del comitato paritetico, sempre che siano stati avviati, sulle norme di attuazione dello statuto, producano un testo da sottoporre al parere del Consiglio regionale, in attuazione dell’articolo 28 della legge delega, nessun dibattito è stato avviato su alcune questioni fondamentali che pure riguardano una nuova configurazione dello statuto speciale dell’Isola.
«Si pensi alle entrate proprie degli enti, non solo della Regione ma anche dei Comuni e delle Province, ai costi e fabbisogni standard dei servizi, ai quali ancorare i livelli di finanziamento e di perequazione statale, alle caratteristiche di una fiscalità di vantaggio per le aree meno sviluppate, alla perequazione infrastrutturale da prevedere negli interventi speciali, al problema della spesa storica nel trasferimento di poteri, funzioni e compiti alla Regione, ai contenuti del federalismo demaniale.
«Il rischio che si corre, ancora una volta, è di subire le dinamiche e le scelte di una negoziazione tra lo Stato e le Regioni ordinarie più forti, con un duplice esito, quello di distruggere le peculiarità della specialità e di non cogliere i reali bisogni dei sardi.
«Per questi motivi non c’è più tempo da perdere, l’assemblea costituente per un nuovo statuto deve essere subito varata, non come appendice della politica, o come gruppo di studiosi, ma come rappresentanza reale della società e delle istituzioni sarde, che si riunisce per decidere sulla nuova Regione, sul nuovo modello democratico e sul patto costituzionale tra la Sardegna e l’Italia».
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