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372/2009
Assemblea delle rappresentanze del popolo sardo. Le sfide della Sardegna dalla crisi alle opportunità


Cagliari – Il segretario generale della Cisl, Mario Medde, il 30 novembre scorso ha presentato, a nome di Cgil, Cisl e Uil, la relazione introduttiva all’assemblea delle rappresentanze del popolo sardo. Se ne riportano i passaggi principali.

La Sardegna, in quanto parte pur piccola, e oggi purtroppo periferica, di un sistema economico e istituzionale ha però tutte le condizioni per cambiare, e in positivo; deve essere però più unica e coesa, avere riferimenti certi sul piano strategico e leadership che manifestino valori alti e l’interesse generale come obiettivo prioritario.
Anche per questo Cgil Cisl Uil della Sardegna ritengono indispensabile dare un forte segnale unitario proprio quando sono più evidenti le divisioni e le rotture nella coesione territoriale e sociale, mentre nella politica sembrano prevalere le sole logiche di schieramento.
Si tratta, dunque, di contribuire a risvegliare le coscienze e a governare la transizione, anche in Sardegna, verso un nuovo ordine, non solo economico, ma istituzionale e sociale, caratterizzato da maggiore giustizia e libertà, dal prevalere del bene comune e dal riconoscimento dei diritti e dall’esercizio dei doveri di cittadinanza.

  1. L’assemblea delle rappresentanze del popolo sardo per il lavoro, lo sviluppo e l’autogoverno.
    L’assemblea delle rappresentanze del popolo sardo, promossa da Cgil Cisl Uil con il coinvolgimento delle rappresentanze economiche e sociali dell’Isola, vive oggi il momento conclusivo della prima fase di una programmazione che continuerà con una manifestazione di popolo a sostegno del lavoro, dello sviluppo e di un vero ed efficace autogoverno dei sardi.
    L’obiettivo è un grande movimento di popolo per una nuova fase dello sviluppo e del lavoro nell’Isola.
    Giungiamo a questo grande e partecipato incontro dopo aver discusso in otto assemblee territoriali con le forze e le rappresentanze più vive dei territori, quelle sociali, economiche, del volontariato e degli enti locali.
    Un percorso che ha rilanciato, con la forza e la passione di quanti sono impegnati quotidianamente nelle fabbriche, negli uffici, nella società e nelle istituzioni, la centralità del lavoro e i diritti di cittadinanza nei progetti di sviluppo del territorio, e il principio di sussidiarietà come tassello fondamentale per un nuovo modello di sviluppo regionale.
    Le relazioni svolte nei territori, il dibattito e i documenti finali rappresentano, in un periodo caratterizzato dall’autoreferenzialità della politica e dall’inaridirsi del suo collegamento con la società, un contributo eccezionale, non solo documentario, ma anche di proposta ad una nuova programmazione dello sviluppo e di progresso della Sardegna.
  2. Dalle lotte di oggi per la difesa del lavoro la spinta e le proposte per una nuova rinascita della Sardegna.
    Oggi siamo totalmente inseriti nei problemi che vive l’Isola, per la cui soluzione è indispensabile l’unità delle rappresentanze sociali, economiche ed istituzionali e la loro valorizzazione nel più complessivo sistema politico e istituzionale.
    Ma, data la situazione drammatica che oggi vive la Sardegna, in primo luogo nelle fabbriche in crisi, (si evidenziano alcoa, portovesme srl, otefal, legler, vinyls, i siti industriali della chimica, la desertificazione produttiva del Medio Campidano, dell’Ogliastra, della Sardegna Centrale, dell’Oristanese, del Sassarese e delle aree più periferiche e abbandonate del Cagliaritano e la crisi che da anni ha colpito il settore dei lapidei e del sughero nella Gallura, e le lotte dei pastori e degli agricoltori), si è ancora e decisamente più motivati perché attingiamo, non solo dalle ragioni dei lavoratori, di reclamare il diritto al lavoro, ma anche dalla volontà che esprimono in una lotta durissima, e dalla consapevolezza della necessità di aprire una nuova fase della vita economica, sociale ed istituzionale della Sardegna.
  3. Indispensabile un cambiamento delle politiche economiche, sociali e istituzionali.
    Siamo qui dunque per proporre contenuti che avviino una svolta e un cambiamento nelle politiche dello sviluppo e del lavoro, nel confronto con lo Stato e con l’Unione Europea, nelle riforme istituzionali in grado di conquistare all’Isola i poteri e le risorse finanziarie necessarie ad un vero autogoverno e ad un nuovo patto costituzionale con lo Stato, che realizzi un federalismo rispettoso dei diritti, della storia e della identità dei sardi.
    Il lavoro è l’epicentro di questa lotta e di questi obiettivi. Pertanto gridiamo con forza il nostro no acché questo cambiamento indispensabile avvenga sulle ceneri dei siti produttivi e a danno dei lavoratori.
    Il nostro impegno per il cambiamento parte proprio da qui. Nella sconfitta dei lavoratori non si realizza alcuna svolta positiva, ma il regresso dell’intera Sardegna.
    È nella difesa del patrimonio produttivo che si realizzano le migliori condizioni per attrarre nuovi investimenti, per rafforzare tutti i fattori della produzione e per garantire l’aumento dell’occupazione, soprattutto verso i giovani che rappresentano, insieme agli ultracinquantenni, coloro che più di altri pagano un altissimo prezzo alla crisi e ai ritardi della politica.
  4. L’obiettivo del movimento per l’autogoverno e la seconda modernizzazione dell’isola: il diritto al lavoro, alla giustizia sociale e alla libertà
    In questa svolta che noi oggi ribadiamo con la forza di un associazionismo che rappresenta la quasi totalità della forza lavoro, ma anche dei cittadini sardi, l’obiettivo fondamentale è quello di una società improntata alla giustizia sociale e alla libertà, che si realizza prima di tutto con il diritto al lavoro e le tutele sociali per le categorie più deboli e gli anziani, e con la partecipazione e la sussidiarietà.
    Una sussidiarietà orizzontale dove prevalgano in eguale misura le opportunità per le persone, e una verticale, dove tutti i territori dell’Isola possano ambire e concretizzare un uguale dignità, ruolo e rappresentanza, e dove tutti possano abitare con eguali condizioni di vivibilità.
    Il lavoro e la giustizia sociale sono condizioni primarie per una maggiore competitività del sistema regionale, per un più adeguato incremento della ricchezza e per una sua più equa distribuzione.
  5. L’assemblea costituente del popolo sardo per un nuovo patto costituzionale e un nuovo statuto speciale.
    È su questi contenuti che trova maggiore fondamento la riscrittura dello statuto speciale della Sardegna e l’attuazione del federalismo.
    È infatti indispensabile che il nuovo patto costituzionale venga sottoscritto per acquisire poteri, risorse e strumenti adeguati all’autogoverno, avendo come obiettivo fondamentale il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei sardi, attraverso tutto quanto è necessario per rafforzare le basi materiali e immateriali dello sviluppo.
    Le norme e le regole del nostro essere comunità che si governa con efficienza e con efficacia, debbono però essere riviste attraverso la partecipazione e la condivisione e, dunque, con l’assemblea costituente del popolo sardo.
  6. Riconoscimento del principio di insularità in Italia e in Europa.
    In questa direzione il riconoscimento del principio di insularità, sia sul versante della valorizzazione dell’identità e diversità dell’Isola, sia su quello delle compensazioni necessarie a recuperare i divari, deve avere come riferimento non solo i contenuti del nuovo patto costituzionale tra Stato e Regione, ma anche l’Unione Europea.
    Il nuovo autogoverno, la centralità del lavoro e dei diritti di cittadinanza, presuppone infatti un’adeguata integrazione nelle dinamiche europee e la partecipazione attiva al processo di coesione sociale e politica dell’Europa.
    La richiesta è dunque che si trovi un saldo aggancio costituzionale al riconoscimento del principio di insularità e una formula di rappresentanza che consenta alla Sardegna di non delegare le proprie istanze.
  7. Rinnovare il patto dei sardi per una nuova rinascita
    Questa fase dunque di grandi cambiamenti, in primo luogo quello di una nuova organizzazione istituzionale della Sardegna, all’insegna di un federalismo che valorizzi i territori e le istituzioni locali, che affermi un nuovo modello di democrazia partecipata, necessita di un nuovo patto dei sardi come presupposto per il cambiamento.
    Un nuovo Piano di Rinascita è l’altro obiettivo che consente di rendere evidenti i contenuti di questo rinnovato patto dei sardi.
    Ma il Piano di Rinascita e il nuovo statuto debbono vedere un protagonismo e una partecipazione in grado di attivare i poteri e le risorse necessarie ad una programmazione economica e sociale in grado di dare al sistema Sardegna quella competitività utile in Europa e nel mondo e, insieme, il rispetto del diritto al lavoro e alle tutele sociali.
    È cioè indispensabile che questa fase di cambiamento, sul versante istituzionale, economico e sociale, si caratterizzi come un new-deal.
  8. Non solo solidarietà ma riconoscimento dei diritti di cittadinanza.
    Certo è che dobbiamo chiedere che vengano immediatamente rimosse le condizioni strutturali di arretratezza e le diseconomie che appesantiscono il vivere economico e civile.
    Si è di fronte, talvolta, a questioni storicamente irrisolte, che oggi richiedono però soluzioni nuove, adeguate ai bisogni attuali e all’internazionalizzazione dei mercati e alla globalizzazione.
    L’energia, gli assetti idrici, i trasporti interni e la continuità territoriale delle persone e delle merci, la formazione e l’istruzione, l’Università e la ricerca, sono tutti aspetti che noi dobbiamo rilanciare con forza, superando certamente i nostri ritardi, ma chiedendo allo Stato e all’Unione Europea non la semplice solidarietà, ma il riconoscimento dei diritti che derivano dalle peculiari condizioni geografiche e storiche e da vincoli che noi possiamo superare solo se veniamo riconosciuti, con i nostri valori, come parte di un tutto.
  9. Alcuni obiettivi strategici.
    Dunque, in relazione alla gravità economica e sociale della Sardegna, e alle prospettive che è necessario aprire per lo sviluppo e le riforme istituzionali, l’assemblea delle rappresentanze del popolo sardo ritiene indispensabile evidenziare alcuni obiettivi strategici:
    • la riforma dello statuto speciale della Sardegna e l’attuazione del federalismo interno, attraverso nuove norme da varare con la costituente del popolo sardo;
    • l’apertura di un confronto a Palazzo Chigi tra Stato, Regione e Sindacati per un Accordo di Programma Quadro che promuova il rilancio dell’industria e delle attività produttive nell’Isola;
    • un nuovo piano di rinascita che, lungo le direttrici del federalismo fiscale, riconosca il principio di insularità e le compensazioni necessarie a recuperare le condizioni di svantaggio, ma anche a valorizzare la cultura e l’identità della Sardegna;
    • una strategia regionale di politica industriale, in primo luogo a sostegno delle piccole e medie imprese e di quelle artigiane;
    • un piano straordinario di riequilibrio e sviluppo delle aree interne dell’Isola;
    • una riforma della formazione professionale e del diritto allo studio;
    • un intervento pluriennale a favore del miglioramento delle condizioni di vita e per la valorizzazione delle aree degradate delle città;
    • un programma di interventi pluriennali, attuando anche il Piano di Sviluppo Rurale, a favore dell’agricoltura e della pastorizia;
    • un programma pluriennale per il lavoro giovanile e delle donne.
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