home page
dies agenzia giornalistica della CISL sarda
   
   
   


L'unione sindacale regionale (USR)
Le federazioni regionali di categoria
Gli enti
I coordinamenti
   
Patronato: INAS
Formazione professionale: IAL Sardegna
Difesa dei consumatori: ADICONSUM
Turismo e tempo libero: ETSI
L'assistenza agli inquilini: SICET
Cooperazione e imprenditorialità: CENASCA
Assistenza fiscale: CAAF

365/2009
Le iniziative e le proposte del sindacato sardo. Le scelte strategiche oltre l’autonomia e la specialità


Nella relazione di apertura al Consiglio generale del 25 novembre, Mario Medde ha delineato le scelte strategiche necessarie alla Sardegna per iniziare una nuova fase di sviluppo.

Cagliari - «La specialità e la rinascita hanno accompagnato, come idee forza, le speranze dei sardi nella lunga fase della prima modernizzazione dell’Isola. Si è oggi di fronte ad un loro innegabile logoramento, non solo per la crisi economica e sociale, che assume nell’Isola caratteristiche e dimensioni senza precedenti, ma anche perché si sono modificate le categorie politiche, istituzionali, economiche e sociali che davano linfa e razionalità all’autonomia e alla specialità.
Il Congresso delle rappresentanze del popolo sardo, che CGIL CISL UIL hanno convocato per il 30 novembre 2009, è parte di un processo che prevede una forte e diffusa mobilitazione territoriale, attraverso un calendario di assemblee promosse nei capoluoghi di provincia e aperte al contributo delle diverse categorie sociali, economiche e degli enti locali.
Iniziative queste che, sulla base di un documento unitario, sfoceranno in una manifestazione di popolo a sostegno di tre strategie fortemente connesse allo sviluppo, al lavoro e alle riforme:

  • le questioni fondamentali dell’autonomia, della specialità, del federalismo e della riscrittura dello statuto speciale della Sardegna attraverso l’assemblea costituente del popolo sardo;
  • un nuovo piano di rinascita per gli anni Duemila strettamente connesso all’articolo 13 dello statuto dell’Isola, come norma costituzionale, e alla legge sul federalismo fiscale che ha riconosciuto il diritto a recuperare le diseconomie dell’insularità, con le compensazioni che noi riteniamo debbano essere anche di natura fiscale;
  • il governo delle emergenze produttive e sociali in sintonia con le macro-scelte e le strategie necessarie ad un programma di sviluppo dell’Isola che si rapporti alle dinamiche economiche e istituzionali dell’Europa.

Sono le caratteristiche costituenti dell’attuale fase politica, economica e istituzionale a rendere indispensabile un itinerario partecipativo che inizia, appunto, con un congresso delle rappresentanze del popolo sardo e che dovrebbe sostanziarsi con una revisione del patto costituzionale tra lo Stato e la Regione attraverso la riscrittura dello statuto della Regione.
Bisogna infatti pensare e programmare lo sviluppo con un’idea di società improntata ai valori di giustizia sociale e di libertà. Valori e progetti da collocare oltre l’autonomia e la specialità così come le abbiamo conosciute. È infatti profondamente mutata la situazione internazionale ed europea, con essa l’economia e la finanza, si è drammaticamente imposta nell’Isola una questione sociale che ha come epicentro il lavoro e la povertà.
È dunque indispensabile, oltre il minimalismo che talvolta accompagna la politica, avviare una stagione caratterizzata da idee, progetti e programmi che si rapportino alle reali esigenze dei sardi e che abbiamo come interfaccia le strategie europee e mondiali sui diversi temi dello sviluppo e dei diritti.
La domanda che ci poniamo, come rappresentanze sociali, e che rivolgiamo al sistema Sardegna, riguarda l’ordine del giorno della politica e delle istituzioni sarde, quale idea e progetto per la società e per l’Isola si intende praticare per il presente e per il futuro.
Il documento proposto da CGIL CISL UIL è titolato emblematicamente «Lavoro, sviluppo, autogoverno. Le sfide della Sardegna dalla crisi alle opportunità».
Nomi e problemi antichi che attendono soluzioni nuove e adeguate ai bisogni del presente e del futuro.
C’è in noi la consapevolezza che le nuove strategie non vanno declinate solo in senso rivendicativo verso l’Italia e l’Europa, ma che queste debbano partire proprio dall’urgenza di superare i vincoli, i ritardi e le debolezze che caratterizzano la nostra identità e il nostro essere popolo. Un protagonismo e un riscatto sulla strada del progresso dell’Isola passa anche attraverso il riconoscimento che «la servitù spesso non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi».
Ecco perché accanto alle giuste richieste verso Roma e Bruxelles dobbiamo anche interrogarci sulla maturazione dei gruppi dirigenti e sulla necessità che la rappresentanza politica venga riproposta come reale servizio verso la collettività.
In questa direzione assume un significato ancora più rilevante l’interrogativo circa le strategie entro le quali collocare il governo delle emergenze e lo sviluppo dei territori e dei settori dell’economia.
Cos’è dunque all’ordine del giorno del «sogno dei sardi», quello che prelude a un cambiamento reale delle condizioni di vita e di lavoro?
Forse l’autogoverno come forma più avanzata della specialità che si afferma in uno Stato federalista? Oppure l’autogoverno come indipendenza? O, ancora, il ristagno non solo politico di un’autonomia ormai superata anche dalle dinamiche interne e dalla forza delle regioni a Statuto ordinario?
Sottrarsi a questi interrogativi comporta il pericolo dell'emarginazione, in Italia e in Europa, e di un ulteriore arretramento economico e sociale.
La Regione deve comunque fare i conti con il federalismo fiscale. Infatti, il rapporto tra accumulazione della ricchezza e centri e capacità di spesa (compresa la rinegoziazione del patto di stabilità interno) rappresenta una questione ineliminabile per qualsivoglia scelta di sviluppo. Nel contempo è una priorità la definizione degli assetti istituzionali dell’Isola, per attuare il federalismo interno sulla base del quale rinegoziare con lo Stato poteri, risorse e funzioni.
In questa direzione, il federalismo cooperativo e solidale rappresenta una risposta coerente con le storiche aspettative dei sardi e un obiettivo praticabile nell'attuale fase storica.
Non c’è però più tempo da perdere!
I più importanti indicatori economici e sociali dell’Isola volgono in senso negativo: lavoro, produzione della ricchezza, reddito delle famiglie. La conseguenza più evidente è l’aumento delle povertà, con più di trecentomila persone al di sotto della soglia della povertà relativa.
Eppure un’altra Sardegna è possibile: con maggiori opportunità lavorative, e adeguate misure di contrasto della povertà e maggiori tutele sociali. Si tratta altresì di conciliare l’esigenza di una maggiore produzione di reddito con una più equa distribuzione della ricchezza. È un impegno che richiede un nuovo Patto dei Sardi e una stagione di grande e diffusa partecipazione.
A tal fine è indispensabile una politica non minimalista, valori, programmi, capacità attuativa, radicamento sociale, nei quali incardinare una rappresentanza politica non solo elettorale.
S’impone dunque un’idea e pratica della politica come dimensione popolare e diffusa, e la democrazia rappresentativa, con la valorizzazione dei corpi sociali, come strumento e insieme di regole che meglio e più di altri riesce ad affermare le libertà individuali e collettive.
Non è solo un problema di risorse finanziarie, ma di quante e quali ragioni e passioni, come sardi, sapremo mettere in campo per essere realmente liberi».

home page