Cagliari – Della crisi senza precedenti del tessuto produttivo industriale della Sardegna si è parlato molto durante i lavori del Consiglio generale della Cisl sarda al quale ha partecipato anche il segretario generale Confederale Raffaele Bonanni. Mario Medde, nella relazione introduttiva, ha sollecitato la Regione a chiedere l’apertura immediata a Palazzo Chigi del confronto con il sindacato per bloccare la fuga delle multinazionali e creare le condizioni per un nuovo sviluppo produttivo attraverso una strategia politico-industriale che preveda nuove risorse e strumenti specifici per la Sardegna.
Il PIL che cresce non fa più rumore, almeno in casa Cisl, della disoccupazione in aumento. Ok per un prodotto interno lordo che dà segnali di ripresa, ma bisogna fare molto più del semplice ordinario per superare la crisi ancora in atto, come confermano continue razionalizzazioni, cassa integrazione, crisi aziendali ricorrenti e di dimensioni preoccupanti. Raffaele Bonanni, il 25 novembre a Cagliari per partecipare al consiglio generale della Cisl sarda dominato dal tracollo di molti paletti dell’industria locale chimica e metallurgica, invita tutti – politici e sindacati – a cambiare registro: più razionalità e meno demagogia, surplus di proposte innovative e bando alle sole parole non seguite dai fatti, soprattutto più dialogo e coesione sociale, anche nel segno di un taglio alle tasse di lavoratori e pensionati e una riduzione delle imposizioni fiscali per il mondo produttivo. L’invito alla concretezza per la salvaguardia di 568 posti di lavoro sarà il 26 novembre rivolto dalla segreteria confederale della Cisl al Ministero dello Sviluppo economico, dove sarà discusso il problema dell’Alcoa di Portovesme a rischio chiusura. Sarebbe il primo atto – come auspicato dal segretario generale della Cisl sarda, Mario Medde – di un programma di politica industriale assente ormai da due decenni dai tavoli istituzionali nazionali e regionali.
«La sfida vera per l’economia italiana e in particolare per quella meridionale – ha detto Bonanni - è quella di nuovi investimenti: le aziende devono tentare questa strada, il Governo centrale incentivare azioni innovative e investire a sua volta. In questo momento di crisi la società italiana deve riflettere maggiormente sul comportamento che occorre tenere per uscirne tutti insieme». Anche se non ha dato loro i connotati di una ricetta salvatutto, Bonanni ha individuato nelle «politiche di contesto» una delle uscite di sicurezza dalla crisi attuale: trasporti, energia, viabilità, telecomunicazioni, sociale come volano naturale verso un rilancio dell’economia, soprattutto del Meridione, per far ripartire l’esistente e attrarre nuovi investimenti. «Dobbiamo lavorare di più su quei fattori che fanno un contesto più capace di reggere le scosse internazionali e di supportare le debolezze locali», ha detto il leader della Cisl nazionale.
Bonanni ricerca una politica dei fatti e dei toni soft, del ragionamento e non della rissa. Secondo le stile delle innovazioni contrattuali conquistate negli ultimi mesi. «I risultati, anche se criticati da una parte sindacale, sono stati giudicati positivamente dai lavoratori – ha aggiunto il segretario generale confederale – che ci stanno dando ragione nei posti di lavoro dove vinciamo nelle elezioni Rsu». In un paese dove i toni sono spesso sopra le righe la Cisl mette in campo la sobrietà.
«Ci sono troppi populisti in giro. In questo Paese bisogna smetterla di seguire solo l’iperbole. A forza di seguirla abbiamo un arretrato di problemi non gestiti da qualche decennio», ha aggiunto Raffaele Bonanni, riferendosi al rischio che le vertenze aperte in più parti d’Italia portino i lavoratori a «gesti scomposti». «I lavoratori sono dignitosi e seri, la scompostezza non è la loro. Sono molto più criticabili certe classi dirigenti dove i populisti si impossessano delle questioni serie senza dare risposte serie».
Il 26 novembre – ha promesso Bonanni – al tavolo del Ministero per lo Sviluppo economico, a fianco dei sindacalisti Cisl Sardegna e del Sulcis Iglesiente ci sarà un segretario confederale per portare a livello nazionale la vertenza Alcoa. Una delegazione di oltre 500 lavoratori, accompagnati dai sindaci di 23 comuni del territorio manifesterà davanti a Palazzo Chigi. Al tavolo ministeriale i sindacalisti portano le proposte per non chiudere, nemmeno per un giorno, i cancelli di una fabbrica produttiva, che ha mercato e deve fare i conti solamente con la più grave diseconomia sarda: l’alto costo dell’energia che rende non competitiva la produzione di alluminio. A Roma altre tute blu e amministratori in fascia tricolore presentano il dramma di un territorio che rischia la morte perché con l’Alcoa andranno a casa, tra diretti e indotto, 4000 posti di lavoro.
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