Cagliari – L’acqua è un bene pubblico e tale deve restare e la Regione che, ha potestà primaria sul tema, non può e non deve seguire in alcun modo l’esempio proposto dal Governo nazionale con il voto di fiducia del 18 novembre. Il segretario regionale Cisl, Giovanni Matta, indica il terreno su cui si muoverà il sindacato di via Ancona sulla questione strategica dell’acqua, dopo la recente approvazione del decreto Ronchi che introducela liberalizzazione dell’acqua.
«Semmai la Giunta deve riportare al centro del proprio operato – dice il sindacalista di via Ancona - la gestione del servizio in Sardegna, la qualità dello stesso, la condizione del gestore unico e, soprattutto, riconsiderare le strategie future necessarie per far uscire il sistema dalle nebbie in cui è avvolto».
Fin dalla prima riunione con l’attuale Giunta, il sindacato sardo pose con forza l’esigenza di aprire un tavolo di confronto sul tema «servizio idrico», in modo particolare sulle difficoltà che incontra Abbanoa ad esercitare appieno le sue funzioni. Iniziative concrete per avviare il dialogo tra le parti non se ne sono viste. «Ad oggi nessun confronto è stato avviato – dice Matta - mentre le problematiche inerenti al ruolo del servizio idrico in Sardegna risultano sempre più pressanti».
Per la Cisl vi è un problema legato «all’efficienza del soggetto gestore che promana dalle contraddizioni, tuttora irrisolte, sorte nel momento stesso della costituzione di Abbanoa». Un’azienda nata senza i capitali necessari, con una dotazione finanziaria irrisoria e che ha ereditato un sistema di bollettazione incerto ed inadeguato a garantirle un flusso finanziario costante tale da rendere efficiente la sua operatività quotidiana.
«La stessa amministrazione regionale – aggiunge Matta - decise di uscire dalla gestione del servizio con l’atteggiamento di chi vuole liberarsi di una grana pesante e fastidiosa lasciando al nuovo gestore la responsabilità di reperire le risorse necessarie, non solo per garantire il normale funzionamento, ma anche quelle funzionali ad esercitare l’erogazione dell’acqua e, più in generale, la realizzazione delle infrastrutture necessarie per garantire il servizio. Il risultato di tale scelta è sotto gli occhi di tutti. Un’azienda indebitata la cui entità potrebbe mettere a serio rischio la sopravvivenza della stessa Abbanoa».
In questa situazione è necessario – secondo al Cisl - un intervento energico dell’amministrazione regionale che rimetta in sesto i conti di Abbanoa ma, soprattutto, riscriva per intero il contenuto e gli obiettivi della legge 29/1997, licenziata dal Consiglio regionale con troppa fretta, che ha poi portato l’amministrazione regionale ad un’interpretazione integralista della stessa legge, scaricando sulla sola tariffa tutti gli oneri derivanti dalla gestione e distribuzione dell’acqua. «Una pura follia- commenta Matta - come possiamo oggi constatare, i cui effetti li stiamo toccando con mano».
La CISL ribadisce ancora una volta che non solo l’acqua deve essere pubblica, ma pubbliche devono essere anche le strutture di adduzione, distribuzione, potabilizzazione e depurazione, il cui costo di realizzazione e manutenzione straordinaria non deve concorrere in alcun modo alla formazione della tariffa. Con questo la Cisl vuol dire che non solo le tariffe non devono aumentare, ma l’attuale costo per metro cubo (1,20 euro circa) deve diminuire e la Regione, la Giunta, deve farsi carico con urgenza di supportare da subito questo argomento. Primo atto di questa azione di supporto la liquidazione delle risorse annunciate, promesse, inserite nelle diverse finanziarie e mai trasferite ad Abbanoa, e poi predisporre un programma di ampio respiro, agendo da subito su un nuovo Piano d’ambito meno velleitario e più realistico di quello redatto nel 2002.
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