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351/2009
Alcoa non deve chiudere. Medde (Cisl): « Il tempo delle sole parole è finito. Indispensabile dare certezza ad un sistema industriale in crisi. Il sindacato sardopronto alla mobilitazione generale»


Cagliari – La crisi dell’Alcoa ha aumentato l’allarme delle organizzazioni sindacali per una crisi economica che sembra senza vie d’uscita. «Il sindacato deve constatare – dice Mario Medde, segretario generale Cisl sarda – che, dopo lo sciopero dei settori produttivi del mese di luglio di quest’anno, si è di fronte a ritardi, inadempienze e vuoti di strategia di politica settoriale che necessitano di una ulteriore risposta in termini di mobilitazione diffusa e generale».
L’Alcoa è solo l’ultima delle aziende che dichiara un situazione di difficoltà e che manifesta l’intenzione di sospendere l’attività produttiva. «Si è di fronte a scelte che – aggiunge Medde - non è possibile accettare e che è necessario respingere con la massima fermezza. Insieme ad Alcoa, la ex Otefal, l’Eurallumina, la Portovesme S.r.l., per un totale di 4.500 lavoratori coinvolti dalla precarietà e da una crisi che viene pagata in modo drammatico dagli operai, dalle famiglie e dal territorio del Sulcis».
Quanto succede a Portovesme è’ solo la punta di un iceberg, perché il territorio vive una crisi economica e sociale senza precedenti. Come nelle altre realtà industriali, nella Sardegna centrale, nel Medio Campidano, nel Sassarese, in Ogliastra e nell’Oristanese, persino nella Gallura, e nel Cagliaritano il sistema produttivo vive il tracollo del modello di sviluppo. I segnali che starebbero positivamente emergendo e l’economia internazionale non trovano riscontro alcuno nel sistema economico e industriale dell’Isola.
«Il 30 di novembre all’Assemblea delle rappresentanze del popolo sardo è ormai inevitabile – secondo Medde - la decisione di una mobilitazione adeguata a livello delle difficoltà dei lavoratori e del tessuto economico regionale e locale».
Non c’è giorno che passi senza l’esplosione di un’emergenza produttiva, mentre si intensificano le lotte dei lavoratori in azienda, a Cagliari e a Roma.
«Il sindacato chiede – conclude il segretario generale della Cisl sarda - che la mobilitazione dei lavoratori venga supportata dall’intera comunità regionale, da tutte le istituzioni sarde e che vengano date maggiori certezze circa l’impegno del Governo, della Regione e dell’Unione Europea per salvare i posti di lavoro e le iniziative industriali dell’isola».
E’ indispensabile dunque la riapertura del confronto a Palazzo Chigi per discutere un programma di rilancio delle attività produttive, sia sul versante delle vertenze aziendali aperte e delle emergenze, talune ormai croniche, sia sulle strategie e sui progetti necessari a sostenere le industrie esistenti e a promuovere un nuovo modello di sviluppo in grado di garantire la competitività del sistema economico sardo.

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