Cagliari – Un nuovo piano di rinascita, così come ancora previsto dalla Costituzione, e un nuovo statuto speciale rappresentano gli obiettivi primari e più importanti per una nuova fase dello sviluppo economico e sociale della Sardegna e per garantire la competitività dell’Isola nel Paese e in Europa. Il segretario generale della Cisl sarda, Mario Medde, considera il raggiungimento di questi obiettivi « la sfida che le rappresentanze economiche, sociali, politiche e istituzionali hanno il dovere di mettere in campo, al di fuori delle logiche di schieramento e delle divisioni territoriali».
Piano di rinascita e statuto speciale richiamano certamente denominazioni e problemi antichi; al di là di questo, però, sul versante dello sviluppo e delle riforme oggi sono sempre più necessarie soluzioni nuove e adeguate ai bisogni del presente e del futuro dei sardi.
«Non è sufficiente – dice Medde - sia per uscire dalla crisi, sia per accompagnare i timidi segnali di crescita economica, navigare a vista e gestire le sole emergenze».
Per questi motivi il sindacato sardo, unitariamente, è impegnato in un complesso programma di iniziative di proposta e di mobilitazione che sfocerà nell’Assemblea delle rappresentanze del popolo sardo il 30 novembre a Cagliari.
Inoltre, è in programmazione una grande manifestazione di popolo per sostenere le ragioni e le proposte dei sardi, dei lavoratori, dei pensionati e dei disoccupati, in questa fase costituente, sia sul versante economico che su quello istituzionale.
La seduta del Consiglio Regionale aperta al contributo delle rappresentanze economiche, sociali e degli enti locali non ha per il momento avuto continuità. Eppure, poteva rappresentare un’opportunità per avviare e sostenere il dibattito e le proposte di una nuova fase dello sviluppo, di una nuova rinascita e di uno statuto speciale caratterizzato da un vero autogoverno.
«Mentre esplodono in termini drammatici le questioni irrisolte del vecchio modello di sviluppo industriale e permangono le croniche diseconomie, è indispensabile supportare – dice Medde - le iniziative del sindacato sardo e promuovere la partecipazione, dell'intera regione, ad una nuova fase della vita politica e sociale della Sardegna.
D’altronde, se si vuole contare nelle dinamiche nazionali ed europee e dare maggiore efficacia ed efficienza nella programmazione dello sviluppo e nella promozione del lavoro, è indispensabile garantire una proposta all’altezza dei problemi che viviamo e un protagonismo e una partecipazione in grado di risvegliare le sensibilità e le passioni, disostruendo così i canali tra cittadini e politica.
«Il lavoro che manca è l’epicentro di tutti questi problemi, poiché la disoccupazione è la causa del fenomeno povertà che in Sardegna riguarda più di 300 mila persone», aggiunge il segretario Cisl.
A distanza di sessant’anni dall’approvazione dello statuto sardo, l’industria isolana registra un incidenza del valore aggiunto sul totale del 19,2% (27% a livello nazionale). Il tasso di disoccupazione è all’11%, ma con un numero reale di disoccupati, compreso il fenomeno dello scoraggiamento, di oltre 150 mila unità. Gli stessi livelli di istruzione della popolazione residente di 15 anni ed oltre, riportano 387mila persone (26,8%) con licenza elementare o nessun titolo, 536 mila (37,2%) con licenza media, 35 mila (2,5%) con qualifica professionale, 363 mila (25,1%) con diploma di maturità, e appena 122 mila (8,4%) con dottorato, laurea e diploma universitario.
«Dunque – conclude Medde - è abbastanza evidente il perché non sono venute meno le ragioni di una nuova e migliore fase della rinascita economica e sociale della Sardegna e di un sistema istituzionale che rinegozi con lo Stato le funzioni e i poteri necessari a garantire un vero autogoverno, in grado di responsabilizzare maggiormente i gruppi dirigenti regionali e di promuovere lo sviluppo e il lavoro».
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