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330/2009
Dare lavoro e occupazione la vera sfida che attende le istituzioni sarde


Cagliari – C’ è una sfida per tutti i sardi, in primo luogo per chi governa la Regione: far diventare il lavoro epicentro della questione sociale. Rimediare all’enorme spreco di ricchezza sociale, e restituire dignità al lavoro, promuovere le opportunità occupazionali per i disoccupati, precari e quanti usufruiscono degli ammortizzatori sociali: è da qui che bisogna partire per una nuova fase di crescita economica dell’Isola e per dare una speranza alle migliaia e migliaia di giovani senza lavoro.
«Su questo terreno – scrivono i segretari generali Cgil, Cisl e Uil - che si misura l’efficienza e l’efficacia della Regione e delle istituzioni. Su questi temi si deve rilanciare il patto costituzionale tra lo Stato e la Sardegna, perché è sul lavoro che si costruisce un new deal basato sui nuovi diritti di cittadinanza. Lo stesso nuovo Statuto Speciale della Sardegna, che pure avrà come asse centrale la rinegoziazione dei poteri e delle risorse, deve però parlare di lavoro non solo come formulazione generica, ma come tassello fondamentale della vera libertà dei cittadini sardi».
Cgil Cisl Uil muovono da queste considerazioni proprio in concomitanza con l’esame della manovra finanziaria e di bilancio per il 2010 e con la discussione dei contenuti del programma di sviluppo della Sardegna. Sono opportunità che non possono essere vissute ordinariamente e con obiettivi minimali. «Il contributo del sindacato confederale – aggiungono Costa, Medde e Ticca - sollecita dunque una nuova strategia di politica del lavoro e produttiva in grado di promuovere una nuova fase di rinascita economica e sociale». L’Assemblea regionale delle rappresentanze del popolo sardo, che si terrà a fine novembre e il cui programma verrà presentato nei prossimi giorni, va in questa direzione: una proposta sullo sviluppo, il lavoro e le riforme e il confronto con le rappresentanze sociali, economiche e istituzionali; ma anche una grande mobilitazione per risvegliare le sensibilità e gli apporti dell’intera isola.
300.000 persone al di sotto della soglia della povertà, 150.000 disoccupati reali, il 22% di lavoro irregolare nell’Isola sono il termometro delle difficoltà di oggi e il metro per valutare il cambiamento necessario per il domani.

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