Cagliari – Per la Cisl lo Stato è in fuga dalla Sardegna. Restano solo i pesi a carico dei sardi, lavoratori, pensionati e disoccupati, mentre si susseguono le decisioni dei tagli e delle inadempienze verso l’Isola. La forte protesta sindacale e degli amministratori locali sembra, almeno per ora, aver allontanato tagli e ridimensionamento degli uffici periferici dell’Inps. Non sono mancate le sforbiciate agli organici della scuola e sono venuti meno impegni assunti nel tempo verso Inail, Inpdap.
Stesso discorso sul versante degli investimenti per le attività produttive che registrano una crisi senza precedenti.
«Ciò che invece funziona, fortunatamentedice il segretario generale Cisl Mario Medde - vista l’entità della crisi economica e industriale, sono gli ammortizzatori sociali. Purtroppo manca del tutto la speranza di una ricollocazione dei lavoratori in cassa integrazione, in mobilità e in disoccupazione».
Da qui il richiamo forte della Cisl sarda alla Regione e allo Stato per riaprire il tavolo dell’Intesa Istituzionale di Programma da tempo immemorabile in attesa di essere verificata e rilanciata sulla base di un nuovo confronto e delle nuove esigenze che stanno maturando nel sistema economico e nella società sarda.
«Quel che la Cisl sollecita – aggiunge il numero 1 di via Ancona - sono risorse straordinarie e aggiuntive a quelle istituzionalmente dovute a valere sulle fonti di finanziamento dell’Unione europea e dello Stato con le risorse per le aree sottoutilizzate». La gestione delle vertenze aziendali è un aspetto prioritario che va però inserita in una strategia di politica industriale e di sviluppo che deve avere come supporto un nuovo piano di rinascita per l’Isola e la riforma dello Statuto speciale.
«Il rischio che si corre, in assenza di questi tre capisaldi (Intesa Istituzionale, nuovo Piano di Rinascita, riforma dello Statuto speciale) – conclude Medde - è il logoramento sulle trincee della crisi industriale con difficoltà enormi ad affrontarle e chiuderle positivamente e senza assicurare all’Isola una nuova fase di crescita economica e occupazionale derivante dall’impegno della Sardegna ma anche dalla solidarietà dello Stato».
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