Cagliari – Norme a sostegno dell’occupazione giovanile, potenziamento delle azioni di contrasto alla povertà, incremento del fondo per la non autosufficienza, eliminazione dell’addizionale Irpef regionale e, soprattutto, accelerazione della spesa per smaltire oltre 10 miliardi di residui passivi. Con questo pacchetto di proposte la Cisl sarda si è presentata davanti al Consiglio regionale impegnato nell’esame del disegno di legge sulla Finanziaria 2010. La prossima legge di bilancio dovrà avere un obiettivo prioritario: attenuare, per i sardi, gli effetti della recessione economica e frenare disoccupazione e povertà.
«La situazione è drammatica», ha detto il segretario generale Cisl, Mario Medde davanti ai consiglieri. Al di là delle variazioni annuali del prodotto interno lordo, che attestano una crescita negli anni vicina allo zero, con una previsione per il 2009 che potrebbe registrare una nuova gelata economica, le difficoltà delle imprese sarde sono sintetizzate dalla richiesta di utilizzo degli ammortizzatori sociali in deroga: alla data del 6 ottobre 2009 il ricorso a questo «paracadute» ha riguardato 9.714 lavoratori in cassa integrazione guadagni e 2.908 in mobilità, alle dipendenze di 455 aziende. Un incremento di oltre il 300% rispetto al 2008. I dati ISTAT sul mercato del lavoro attestano per il secondo trimestre 2009 un tasso di disoccupazione dell’11%. Le persone realmente disoccupate, compreso il fenomeno dello scoraggiamento, raggiungono però 170.000 unità. Il tasso di disoccupazione giovanile nel 2008 era al 36% (15/24 anni su forze lavoro della corrispondente età). L’incidenza della povertà delle famiglie sarde era nel 2008 al 19,4%. In valori assoluti più di 330.000 persone al di sotto della soglia della povertà relativa. Il reddito medio pro-capite 2008 era di 16.200 euro, a fronte dei 17.839 del reddito medio pro-capite nazionale.
La Finanziaria 2010 non contiene numeri da scialo. Il differenziale manovrabile tra entrate e spese obbligatorie è di soli 300 milioni. «Si tratta di una cifra esigua rispetto alla difficile situazione economica e sociale della Sardegna», dice Medde. È quindi ancora oggi particolarmente rilevante il ruolo dei fondi comunitari (almeno sino al 2013) e dei fondi FAS. Con queste risorse aggiuntive, il budget teorico complessivo annuale di risorse manovrabili ammonta a circa 900 milioni di euro, «somma importante, da utilizzarsi però oculatamente – aggiunge il segretario Cisl - per poter imprimere una decisa accelerazione allo sviluppo dell'Isola».
Il sindacato ritiene indispensabile inserire, tra le priorità della legislatura, la definitiva risoluzione dell'endemica incapacità della Regione nello spendere le risorse, proprie e assegnate, confermando l'assoluta dimensione del fenomeno dei residui passivi. « Non con dichiarazioni di intenti – precisa Medde - ma con norme e processi di semplificazione che, nel rispetto della correttezza contabile e amministrativa, consentano tempi di spesa compatibili con le esigenze delle imprese e delle persone».
Una cura appropriata sarebbe, considerate le maggiori entrate della Regione per il 2010 e l’entità dei residui, la rinegoziazione del patto di stabilità. «Il problema della disponibilità di spesa è un fatto ormai drammatico anche per l’anno in corso e rischia di rappresentare – conclude il dirigente della Cisl sarda - un’altra e fondamentale diseconomia della nostra Isola».
Tra le proposte Cisl da inserire in finanziaria la Cisl ha chiesto una norma a sostegno dell’occupazione giovanile rafforzando così la dotazione del fondo per l’occupazione; l’ incremento delle risorse finanziarie per progetti specifici di prevenzione e di lotta alla povertà e consentire il funzionamento del monitoraggio di questo fenomeno attraverso l’osservatorio sulle povertà. Il numero delle persone non autosufficienti rende necessario un’ulteriore crescita del relativo fondo sia per l’assistenza domiciliare che per quella integrata. Infine, nuova battaglia cislina: rinegoziazione con il Governo ed eliminazione dell’addizionale IRPEF regionale.
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