Cagliari – Il messaggio di Cgil, Cisl e Uil è chiaro: mettere il lavoro al centro dell’iniziativapolitica e istituzionale. Per raggiungere questo obiettivo il sindacato confederale ha predisposto un intenso programma di iniziative: nei primi giorni di novembre partiranno 8 assemblee generali, una per provincia, dove tutte le forze politiche, economiche, sociali, culturali e del volontariato potranno discutere liberamente una piattaforma regionale di proposte e programmi, elaborata da Cgil, Cisl e Uil, per rilanciare e ammodernare la Sardegna. Questo documento potrà essere arricchito dalle specificità territoriali. Il 30 novembre prossimo i risultati delle assemblee territoriali, armonizzati in un unico documento, saranno al centro del Congresso del popolo Sardo, veri e propri stati generali della Sardegna. A metà dicembre Cgil, Cisl e Uil scenderanno in piazza per sollecitare le istituzioni ad attuare le conclusioni del Congresso popolare. I segretari generali regionali Enzo Costa (Cgil), Mario Medde (Cisl) e Francesca Ticca (Uil) l’hanno detto chiaramente durante la conferenza stampa del 29 ottobre scorso: «Non vogliano arrenderci alla crisi».
Il sindacato, preso atto della gravità della crisi che interessa la nostra regione sul versante economico e sociale, vara un piano di interventi. Atto primo: riflettere sugli attuali problemi e sulle prospettive del lavoro, dello sviluppo e delle riforme, oltre le emergenze e i pur necessari interventi di sostegno al reddito. Quindi le assemblee territoriali, al termine la grande manifestazione del popolo sardo, da tenersi a Cagliari. L’obiettivo è sostenere, con l’apporto di tutte le rappresentanze economiche, sociali e istituzionali, una nuova fase dello sviluppo, del lavoro e delle libertà dei lavoratori e dei cittadini.
«L’impegno fondamentale dei sardi riguarda una società improntata alla giustizia, alla libertà e all’equità, da realizzarsi dunque attraverso la partecipazione e la sussidiarietà. Una sussidiarietà orizzontale – dicono Cgil, Cisl e Uil - dove prevalgano in egual misura le opportunità per le persone, e una verticale dove tutti i territori dell’Isola possano ambire e concretizzare un’uguale dignità, ruolo e rappresentanza, e dove tutti possano abitare e vivere con uguali condizioni di abitabilità e vivibilità. Proprio per questo il lavoro è condizione primaria ed ineliminabile di un nuovo sviluppo economico e sociale della Sardegna; in funzione di una maggiore competitività del sistema regionale, di un incremento della ricchezza, di una sua più equa distribuzione».
Il documento-base, che verrà presentato e discusso nelle assemblee provinciali, discende dal patrimonio di analisi, elaborazioni, alla base delle mobilitazioni unitarie di decenni, si propone di definire un insieme condiviso di proposte finalizzato alla costruzione della Sardegna del futuro, fondato su alcuni aspetti ritenuti essenziali per imprimere una reale accelerazione al sistema regionale.
Nel documento saranno messe in discussione le questioni fondamentali dell'autonomia, della specialità, del federalismo e della riscrittura dello statuto speciale della Sardegna. Verranno affrontati anche i principali nodi che hanno impedito il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo prefissati negli anni, indicando - per ciascuno di essi - le modalità per il loro scioglimento. Infine si definiranno le macro scelte per lo sviluppo economico e sociale.
|