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317/2009
Aumentano i poveri nel mondo. In Sardegna situazione sempre pił drammatica


Cagliari – La Banca mondiale prevede, sulla spinta della crisi economica e finanziaria, novanta milioni di nuovi poveri in più. La Sardegna rischia già nel corso del 2009 di raggiungere i trecentocinquantamila poveri al di sotto della soglia della povertà relativa.
«Certo - spiega Mario Medde, segretario generale Cisl sarda - diversamente dai Paesi del Terzo e Quarto mondo, la povertà che noi registriamo nell’Isola assume caratteristiche meno drammatiche. Si è però di fronte a migliaia di famiglie, si è ormai superato il numero delle centomila famiglie che vivono con un reddito insufficiente a garantire una vita dignitosa e una speranza per i propri figli».
Per questo motivo la CISL sarda da tempo chiede interventi straordinari sia sul versante degli strumenti necessari a monitorare e a seguire il fenomeno delle vecchie e nuove povertà, sia su quello delle politiche e delle misure utili a ridurre l’impatto della disoccupazione e delle pensioni inadeguate ad una vita decorosa.
Ormai anche quanti vivono di un solo reddito rischiano di non arrivare alla fine del mese con le risorse finanziarie necessarie al proprio sostentamento economico. Ma il dramma vero riguarda le migliaia di giovani disoccupati (il trenta per cento come tasso di disoccupazione giovanile), gli ultracinquantenni che non riescono a garantirsi una ricollocazione, i lavoratori precari e coloro che utilizzano gli ammortizzatori sociali che usufruiscono di un salario al di sotto della soglia della povertà relativa.
«A fronte dunque di una realtà in costante peggioramento, il piano contro le povertà – aggiunge Medde - diventa fondamentale sia per venire incontro alle migliaia di nuovi poveri, sia per sostenere un reddito che deve essere adeguato per creare le condizioni di una nuova crescita economica e sociale nell’Isola».
«I sardi indigenti, ma anche coloro che usufruiscono di tutti i diritti di cittadinanza, si attendono che le istituzioni sarde e la Regione diano un segnale forte, non ordinario, cioè tradizionale, in grado di dare speranza – dice il segretario Cisl - ma anche di fornire risposte quotidiane in termini di lavoro e di reddito di inserimento nella società e nel mercato del lavoro».
Secondo la Cisl non è possibile utilizzare un solo strumento di intervento, c’è una «varietà» nella povertà che merita e che necessita di misure diverse e adeguate. La proposta del sindacato di via Ancona è di aprire subito un tavolo di confronto con le rappresentanze economiche e sociali per avviare una fase di straordinaria attenzione alle vecchie e nuove povertà.

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