Cagliari – Ancora preoccupazioni per i 15 lavoratori di Sviluppo Italia Sardegna. Non sanno ancora quale sarà il loro futuro lavorativo e quali compiti saranno affidati alla società, operativa in Sardegna dal 2001 con la mission di promuovere lo sviluppo locale con particolare riferimento agli start up aziendali. Dopo la proroga al 30 giugno 2010 della scadenza per la realizzazione del «Piano di Riordino del Gruppo Sviluppo Italia», che prevede, come è stato stabilito dalla legge finanziaria 2007, la cessione delle Società Regionali di Sviluppo Italia (ora denominata Invitalia - Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa SPA) alle Regioni di riferimento, i lavoratori non vedono iniziative e programmi concreti.
Prima del Piano di riordino, Invitalia disponeva di 17 società regionali operative (in tutte le regioni eccetto il Lazio, la Valle d’Aosta e il Trentino Alto Adige). Ad oggi sono state completate le cessionidelle società regionali del Gruppo in Sicilia, Puglia, Molise, Toscana, Liguria, Friuli Venezia Giulia e Basilicata. Sono tuttora in corso di definizione le trattative finalizzate alla cessione delle società, ovvero di loro rami d’azienda, in Campania e Abruzzo.
In Sardegna invece, la società, che ha sedi a Cagliari (con 11 dipendenti) ed a Porto Torres (con 4 dipendenti), in assenza di un accordo di cessione della stessa alla Regione, è stata messa in liquidazione già dalla fine del2008. «La messa in liquidazione della società – hanno detto Cgil, Cisl e Uil durante una conferenza stampa - sta rappresentando un costo notevole per il territorio della Sardegna e i disoccupati sardi, considerato che lo stato di liquidazione non consente la piena operatività nella gestione degli strumenti a disposizione della società per lo sviluppo locale. Basti pensare al moderno incubatore di imprese nell’area industriale di Porto Torres, realizzato in un territorio ad alta crisi industriale e mai entrato in funzione, o alle misure per il lavoro autonomo e per le microimprese, gestite a livello regionale da Sviluppo Italia Sardegna, che ogni anno fanno uscire centinaia di sardi dalla disoccupazionee che sicuramente andrebbero in questo periodo rilanciate».
Per i sindacati la situazione attuale è preoccupante almeno per tre motivi:
1.Regioni del Nord Italia come la Liguria ed il Friuli Venezia Giulia, pur non registrando i problemi di sottosviluppo e di carenza occupazionale che presenta la Sardegna, non hanno esitato ad acquisire le rispettive società regionali di Sviluppo Italia, operative nel campo delle politiche attive del lavoro, della incubazione di impresa e della creazione di imprese giovanili.
2.La società Sviluppo Italia Sardegna, con le misure agevolative da essa gestite, ha fatto nascere in Sardegna circa 400 nuove imprese all’anno, erogando sul territorio servizi di accompagnamento alla progettazione di impresa e di affiancamento allo start-up di impresa. Ciò ha consentito a circa 600 sardi all’anno di uscire dallo stato di disoccupazione.
3.La mancanza di una intesa tra la Regione Sardegna e Invitalia, in aggiunta allo stato di liquidazione della società, sta creando una situazione nella quale i lavoratori di Sviluppo Italia Sardegna, tutti con elevatissima professionalità, che hanno consentito il raggiungimento di ambiziosi risultati nella creazione di nuova occupazione, rischiano paradossalmente di diventare a loro volta disoccupati
I lavoratori di Sviluppo Italia Sardegna chiedono alle Istituzioni competenti (Invitalia, Ministero dello Sviluppo Economico eRegione Sardegna) di riattivare il tavolo per il trasferimento della società come previsto dalla finanziaria 2007; l’immediata revoca dello stato di liquidazione della società ed attivazione dell’incubatore di imprese di Porto Torres; la definizione, in accordo con le organizzazioni sindacali, di una soluzione che consenta il proseguimento della positiva esperienza di Sviluppo Italia Sardegna e del suo contributo per la nascita e lo sviluppo delle imprese della Sardegna.
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