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309/2009
Diamo credito alla Sardegna


Cagliari – La Cisl lo dice da tempo: tutti insieme per far uscire l’isola dalla crisi. Ognuno mette qualcosa in più e rinuncia a qualche certezza e vantaggio. Questa «santa alleanza» tra generosi il sindacato l’ha auspicata anche martedì 29 settembre durante il convegno, organizzato dalla Fiba Cisl, sul tema «Diamo Credito alla Sardegna». I margini di manovra non consentono sperimentazioni e voli pindarici. Il segretario generale Mario Medde ha ricordato che le difficoltà vengono da lontano nel tempo, aggravate ulteriormente dalla crisi finanziaria internazionale dell’ultimo anno. Quelle storiche hanno prodotto il 22% di lavoro nero, lavoro precario diventato quasi una regola benché non codificata, 320 mila poveri, molti dei quali risucchiati sotto la soglia della povertà assoluta. In questo scenario le banche non trovano di meglio, molte volte, che diminuire i prestiti e aumentare i tassi. Per altro, generosità e disponibilità bancarie non bastano per aiutare i piccoli imprenditori. La pubblica amministrazione deve fare la propria parte, cioè accelerare le procedere e velocizzare la spesa: 7 miliardi di residui passivi sono quasi l’ammontare di una Finanziaria. Puntuale la risposta della Regione, attraverso le parole dell’Assessore del Bilancio, Giorgio la Spisa, che promette leggi d’incentivazione e abbattimento dei residui passivi. «Compito della politica – ha detto il rappresentante della Giunta – è dettare regole, semplificare le procedure amministrative e la normativa sugli incentivi». Missionpolitica è il consolidamento della ricchezza. Rientra nel programma di una gestione sempre più territoriale del credito la trasformazione della Sfirs ( la finanziaria regionale) in una società in house per sostenere gli investimenti, la capitalizzazione delle imprese e gestire un fondo di garanzia di 150 milioni di euro.
La tavola rotonda, coordinata dal giornalista Alfredo Franchini, ha delineato il panorama, con luci e ombredel sistema economico locale. Per Terzo Proietti (Vice-direttore generale Banca di Credito sardo), non esiste una diatriba tra banche ed associazioni degli imprenditori. «La scorsa settimana – ha detto - abbiamo siglato un accordo con Confindustria. Raccogliamo 5 miliardi di euro ed investiamo in Sardegna 6 miliardi, rileviamo un incremento degli impieghi del 4% su base annua, ma vogliamo fare del buon credito».
Domenico Tanzanu (Banco di Sardegna) è categorico: «Investiamo nel territorio, le filiali della penisola si autofinanziano, ma abbiamo la necessità di mantenere sana la nostra Banca. L'erogazione del credito è costante, in linea con i dati del paese. I ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni sono un grosso problema».
Massimo Putzu (Presidente Confindustria Sardegna) vede la situazione in chiaroscuro. « Non funziona l'Osservatorio costituito presso la Prefettura, ma anche noi imprenditori dobbiamo migliorare. I dati di bilancio dicono di banche in piena salute, perciò non hanno più scuse ed essere pronte ad allargare i cordoni della borsa e contribuire a spingere l’economia locale»..
Enrico Gaia (presidente cooperativa di garanzia Sardafidi auspica l’apertura di un tavolo comune tra Banche e Consorzi Fidi, anche finalizzato alla creazione di un Fondo antiusura.
Dino Barranu (Direttore Consorzio fidi Finsardegna) fotografa una situazione debole e originale nel contempo: di tremila associati il 50% sono imprese individuali. «Altro problema per le imprese in questa fase di crisi è Equitalia, che interviene a gamba tesa sulle imprese in difficoltà, prelevando quanto le è dovuto anche direttamente dal conto bancario». La formazione degli imprenditori è un’altra esigenza particolarmente sentita da Fin Sardegna, che auspica un ritorno al passato quando i direttori delle banche conoscevano e avevano un rapporto diretto con l’imprenditore.
Giuseppe Gallo, segretario nazionale Fiba, indica la strada virtuosa per uscire dalla crisi: «Dobbiamo partire dalla gestione della finanza avvenuta in modo predatorio dai banchieri e chiederci se si sta operando per evitare che possano ricrearsi le condizioni per una nuova crisi finanziaria come quella del 2008. Qualcosa viene fatto – dice Gallo - ma sui tempi di realizzazione non ci siamo: sono troppo lunghi. Dobbiamo modificare i criteri di valutazione del credito, le banche sono inchiodate da Basilea2, diversamente non concediamo credito a tante imprese. Devono migliorare le professionalità delle banche, troppo orientate all'esercizio della finanza e non del credito». Ha concluso i lavori Anna Maria Furlan, segretaria confederale Cisl.

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