Cagliari – Il sistema di sicurezza sociale della Sardegna va riformato, in concomitanza con l’approvazione del programma regionale di sviluppo e con la discussione in atto sulla manovra finanziaria e di bilancio per il 2010, ma anche per la volontà che il Governo regionale ha manifestato di rivedere il piano sanitario regionale.
Ancora più rilevante è l’esigenza di affrontare come priorità assoluta la questione sociale nei suoi diversi aspetti: il crescente fenomeno della povertà con 300 mila persone al di sotto della povertà relativa e la disoccupazione, giovanile e di lunga durata, che necessitano di risorse finanziarie adeguate, di osservatori che ne studino la consistenza e le caratteristiche, di strumenti e progetti di contenimento e di rilancio delle opportunità lavorative.
«Un nuovo welfare sardo – dice Medde - che, alla luce anche delle riforme delle novità legislative nazionali ed europee, affronti, sia a livello locale che regionale, il miglioramento dei servizi alla persona e alle famiglie, a partire dalle comunità e dai territori».
Non c’è molto tempo da perdere. «La portata della disoccupazione giovanile è tale – aggiunge il segretario generale - da richiedere un programma pluriennale di interventi in attesa della ripresa economica, che purtroppo non si prevede a breve scadenza e in termini quantitativamente adeguati. Tutto questo richiede, in virtù delle difficoltà finanziarie dello Stato e della Regione, ma anche della sostenibilità del modello sociale, un coordinamento interassessoriale presso la Regione Sardegna in grado di indirizzare - in termini selettivi - le risorse programmabili nei diversi settori, che talvolta agiscono senza garantire selettività e unitarietà nelle misure».
Un dato importante per valutare l’importanza della riforma del welfare e di nuove politiche e misure organizzative è dato dal numero dei giovani in cerca di occupazione iscritti nei centri servizi per il lavoro: a fine giugno erano registrati quasi 95 mila persone nella fascia sino ai 29 anni.
Il problema esiste nella stessa dimensione anche per gli ultra cinquantenni: nella fascia di età dai 45 ai 54 anni, sempre a fine giugno, erano 55.545, mentre nella fascia di età tra i 55 e i 64 anni erano 36.486.
«Queste cifre – prosegue Medde - danno l’idea della necessità e urgenza di nuovi provvedimenti su più versanti: su quello delle politiche attive del lavoro, dell’orientamento scolastico e al lavoro, di assistenza e tutela del reddito, di reddito di cittadinanza da integrare con la formazione, l’aggiornamento e la ricollocazione».
Altrettanto urgente, sempre in un progetto di riforma del welfare sardo, sono le misure e gli interventi di contrasto alla povertà, non solo per le famiglie colpite dal dramma della disoccupazione, ma anche per gli anziani che hanno un reddito inadeguato ad una vita dignitosa.
Nel quadro generale del malessere bisogna tenere conto, per una giusta valutazione del fenomeno, che, nell’isola, il numero degli anziani con pensione al di sotto della soglia della povertà relativa rappresenta almeno il 50% delle 300 mila persone povere, di cui parla l’ISTAT con il 19,4% di incidenza della povertà nelle famiglie sarde.
Per questi motivi la CISL sarda ritiene indispensabile che la Regione apra un tavolo di confronto sulla riforma del welfare e sottolinea come valori fondamentali delle nuove politiche sociali e del lavoro quelli della persona, della famiglia e della comunità.
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