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296/2009
L’Istat conferma le preoccupazioni sindacali sulla crisi del lavoro in Sardegna


Cagliari - La rilevazione Istat sul mercato del lavoro nel 2° trimestre 2009 conferma purtroppo le preoccupazioni del sindacato sulle difficoltà della Sardegna e sui problemi del lavoro. Infatti, se il tasso di disoccupazione all’11,0%, rispetto al 2° trimestre del 2008, si riduce di un -0,3% è ancora più preoccupante il calo di 6.000 occupati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Inoltre ai 3.000 disoccupati in meno rilevati dall’Istat corrisponde un ulteriore diminuzione della forza lavoro, sempre nel confronto tra 2° trimestre 2009 e lo stesso periodo dell’anno precedente. Crescono gli inattivi e un fenomeno rilevante resta quello degli scoraggiati: sono 8.000 in più coloro che cercano lavoro non attivamente. Il totale degli occupati in agricoltura diminuisce di 6.000 unità (da 44.000 a 38.000), quelli dell’industria passano da 141.000 unità a 133.000. Nei servizi invece si registra un incremento delle unità occupate di + 8.000. Due indicatori importanti sono il tasso di attività e il tasso di occupazione: entrambi con segno negativo, il primo da 61,2 a 60,6, il secondo da 54,2 a 53,8.
«E’ importante rilevare – commenta il segretario generale Cisl Sardegna, Mario Medde - l’incremento enorme fatto registrare nell’Isola dall’utilizzo degli ammortizzatori sociali, ivi compresi quelli in deroga. Da sottolineare che migliaia di lavoratori in Cassa Integrazione risultano occupati e dipendenti, ma con uno status retributivo al di sotto della soglia della povertà relativa. Alla luce della situazione appena descritta è sempre più indispensabile un programma pluriennale per il lavoro e un impegno straordinario per rilanciare la formazione professionale e il sistema dell’istruzione. Oltre alla programmazione degli interventi quel che necessita in una capacità di spesa in grado di rispondere alle esigenze dei giovani, delle famiglie e delle imprese».

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