Cagliari - La CISL Sarda e la CISL Funzione Pubblica giudicano estremamente negativa la decisione di chiudere diverse sedi territoriali Inps. Nel mese di agosto, la Direzione Generale Nazionale dell’Inps di Roma, con la circolare 102, ha indicato le linee guida per la nuova articolazione delle funzioni territoriali dell’istituto, stabilendo un nuovo modello organizzativo delle strutture di produzione.
«La questione – spiegano in una nota il segretario generale Cisl sarda, Mario Medde, e il segretario generale regionale della federazione pubblico impiego, Davide Paderi - presenta molteplici aspetti negativi e pericolosi per la qualità ed efficienza dei servizi sul territorio, a favore di una utenza quasi sempre svantaggiata e disagiata e una forte penalizzazione per i lavoratori coinvolti in tali processi, calati dall’alto senza alcun confronto sindacale e con le istituzioni locali». Al sindacato sembra che gli unici criteri usati dall’Inps siano «la logica dei tagli e la totale insensibilità istituzionale verso la Sardegna», che non può essere «giustificata dietro le razionalizzazioni e le scelte ragionieristiche, fredde e lontane dalle esigenze e dai bisogni delle comunità locali».
La CISL chiede alla Regione di bloccare questa operazione «provocatoria» e ai parlamentari sardi di essere determinati e concreti per impedire l’ennesimo schiaffo alla nostra terra.«Come più volte ribadito dalla nostra Organizzazione – scrivono Medde e Paderi -lo smantellamento del tessuto organizzativo e la presenza dei servizi pubblici sul territorio, rappresenta una rottura del patto Costituzionale tra i sardi e lo Stato».
Non bastava dunque la scuola con i suoi clamorosi tagli, come quelli nel resto delle pubbliche amministrazioni, per sommare al declino industriale anche un pericolosa e graduale scomparsa dei servizi pubblici locali che sono fattore di crescita e di sviluppo.
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