Cagliari – In fatto di servizi sanitari anche i numeri dell’Istat confermano la diffusa impressione dei cittadini sardi e danno ragione di una battaglia di lungo corso dei sindacati perché siano migliorati. Numeri che, secondo il segretario regionale Cisl, Oriana Putzolu, rendono ancora più urgente l’apertura di un tavolo Regione-Sindacati per discutere a 360 gradi sulla riforma del sistema sanitario regionale
Secondo una rilevazione dell’Istituto Centrale di Statistica, infatti, nel 2007 oltre il 58% delle persone maggiori di 18 anni, che si sono recate alle Asl, hanno atteso più di 20 minuti. Con un’aggravante: l’attesa coinvolge un numero sempre crescente di persone in rapporto all’età. Solo il 49,52% dei giovani fra 18 e 24 anni ha dichiarato di aver aspettato più di venti minuti. La percentuale, invece, sale oltre il 61% nella fascia d’età tra 55-64 anni, raggiunge il 67% tra 65-74 anni, per arrivare al 72,64% tra gli over 75. «Ma i cittadini sardi – precisa la Putzolu - sperimentano molto spesso tempi di attesa di gran lunga superiori a quelli proposti dall’ISTAT».
La percentuale dei nonni sardi che, recatosi alle Asl, ha dichiarato di aver atteso oltre 20 minuti è la più alta in Italia. La media nazionale per gli ultra settantacinquenni è 43,12%, quella sarda è mediamente superiore a quella italiana di quasi 30 punti (72,64% per l’esattezza), e sfiora addirittura 40 punti negli uomini: gli over 75 maschi sardi che hanno dichiarato attese superiori a 20 minuti superano, infatti, l’81%.
La cartina di tornasole di questa estesa silenziosa lamentela rivelata dall’Istat è data dal numero delle persone che, recatesi alla Asl, dichiarano comodi gli orari: in Sardegna solo il 47,57%. La media nazionale è pari al 66,57%. Questa volta a lamentarsi di più non sono gli anziani, ma i giovani, per la precisione la fascia di età tra 35 e 44 anni: di loro solo il 38,20% dichiarano comodi gli orari in vigore nelle Asl.
Può essere un segnale forte della necessità e dell’urgenza di intervenire per migliorare qualcosa nel sistema degli orari di ospedali, ambulatori e sportelli vari il fatto che la regione Sardegna presenta la più bassa percentuale in Italia di persone soddisfatte in questo senso: sono l’87 per cento a Trento, il 72% nel Veneto, il 78% in Friuli, il 75% in Emilia-Romagna. Ci superano di almeno 4 punti le regioni meridionali.
Per quanto riguarda i servizi ospedalieri quasi il 36% dei ricoverati negli ospedali sardi si ritiene molto soddisfatto dell’assistenza medica, quasi il 35% di quella infermieristica: valori quasi uguali alla media nazionale - rispettivamente pari a 35,89% e 33,56% - ma lontani da quelli del Trentino (oltre il 56% per l’assistenza medica ricevuta e il 59% per quella infermieristica) e dell’Emilia Romagna (rispettivamente 56% e 51%).
Deve far riflettere, invece, quel 20,87% di molto soddisfatti dei servizi igienici in funzione negli ospedali: la media nazionale è pari al 28,88%. Una percentuale tenuta bassa in Sardegna soprattutto dai maschi (meno del 16 per cento molto soddisfatti), che fotografa indirettamente le condizioni di water, bidè e lavandini in certi ospedali a metà giornata.
«Sono ancora molti i problemi e le emergenze sanitarie da risolvere in Sardegna. Non sempre – conclude Oriana Putzolu - le priorità sono gli assetti di governo delle Asl. La vera riforma diventerà realtà quando sarà alta la percentuale dei sardi soddisfatti dei servizi sanitari garantiti nelle città e nelle zone interne».
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