Cagliari – Ci saranno altri incontri – il primo della serie (il secondo in ordine cronologico) martedì 15 settembre – tra Giunta e sindacati sul Programma regionale di sviluppo, il documento strategico di legislatura che guida gli altri strumenti pluriennali e annuali di programmazione economica e finanziaria della Regione. Sul documento proposto Cgil, Cisl e Uil dicono che necessita di essere integrato e rafforzato; specie nei capitoli inerenti agli impegni per il nuovo lavoro e per allargare il sistema produttivo, con la creazione di nuova impresa. «Appare infatti singolare – scrivono le tre organizzazioni - che si dia conto dell’ulteriore perdita di 18.000 posti di lavoro, entro giugno 2010, nonché della stima di un calo d’occupazione di circa 2 decimi di punto all’anno fino al 2013 (pur a fronte di una ripresa in ambito nazionale), e non disporre di adeguati strumenti e piani d’intervento».
CGIL CISL UIL ritengono indifferibile l’adozione di un programma d’azione che inverta tale tendenza, che si ponga chiaramente l’obiettivo di legislatura della creazione di almeno 25.000 posti di lavoro all’anno, assicurando nel contempo misure efficaci di coesione sociale, a partire dal sostegno ai redditi popolari e ai consumi delle famiglie.
Tra le varie fonti di finanziamento per lo sviluppo, è da considerare che il bilancio annuale ha una massa manovrabile decisamente limitata: per il 2010, ad esempio, su circa 8 miliardi di euro complessivi, appena 300 milioni di euro vengono considerati massa manovrabile cioè destinabili a interventi per lo sviluppo.
È quindi ancora oggi particolarmente rilevante il ruolo dei fondi comunitari (almeno sino al 2013) e dei fondi FAS, anche se i primi rispondono a una serie di vincoli particolarmente obbligatori imposti dai regolamenti comunitari e dalla loro attuazione; i secondi - allo stato attuale - sono condizionati da decisioni regionali e nazionali, forse persino non definitive, ma certo assunte in assenza di qualsiasi preventivo confronto con le forze sociali. È certo che il budget teorico complessivo annuale di risorse manovrabili (con i limiti sopra richiamati), sempre per il 2010, ammonta tra bilancio regionale, fondi europei e fondi FAS, a circa 900 milioni di euro, somma importante, da utilizzarsi però oculatamente per poter imprimere una decisa accelerazione allo sviluppo dell'Isola.
Nel documento presentato il 10 settembre scorso alla Giunta, i sindacati inseriscono alcune raccomandazioni. La prima riguardala definitiva risoluzione «dell’endemica incapacità della regione nello spendere le risorse, proprie e assegnate», quindi l’eliminazione dei residui passivi. La seconda di individuare nuove idee forza per lo sviluppo, la terzala richiesta di promuovere una nuova stagione costituente, favorendo – con un’Assemblea costituente del popolo sardo – la massima partecipazione possibile dei cittadini.
La centralità del lavoro e la lotta alla povertà sono oggi una priorità assoluta. Su questo fronte il sindacato vuole che la Giunta metta in campo adeguati e vincenti programmi regionali di sviluppo. In questa materia, anzi, il sindacato chiede un confronto sulle diverse aree tematiche. Sulle politiche industriali potrebbe esprimersi una scelta di comparti e di tipologie di strumenti di sostegno alla creazione e sviluppo dell’impresa e dell’occupazione da privilegiare. Le Organizzazioni sindacali ribadiscono, anzitutto, il principio della difesa e del rilancio dei presidi industriali storici dell’isola, che passa anche attraverso il rinnovato impegno dell’Eni nelle sue attività e nelle bonifiche e riconversioni delle aree inutilizzate o già dismesse. Ma si ritiene fondamentale che i grandi gruppi nazionali (Finmeccanica, Fincantieri) siano impegnati, anche attraverso l’aggiornamento dell’Intesa Stato/Regione, nella realizzazione di investimenti produttivi in settori in espansione e tecnologicamente avanzati, come la cantieristica nautica o l’aerospaziale, che sfruttano una particolare vocazione dell’isola, che alimentano una fitta rete di attività indotte manifatturiere e di servizi, o per i quali non risulta particolarmente penalizzante la condizione d’insularità. In tali ambiti esiste già una pluralità di soggetti privati che possono essere coinvolti attraverso forme di compartecipazione o che possono trarre occasione di sviluppo ulteriore delle proprie attività, realizzando nuovi investimenti in un quadro programmatico chiaro e coordinato degli stessi. Non è secondario, inoltre, discutere di quali interventi di sostegno o di recupero debbano attivarsi in settori maturi, come il sughero, i lapidei, il lattiero-caseario, l’agro-alimentare, in termini di servizi reali alle imprese, di attività di Ricerca e Sviluppo, d’innovazione di prodotto e/o di processo, di spinta alla cooperazione o all’aumento dimensionale delle unità d’impresa, non solo nei Distretti, alla commercializzazione e all’esportazione delle produzioni, cose che in gran parte mancano nel documento proposto.
Relativamente agli investimenti nelle reti, CGIL CISL UIL confermano l’opinione che si debba predisporre un piano ben calibrato e scadenzato di realizzazione d’infrastrutture materiali, tale da recuperare il caratteristico e ingente gap della Sardegna rispetto alla media nazionale. Il documento proposto dalla Giunta, secondo i sindacati«non fa che confermare, da un lato, investimenti già programmati, rispetto ad alcuni dei quali, pur ribadendone priorità e strategicità, si limita a registrare la mancanza di risorse certe (per es., la strada Olbia-Sassari), per altro verso, esprime scelte decisamente difformi rispetto anche ad intese già raggiunte tra Organizzazioni sindacali e Regione (per es., la scelta della privatizzazione della Saremar una volta acquisita dallo Stato, che si pone in contrasto con la precedente scelta concordata di accorparla all’Arst come ramo d’azienda dedicato al cabotaggio passeggeri e merci con le isole minori) oppure contraddittorie (si annunciano ad un tempo la definitiva conferma del cabotaggio marittimo dei carri ferroviari sulle tratte in partenza da Golfo Aranci e anche la scelta, antieconomica, di realizzare il terminale unico ferroviario a Porto Torres). Apprezzabili, per contro, le conferme dell’attuale piano rispetto all’energia e ai rifiuti, per quanto in entrambi i casi appare non nettissimo né il rifiuto del nucleare né l’abbandono di maxitermovalorizzatori».
Sulle politiche del turismo, mentre è chiara nella proposta di Programma regionale di sviluppo l’enunciazione degli obiettivi del raddoppio del peso del settore nella composizione del PIL regionale e della triplicazione delle presenze nelle strutture ricettive classificate, «sfuggenti risultano – per le OO.SS. - le modalità e gli strumenti attraverso i quali s’intende caratterizzare, diversificare e potenziare l’offerta, favorire l’accessibilità, contrastare il sommerso, integrare zone costiere e interne, estendere la stagionalità, sviluppare i consumi delle produzioni artigianali e agroalimentari locali, quasi a significare che, per raggiungerli, si faccia affidamento essenzialmente sull’attuazione del piano-casa in gestazione».
Le osservazioni del sindacato al Programma regionale di sviluppo – definite «Prime note» - si estendono anche alle politiche del lavoro, della formazione professionale e dell’istruzione, alle azioni di contrasto alla povertà, alle politiche sociali. E socio sanitarie
A monte di questi approfondimenti, tuttavia, il sindacato ritiene necessario individuare alcuni macro-obiettivi, il cui raggiungimento deve caratterizzare gli sforzi di tutta la legislatura. Quindi definire, nel Piano regionale di sviluppo, la quantificazione di alcuni obiettivi relativi al mercato del lavoro (crescita del numero di occupati, incremento della forza di lavoro, abbattimento del numero di disoccupati) e ad altri parametri economici (incidenza valore aggiunto dell'industria, del turismo, dell’esportazioni e reddituali (crescita del PIL, del reddito pro capite.
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