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258/2009
Università sarde tra le cenerentole d’Italia. Tagliati i fondi agli atenei di Cagliari e Sassari. Medde (Cisl): «Responsabilità nazionali e regionali»


Cagliari – La Sardegna rischia di essere ulteriormente penalizzata anche sul versante dell’istruzione universitaria e della ricerca. Infatti, la classifica degli atenei in base ai criteri individuati dal Ministero Pubblica Istruzione ha premiato le Università del Nord Italia e penalizzato quelle del Meridione, comprese le due sarde.
C’è chi sostiene che le valutazioni negative si basino su «carte truccate» (si veda la dichiarazione di Raffaele Lombardo Presidente della regione Sicilia).In effetti, per quel che riguarda la qualità didattica vengono valutati, tra gli altri indicatori, i tempi necessari a un laureato per trovare lavoro, l’utilizzo di docenti di ruolo nei corsi, il numero degli iscritti al secondo anno con almeno i due terzi degli esami del primo anno sostenuti. Indicatori che rinviano anche alle croniche difficoltà del mercato del lavoro e altresì a carenze infrastrutturali e dei servizi nell’isola.
La posizione in graduatoria dei due atenei sardi è scoraggiante: Cagliari e Sassari si trovano agli ultimi posti.
«Se si valutano in termini superficiali la posizione degli atenei sardi e i dati sulla dispersione scolastica relativi al sistema dell’istruzione superiore di secondo grado, tra le due situazioni – dice Mario Medde, segretario generale Cisl sarda - è facile constatare quasi un rapporto di causa-effetto e, quindi, mettere in discussione profondamente tutta la politica scolastica e universitaria. Ma le ragioni di questa sconfitta cultural-politico-amministrativa (perché questo sentenziano i numeri complessivi sulla scuola isolana) – viste in rapporto agli standard europei e ai bisogni delle famiglie e dei giovani sardi – sono da ricercare, prima di tutto, in un vuoto programmatorio e in errori macroscopici dei diversi governi che si sono succeduti in Italia. Tutte le manovre nazionali finanziarie e di bilancio hanno, infatti, considerato scuola e Università residuali e il momento educativo e formativo tassello periferico della crescita economica, sociale e culturale del paese».
Il segretario Cisl individua, in questa situazione, «anche una responsabilità della Regione, che negli anni non ha adottato politiche, interventi e strumenti utili a contribuire alla valorizzazione della filiera educazione-istruzione-formazione-Università-ricerca».
La sensazione che se ne trae, viste anche le scelte fatte sulle infrastrutturazioni, è che nel Meridione e nelle isole siano venuti meno quei rapporti di forza utili a rilanciare come questione nazionale il recupero dei divari economici e sociali tra regioni del Sud e regioni del Nord.
«Non è sufficiente riempirsi la bocca di società della conoscenza e dell’informazione – aggiunge Medde - senza contestualmente avviare un forte contenzioso con lo Stato sulle risorse necessarie a potenziare l’intera filiera e senza interrogarsi sulle carenze locali e regionali in tema di efficienza e di efficacia nella spesa e nella pubblica amministrazione».
Non mancano le eccellenti professionalità nella scuola e nelle Università sarde. Si tratta di valorizzarle adeguatamente.

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