«I vescovi della Sardegna esprimono la loro preoccupazione per lo smantellamento del polo chimico isolano, sono vicini a tutti coloro che hanno perso il lavoro o rischiano di perderlo, alle loro famiglie e a quanti chiedono di avere un salario per vivere dignitosamente.
I vescovi fanno proprio l’ordine del giorno unitario votato dal Consiglio Regionale. In esso si ritrovano le aspettative dei sardi in questo momento cruciale per il futuro dell’Isola. Pertanto sottoscrivono la necessità di un piano straordinario per le politiche industriali in Sardegna per i prossimi 5 anni; lo stanziamento di risorse aggiuntive e il dovere dell'Eni di non modificare la sua presenza nell'Isola prima che ci sia un serio inizio di riconversione industriale.
Chiedono anche loro al Governo nazionale «l'immediato ritiro del provvedimento dell'Eni di chiusura dell'impianto di cracking di Porto Torres e il mantenimento degli attuali livelli occupazionali». Condizione indispensabile per evitare che migliaia di famiglie si ritrovino sul lastrico e altrettante migliaia di giovani siano costretti ad emigrare.
I vescovi sostengono le vertenze dei sindacati miranti inoltre ad ottenere le bonifiche delle aree industriali gravemente inquinate, la compensazione dei maggiori costi dell'energia, l’istituzione di una zona franca integrale per la Sardegna, il riconoscimento della continuità territoriale per le merci e la revoca della soppressione del servizio marittimo ferroviario a Golfo Aranci.
Ricordano con premura e preoccupazione le gravi difficoltà attraversate dal mondo agro-pastorale. Migliaia di aziende sono sotto procedura fallimentare per responsabilità che non sono addebitabili a loro. Subiscono una palese ingiustizia che va ad aggiungersi ai prezzi decisamente modesti pagati ai produttori per il latte e l’ortofrutta.
I vescovi ribadiscono, ancora una volta, la necessità di una rete scolastica in grado di formare le nuove generazioni e di soddisfare il loro bisogno di sapere. In nome della «razionalizzazione» non si possono condannare all’estinzione centinaia di piccoli paesi che sono parte integrante ed importante della storia e dell’identità isolana.
«Il lavoro è amore rivelato» insegnava Giovanni Paolo II. Dare lavoro significa offrire la possibilità agli uomini di esprimere il loro amore, il loro ideale. Per questo la disoccupazione, prima ancora che una piaga economica, è un disastro antropologico. Una deriva che i cristiani non possono in alcun modo avvallare e contro la quale sono chiamati a reagire con responsabilità ed intelligenza».
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