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255/2009
Stoppato il progetto Eni per il Petrolchimico. I Sindacati: «Prudenza: č solo un primo passo avanti»


Cagliari – Il sindacato non si abbatteva ieri quando la crisi industriale dell’isola sembrava senza prospettive. Anzi, ricercava slancio e vigore per compattare lavoratori e istituzioni. Cgil, Cisl e Uil della Sardegna non si esaltano oggi per aver stoppato il progetto Eni sul Pertrolchimico di Portotorres. La guardia rimane alta, la mobilitazione pure, senza illusioni e cali di tensione. «Abbiamo fatto soltanto un importante passo in avanti», ha detto il segretario generale della Cisl sarda ai giornalisti. «I lavoratori non vanno in Cig, c’è la volontà ministeriale di discutere un piano dell’Ente nazionale idrocarburi per la Sardegna. Ma cautela e prudenza – hanno aggiunto i segretari regionali Cgil, Cisl e Uil - devono essere la nostra bussola».
L’incontro al Ministero delle attività produttive è stato da ultima spiaggia. Il sindacato e la Regione sarda non avevano nessuna intenzione di trattare sul tappeto di macerie prossime venture. Il ministro Scajola ha colto questa volontà e l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, ha dovuto fare marcia indietro. L’obiettivo di Cgil, Cisl e Uil isolani è molto più alto. Partire da questa vicenda per ricostruire, tassello dopo tassello, tutto il mosaico dell’industria sarda. Lo strumento individuato dalle forze sindacali è un nuovo tavolo a palazzo Chigi. «Prima delle ferie – hanno spiegato i segretari Costa (Cgil), Medde (Cisl) e Ticca (Uil) – chiediamo l’apertura di una sede di contrattazione col Governo per discutere di due temi centrali oggi e in prospettiva: l’intesa istituzionale di programma Stato-Regione e un accordo di programma quadro per il rilancio delle attività produttive».
Questa estate i vertici sindacali non andranno in ferie, neppure per ferragosto. «Il segreto di questo primo positivo risultato – hanno aggiunto i sindacalisti – è tutto nella mobilitazione dei lavoratori: il 9 giugno l’assemblea di quadri e delegati dell’industria, il 10 luglio lo sciopero generale dei settori produttivi e dei servizi a rete con la partecipazione di oltre 20 mila lavoratori e l’adesione di numerose altre forze politiche e sociali. La società sarda ha visto un popolo di padri di famiglia decisi a non farsi portare via quel che resta dell’industria, ma anche con la volontà di rimettere in linea di galleggiamento il sistema produttivo». La compattezza del mondo del lavoro ha contagiato la politica e le istituzioni con l’assemblea straordinaria, il 15 luglio scorso, del Consiglio regionale aperta a tutte le forze sociali e istituzionali locali; il giorno dopo un ordine del giorno unitario ha unito maggioranza e opposizione in un unico piano di rilancio dell’economia sarda. Anche la Chiesa sarda ha fatto sentire la sua voce.
Si continua così. Il 29 luglio altri stati generali unitari: sindacati, enti locali, Anci, Unione delle province, ancora la Chiesa sarda, parlamentari, tutti insieme per proseguire nella mobilitazione. «Neppure il caldo di questi giorni ci farà dimenticare – è stata la conclusione sindacale – gli obiettivi veri della nostra lotta. E’ meglio non distrarsi: ci sono diversi solenni impegni presi d’estate disattesi completamente all’arrivo dell’autunno. La mobilitazione non va in ferie».

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