Cagliari - Cgil, Cisl e Uil Sardegna ritengono insufficiente l’esito dell’incontro di venerdì 17 luglio a Palazzo Chigi, tra Regione e Governo. La valutazione sindacale è rapportata ai contenuti, auspici e attese emersi nella seduta straordinaria del Consiglio regionale del 15 luglio scorso, negli interventi dei presidenti Lombardo e Cappellacci e di tutte le forze politiche e sociali. «Pertanto si rende indispensabile – dicono i segretari generali Costa, Medde e Ticca - una nuova convocazione nella sede della Presidenza del Consiglio, questa volta a tavolo pieno, di una riunione che affronti i problemi dell’emergenza e della prospettiva espressi nel dibattito e nella mozione unitaria approvata il 16 luglio 2009 dal Consiglio regionale».
Sulla vertenza in corso Cgil, Cisl e Uil ribadiscono orientamenti e prese di posizione degli ultimi mesi. In particolare:
- Il confronto Stato-Regione, per la strutturale debolezza dell’isola rispetto ad altri più forti interessi, deve vedere la partecipazione delle parti economiche e sociali ed essere accompagnato da una vasta mobilitazione di popolo.
- Non è sufficiente conseguentemente la semplice rappresentazione solitaria dei problemi. Da tempo ormai è appurato che solo la consapevolezza, da parte del Governo, di un diffuso malessere sociale e una spinta popolare in atto possono produrre effetti positivi sulle risposte alle emergenze e alle strategie dello sviluppo.
- E’ indispensabile, nel confronto Stato-Regione, garantire la continuità delle esperienze già maturate, e dunque rispettare impegni e intese assunti dai precedenti governi, ancorché non attuati o solo parzialmente attuati (si vedano il verbale dell’incontro 10 luglio 2007 e le intese sulla chimica e sull’energia).
- Non c’è alternativa alla mobilitazione e alla lotta unitaria dei lavoratori e dei pensionati sardi, che devono continuare sino a quando sindacati e istituzioni non otterranno l’apertura di un confronto a palazzo Chigi sia sull’attuazione dell’accordo di programma per la chimica, previo ritiro del provvedimento di chiusura del petrolchimico di Portotorres, sia sull’accordo di programma quadro per rilanciare agroalimentare, tessile, nautica, aerospaziale e minero-metallurgico.
- Per quel che riguarda Portotorres non è sufficiente la sola revoca del provvedimento, ma è indispensabile che accanto a questo e contestualmente ENI e governo nazionale diano garanzie di investimenti utili a rafforzare il sito e la chimica sarda. Il sindacato, inoltre, considera un’inaccettabile provocazione le notizie che filtrano da Roma circa uno scambio tra chiusura del sito di Portotorres e costruzione di una nuova centrale a carbone.
Il sindacato si augura che si tratti solo di dicerie e non di proposte da presentare al tavolo del confronto: la reazione sarebbe pesante con un ulteriore inasprimento delle lotte.
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