Cagliari – Il 15 luglio 2009 il Consiglio regionale, nel corso di una seduta straordinaria, aperta anche alle forze sociali sindacali, economiche e della cooperazione, ha discusso sulla crisi del settore industriale e produttivo. Il giorno dopo una mozione unitaria ha individuato i punti essenziali della strategia politica ed economica da presentare al Governo nazionale. Si riporta in sintesi l’intervento del segretario generale Cisl, Mario Medde.
Un vasto fronte unitario per rilanciare lo sviluppo e il lavoro
«Il Consiglio regionale aperto al contributo delle parti sociali, economiche e istituzionali rappresenta un segnale forte sia per la necessaria iniziativa unitaria per fronteggiare la crisi, sia per la politica e le istituzioni sarde e nazionali che devono attivare nell’Isola un’immediata strategia di cambiamento nelle politiche dello sviluppo e del lavoro.
«Da tempo stiamo sottolineando la drammaticità della crisi e la necessità di una forte e diffusa unità dei lavoratori e dei sardi sulle richieste più importanti riguardanti la crescita economica e il lavoro. L’abbiamo ripetuto centinaia di volte negli ultimi cinque anni, lo ribadiamo oggi indipendentemente dalle logiche di schieramento che pur attenendo alla politica, debbono essere superate di fronte a fatti che riguardano l’interesse generale dell’Isola e le emergenze produttive e del lavoro.
«Per questi motivi, dopo la manifestazione del 10 luglio a Cagliari, il messaggio che i lavoratori sardi mandano all’intera Isola è che sulla difesa del lavoro non possono esistere divisioni di alcuna natura. Al contrario è tempo che la lotta per l’industria, i trasporti, le telecomunicazioni, e per tutto quanto è utile a garantire le tutele sociali e lo sviluppo, si rafforzi in una strategia di un vasto fronte unitario e per obiettivi che riaprano anche la stagione dei diritti e dell’autogoverno, con il federalismo solidale e la rinegoziazione delle intese con lo Stato.
«Dalla seduta del Consiglio regionale dunque si attende un forte segnale a favore dei lavoratori e dei disoccupati della Sardegna.
«Due obiettivi immediati: il confronto Governo-Eni-Sindacati sul futuro della chimica sarda e l’avvio del confronto a Palazzo Chigi, con Sindacati e Regione per un Accordo di Programma Quadro sulle attività produttive in Sardegna
«Questi giorni e le prossime settimane saranno decisivi per il lavoro e lo sviluppo. Per questo non c’è tempo da perdere per collocare il lavoro al centro dell’iniziativa politica e legislativa e in primo luogo del confronto Stato-Regione. Ma dalla crisi se ne uscirà positivamente se, oltre a rilanciare l’intesa Stato-Regione e a bloccare i provvedimenti dell’ENI sul petrolchimico di Portotorres e l’abbandono di diverse multinazionali dall’Isola, sapremo tutti costruire le alleanze necessarie e l’unità delle istituzioni e delle rappresentanze economiche e sociali per favorire anche una svolta che necessita di risorse finanziarie, di progetti qualitativamente adeguati, di efficienza ed efficacia nella spesa.
«In questa direzione il sindacato sardo mobilita i lavoratori, a partire da quelli che vivono una condizione lavorativa precaria nei siti industriali dell’Isola. Una lotta che si caratterizza per obiettivi che non si fermano alla gestione dell’emergenza, ma che propone strategie che si fondano sulla partecipazione dei lavoratori, sull’innovazione tecnologica e sul cambiamento necessario per essere competitivi anche nei mercati internazionali.
«La chimica, la metallurgia, il tessile, l’agroalimentare, il settore delle costruzioni, l’agricoltura rappresentano un patrimonio che va rafforzato e inserito in una nuova strategia di politica economica.
«Le iniziative di lotta che sono in atto debbono essere lette, dunque, anche come una opportunità per la Regione e le istituzioni sarde.
«Infatti, nella convulsa situazione che caratterizza a livello internazionale e nazionale tutte le economie, il rischio è che le aree più deboli e meno economicamente strutturate come la Sardegna paghino più pesantemente e per una lunga fase l’impatto della crisi finanziaria e produttiva.
«La Sardegna, inoltre, viene da un lungo periodo di stagnazione economica e necessita di una nuova strategia di politica industriale accompagnata dall’impegno dello Stato e dell’Unione europea.
«Proprio per questi motivi è indispensabile che i bisogni dell’Isola, quelli dell’economia e del sociale in primo luogo, trovino un’adeguata rappresentanza non solo nell’Isola, ma anche a Roma e a Bruxelles.
«Quelle sedi sono non solo affollate, ma impegnate a dare voce a interessi ben più consistenti di quelli della Sardegna.
«Ecco perché la mobilitazione dei lavoratori è indispensabile in due direzioni: per sollecitare le direttrici e gli obiettivi di un nuovo sviluppo e per riaprire il confronto con il Governo a Palazzo Chigi, e nel contempo per rafforzare la presenza degli interessi dell’economia e della società sarda a Bruxelles.
«Non c’è una concezione economicistica nelle proposte del sindacato, ma la certezza che lo sviluppo delle basi materiali dell’Isola è senz’altro condizione ineliminabile per una maggiore libertà, in termini individuali e di popolo».
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