Cagliari – Ormai vengono al pettine tutti i nodi della crisi dell’industria sarda. La desertificazione produttiva della Sardegna, i quattrocentomila poveri, l’aumento della disoccupazione sono i segni dell’incrinarsi del Patto costituzionale tra la Regione e lo Stato. La coesione sociale è in frantumi, necessita un’immediata risposta delle istituzioni regionali e nazionali. La via crucis della petrolchimica sarda è infatti la punta di un iceberg ancora più consistente che riguarda la crisi delle attività produttive nell’Isola e dell’intera economia.
«Si è di fronte – dice il segretario generale Cisl, Mario Medde - a un tracollo documentato dall’evoluzione delle attività industriali e dell’occupazione che rende ormai evidente non solo le dinamiche della divisione internazionale del lavoro e le vicende dell’economia mondiale, ma anche il venir meno di alcuni fondamentali tasselli del Patto costituzionale tra Stato e Regione Sardegna».
Quando si chiama in causa la responsabilità e il ruolo dello Stato nei processi dello sviluppo in Sardegna, non c’è nostalgia per le Partecipazioni statali, «ma la consapevolezza – aggiunge Medde - che lo Stato si è di troppo ritirato dai suoi impegni e che debba recuperare invece un ruolo attivo e da protagonista per la promozione dello sviluppo e del lavoro».
La realtà è sotto gli occhi di tutti: il superamento delle partecipazioni statali si è concretato per la Sardegna in una vera e propria desertificazione industriale; il contributo dello Stato si è realizzato solo attraverso un governo dei processi con l’utilizzo, pure parziale, degli ammortizzatori sociali. «Certo, c’è chi vorrebbe andare oltre la chimica, e pure l’industria, pensando a un Eden sardo dove l’economia verrebbe trainata dal solo turismo».
«Non ci pare questa – dice il segretario generale Cisl - un’ipotesi di lavoro né praticabile né auspicabile. Si tratta, al contrario, di chiedere allo Stato di sostenere le attività produttive, le imprese, di rafforzare le infrastrutture materiali e immateriali e di promuovere l’occupazione».
In questa direzione sono fondamentali tutte le risorse finanziarie disponibili, compresi i fondi per le aree sottoutilizzate, sui quali il Governo e la Regione devono dare le più ampie garanzie di utilizzo e di immediata spendita.
«L’impegno della Regione deve attuarsi – aggiunge il numero 1 di via Ancona - sia in funzione anticrisi con provvedimenti congiunturali e tempestivi, sia contestualmente con strategie e interventi utili a favorire una nuova fase di crescita economica. Una delle precondizioni è la maggiore efficienza ed efficacia soprattutto nell’utilizzo delle risorse finanziarie e nella qualità degli interventi».
«Certo - ricorda Medde - ora bisogna sconfiggere le strategie dell’ENI, attuare l’Accordo di programma sulla chimica del 2003 e predisporre, da parte del Governo e della Regione, attraverso il fattivo concorso delle parti sociali ed economiche, un Accordo di programma quadro che rilanci le attività produttive nell’Isola».
Gli ambiti di intervento sono conosciuti: l’agroalimentare, il tessile, la nautica, l’aerospaziale, le infrastrutturazioni materiali e immateriali, insieme con l’immediata attuazione degli Accordi già sottoscritti su energia e chimica. Il risanamento e il recupero economico e produttivo dei siti industriali inquinati è parte fondamentale degli Accordi. Tutte le aree industriali in crisi sono interessate all’attuazione di questi progetti. Si tratta di accertare l’entità delle risorse disponibili per la Sardegna e per i diversi siti e di rapportare il risanamento al recupero economico e produttivo.
Un forte segnale di attenzione da parte del Governo il sindacato lo chiede su una questione che avrebbe certamente una forte valenza produttiva e occupazionale ma anche simbolica: la presenza in Sardegna della Finmeccanica che rappresenterebbe un’alternativa certamente più credibile e compensatoria delle storiche presenze delle servitù militari nell’Isola. «Lo stiamo sostenendo da diverso tempo, ma ancora non arrivano segnali né da Cagliari né da Roma».
Il sindacato chiede al Governo e alla Regione non solo di mantenere gli impegni assunti in questo settore, ma di sostenere e promuovere un modello di sviluppo incentrato sulle innovazioni di processo e di prodotto. Il primo obiettivo è quello di recuperare i livelli occupazionali persi in tutti questi anni e di rafforzare le opportunità lavorative nei confronti delle migliaia e migliaia di giovani inoccupati e disoccupati di lunga durata. Le lotte dei lavoratori sardi vanno in questa direzione: più lavoro, maggiori tutele sociali, più opportunità per il sistema produttivo sardo di competere in Italia e nel mondo.
«È questo il messaggio che il sindacato non delega, perché – conclude Medde - la rappresentanza degli interessi dei lavoratori appartiene solo al sindacato. Ad altri compete la responsabilità di governo delle scelte più opportune per dare alla Sardegna speranza e certezze di un presente e di un futuro migliore».
Queste cose la Cisl avrebbe voluto dire al Governo nazionale venerdì 17 luglio. Così non è stato perché a Palazzo Chigi è stato aperto un tavolo esclusivamente istituzionale, tra Regione Governo, senza parti sociali. Resta forte la richiesta di un’immediata convocazione nella stessa sede, in assenza della quale, ma anche di risposte tempestive, continuerà la mobilitazione e la lotta dei sardi per il diritto al lavoro, alle tutele sociali e allo sviluppo economico.
|