Cagliari - La crisi economica e delle imprese dell’Isola è al centro dell’iniziativa di lotta proclamata da CGIL CISL UIL della Sardegna con lo sciopero e la manifestazione dei settori produttivi per il giorno 10 luglio a Cagliari.
La tutela dei lavoratori, anche con il sistema degli ammortizzatori sociali, e il rilancio dell’occupazione passano attraverso una nuova strategia di politica industriale e del lavoro, insieme a misure e strumenti in favore delle imprese.
Al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle difficoltà dell’attuale contingenza economica e produttiva e sui problemi delle imprese, che si riverberano sui lavoratori, è indispensabile leggere alcuni dati che danno la dimensione della crisi in Sardegna.
Il monitoraggio effettuato attraverso gli accordi regionali sugli ammortizzatori in deroga e la gestione della crisi documenta un numero enorme di imprese in difficoltà: sono quasi 600 le imprese che hanno chiesto di utilizzare gli ammortizzatori sociali attraverso gli accordi regionali; 354 sono già certificate dalle intese per un totale di 4.150 lavoratori.
Si prevede un incremento notevole del numero delle imprese e dei lavoratori. Questi ultimi potrebbero superare le 9 mila unità. Da sottolineare che si è in attesa di disciplinare l’ingresso per le imprese agricole, cooperative e artigiane.
Solo la Campania e la Sicilia superano la Sardegna nell’utilizzo degli ammortizzatori in deroga, che, fondamentali per attutire l’impatto negativo della crisi sui lavoratori, attesta in modo inequivocabile le difficoltà che vivono le intraprese.
Da evidenziare che quelli in deroga rappresentano solo una parte degli ammortizzatori sociali.
«La mobilitazione del 10 luglio – hanno detto i segretari generali Enzo Costa ( Cgil), Mario Medde (Cisl) e Francesca Ticca (Uil) - ha dunque lo scopo di attivare e rendere operativi tutti i possibili tavoli di confronto, a livello regionale e nazionale, per attuare quelle politiche economiche e sociali che dovranno essere in grado di intervenire sia a favore dei lavoratori che, ovviamente, delle stesse imprese».
Imprese colpite, oltre che dagli endemici problemi che affliggono l’economia sarda, anche dalle carenze programmatorie che in tutti questi anni hanno caratterizzato le strategie politiche e istituzionali.
«Le ormai storiche diseconomie conseguenti agli insoluti problemi dell’energia, dei trasporti e del credito – aggiungono i tre sindacalisti - sono solo una parziale elencazione delle questioni che nel confronto Stato-Regione-parti sociali è indispensabile affrontare alla luce delle attuali dinamiche nazionali, internazionali e regionali».
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