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236/2009
Cgil-Cisl-Uil: «Se Eni e governo non rispondono sul Petrolchimico, necessario un gesto eclatante come le dimissioni del Consiglio Regionale»


Cagliari - Dimissioni del Consiglio regionale. Solo questo gesto clamoroso potrà essere la risposta adeguata delle istituzioni sarde al provvedimento dell’Eni di chiudere per due mesi il cracking del Petrolchinico di Portotorres. Cgil, Cisl e Uil attendono dalla Regione segnali forti proporzionati alla straordinarietà di una crisi economica ormai devastante e rapportati alla gravità della decisione dell’Ente Nazionale idrocarburi. Se chiude il cracking, cuore pulsante del polo petrolchimico, vanno immediatamente a casa 500 lavoratori diretti, alcune centinaia dell’indotto, ma probabilmente si spiana la strada alla definitiva chiusura degli impianti del Nord Sardegna.
L’iniziativa unilaterale dell’ENI ha surriscaldato l’antivigilia dello sciopero regionale dell’industria. La settimana prossima i confederali non escludono di alzare ulteriormente il tiro.
In quattro proposte la strategia di Cgil, Cisl e Uil per governare quella che sembra la «madre di tutte le vertenze», con un ruolo determinante assegnato alla Regione. «La precondizione di ogni dialogo sindacato-istituzioni è il blocco immediato del provvedimento Eni. Si discuterà solamente a bocce ferme – hanno detto l’8 luglio i segretari regionali di Cgil (Piero Cossu), Cisl (Mario Medde) e Uil (Rinaldo Mereu) nel corso di una conferenza stampa – senza minacciosi provvedimenti sul tavolo». Dovrà seguire un incontro a Palazzo Chigi tra Giunta- Governo- sindacati - Eni per un tavolo specifico su Portotorres e la chimica sarda. Una richiesta da tempo avanzata dal sindacato. «Il futuro dei poli chimici isolani fa parte integrante del piano chimico nazionale», ha aggiunto il segretario generale Cisl, Mario Medde, che con gli altri leader sindacali lascia aperta la porta a ogni forma di lotta. Se l’Eni dovesse risultare sorda alle richieste di Regione e sindacati, il Consiglio regionale dovrebbe convocare Cgil, Cisl e Uil per discutere le iniziative da attuare in Sardegna e la strategia di intervento sul governo nazionale. Le organizzazioni sindacali concedono poco tempo all’Eni: i giorni immediatamente seguenti allo sciopero del 10 luglio. «Se da Roma non arriveranno segnali, il Consiglio regionale dovrebbe annunciare le dimissioni in blocco di tutti i suoi esponenti», hanno detto i tre segretari regionali. Un gesto eclatante. «La vicenda Eni chiama in causa la credibilità delle istituzioni sarde. Se la Regione non riesce a farsi sentire dal Governo, vero padrone dell’Eni, per modificare un provvedimento gravemente penalizzante l’intera economia dell’isola, è meglio che gli uomini delle istituzioni rimettano il mandato. Di fronte a una situazione straordinaria, chiediamo – ha ribadito Medde – risposte altrettanto straordinarie».

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