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234/2009
Sindacato Inquilini. Ripreso il confronto con la regione Sardegna sui temi del comparto casa


Nei giorni scorsi è ripreso il confronto tra le Organizzazioni Sindacali degli inquilini e l’Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Sardegna sugli interventi necessari per il comparto casa. Le Segreterie Regionali ritengono sia di fondamentale importanza intervenire urgentemente su alcune tematiche, soprattutto in virtù della crescente ondata di sfratti (ormai circa l’80% è dovuto a morosità) che sta colpendo il territorio. Le misure necessarie sono numerose, e tra di esse le più urgenti riguardano:

  • Nuovi progetti a lungo termine di Edilizia Pubblica a canone sociale (case popolari), al fine di rivitalizzare il settore pubblico intervenendo sulle fasce più deboli della popolazione, con un freno, attraverso una valida alternativa, agli eccessi del mercato privato;
  • La realizzazione di un nuovo Testo Unico che regoli l’Edilizia Pubblica, in sostituzione della Legge Regionale 13/89, ormai vecchia di 20 anni e non più rispondente alle reali condizioni ed esigenze della cittadinanza, le quali andrebbero monitorate con la predisposizione di un Osservatorio permanente sulla casa;
  • Trattamento delle morosità pregresse dovute a reali condizioni di bisogno, attraverso la predisposizione di piani di rientro adeguati e sostenibili.

Sicet, Sunia, Uniat e Habitat Sardegna hanno appreso di alcune innovazioni legislative nel comparto casa introdotte recentemente dalla Regione Sardegna (che accolgono finalmente alcune delle richieste presentate negli anni scorsi dai sindacati degli inquilini) e la disponibilità espressa durante l’ultimo incontro dall’Assessore ai Lavori Pubblici, Mario Angelo Carta, all’istituzione di un tavolo permanente sulla casa che consenta un reale confronto tra le OO.SS. e l’amministrazione regionale.
In particolare le misure recentemente introdotte riguardano l’aumento del livello di reddito richiesto per l’accesso all’edilizia popolare (era infatti impensabile che al giorno d’oggi, famiglie il cui reddito non supera i 13 mila euro l’anno fossero escluse dalla partecipazione ai bandi) e la possibilità di usufruire di piani di recupero per i morosi che si sono visti applicare sanzioni dovute ad errori di comunicazione con gli uffici preposti.

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