Cagliari - La crisi dei siti chimici in Sardegna risente, tra le altre e principali cause, della mancata attuazione dell’Accordo di Programma sulla chimica, sottoscritto a Roma presso Palazzo Chigi il 14 luglio 2003.
L’Accordo, che prevedeva una dote di 300 milioni di euro, è rimasto inevaso tranne che per una tranche pari a 36 milioni di euro come contributo al progetto equipolimers a Ottana. Per questa azienda esiste ora un rischio molto forte di abbandono del sito.
- Nei cinque anni trascorsi la Regione ha riunito l’Osservatorio regionale per la chimica una sola volta e si è perso il contatto con l’Osservatorio nazionale. Ciò ha contribuito a ridurre, nel tempo, l’interesse verso l’Accordo di Programma e ai problemi posti a livello regionale e nazionale dalle difficoltà dell’industria chimica.
- Centrale, per il rilancio della chimica sarda, era ed è il progetto per il cloro/pvc che riguarda Marghera, Ravenna, Portotorres e Assemini.
- Dopo una lunga trattativa, ineos, la società leader in Europa per la produzione di pvc derivato dal cloro, ha ceduto all’imprenditore veneto Sartor gli impianti di Marghera e di Portotorres. Trascorso un lasso temporale molto breve, a causa dell’ostilità di eni che ha portato il prezzo della materia prima (dicloroetano) per fare il pvc da 85 a 277 euro/tonnellata, Sartor per non portare i libri contabili in tribunale ha chiesto l’amministrazione controllata. Sono stati quindi nominati tre commissari. Ad oggi è stato solo scongiurato il fallimento e si mantengono gli impianti in marcia con grave pericolo di fermata in attesa che arrivi un nuovo imprenditore.
- È evidente dunque il disinteresse eni per la chimica nazionale e per quella sarda. La Sardegna rischia di perdere Portotorres se non verranno migliorate le tecnologie del craking per incrementare la produzione di Etilene. Si consideri che i due impianti più moderni (fenolo e cumene) staranno fermi per più di un anno, il rischio è che lo stabilimento di Portotorres perda 50/70 milioni di euro ogni anno, mettendo a rischio circa 1.000 lavoratori diretti più altri 800 indiretti.
- Per questo va fatta chiarezza sul piano industriale 2009/2012 che Polimeri Europa ha presentato ad eni per un importo di 800/900 milioni di euro, di cui oltre 100 milioni dovevano essere investiti a Portotorres sul craking. L’investimento è stato ridimensionato a 700 milioni e sono fortemente in dubbio le risorse per Portotorres.
- L’investimento sul craking è indispensabile per garantire una maggiore produzione di etilene che migliorerebbe l’efficienza dello stabilimento. Tra l’altro si alimenterà, con questa materia prima, la maggior produzione di cloro/pvc che era previsto nel progetto Sartor (sa.fi). A condizione ovviamente che il sistema del pvc venga rilanciato.
- Da evidenziare che Sartor aveva acquisito lo stabilimento ex ineos di Portotorres e doveva anche acquisire quasi per intero lo stabilimento di Assemini (syndial), compresa la salina Contivecchi. syndial (eni) avrebbe curato solo le bonifiche ad Assemini, Ottana, Portotorres e parte del Sulcis Iglesiente.
- È altresì importante sottolineare che il petrolchimico di Sarroch, legato in parte, per conto lavorazione, con saras (linea delle benzine), e vincolato con il px (paraxilolo) allo stabilimento equipolimers per la produzione del pet ad Ottana (da notare che, se chiudesse Ottana, correrebbe forti rischi la stabilità di Sarroch) va tenuto proprio per questo in costante monitoraggio. Tra Sarroch e Assemini sono a rischio 1.300 lavoratori diretti più 800 indiretti.
- Nel territorio di Ottana è a rischio equipolimers che produce pet (plastica per bottiglie, troppo alto il costo dell’energia, dei trasporti e dei servizi, sono a rischio anche le altre piccole aziende con 400 lavoratori diretti e 200 indiretti
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