Cagliari - Gli indicatori attestano una crisi occupazionale e del mercato del lavoro che rinvia non solo alle croniche difficoltà delle opportunità lavorative, ma soprattutto alla crisi produttiva e industriale.
Il valore aggiunto dell’industria ai prezzi di base, nei dati ISTAT pubblicati sino al 2007, e con il 2008 che non presenta caratteristiche comunque diverse, documenta molto bene le difficoltà del settore industriale.
Valore aggiunto dell’industria ai prezzi di base (in milioni di euro)
anno 2000 |
anno 2001 |
anno 2002 |
anno 2003 |
anno 2004 |
anno 2005 |
anno 2006 |
anno 2007 |
4.375,1 |
4.468,2 |
4.881,1 |
4.801,2 |
4.895,5 |
4.775,2 |
4.644,6 |
4.643,1 |
La crisi dei settori produttivi nell’Isola è dunque precedente alla recessione mondiale che ha colpito anche il nostro Paese a seguito delle note vicende dei mutui sub-prime.
In questi ultimi anni l’andamento dell’economia regionale attesta questa difficoltà derivante in primo luogo da una crisi produttiva che si riflette nell’indicatore del prodotto interno lordo.
L’evoluzione del PIL 2000/2007 nella variazione annuale evidenzia, infatti, per la gran parte degli anni una fase pre-recessiva; la crescita è vicina allo zero.
Solo per titoli è importante richiamare alcune emergenze industriali:
- il costo dell’energia. Problema di enorme rilevanza anche alla luce del crollo dei prezzi dei metalli.
- La crisi del comparto agro-alimentare che ha perso nell’ultimo anno quattro impianti (unilever, sardegna carni, palmera e formaggi sardi di macomer).
- Le note difficoltà della chimica sarda con piùdi 3.000 lavoratori a rischio. In primo luogo nel petrolchimico di Portotorres, per il disimpegno di eni e per le vicende successive all’acquisizione da parte di sartor.
- La crisi del polo minero-metallurgico del Sulcis. La punta dell’iceberg è quella di eurallumina a Portovesme, con 700 lavoratori in cig straordinaria, di cui 350 diretti e 350 nell’indotto.
- La crisi del polo tessile nella Sardegna centrale con i tre impianti fermi della legler e 800 lavoratori in legge prodi dall’1 ottobre 2008. La queen è in procedura concorsuale e ha 200 lavoratori in cassa integrazione.
alcuni dati sui punti di difficoltà dell’industria sarda
società |
diretti |
indiretti |
società |
diretti |
indiretti |
PORTOTORRES - PETROLCHIMICO POLIMERI EUROPA |
800 |
700 |
ASSEMINI - SINDYAL (impianto cloro) |
280 |
150 appalto) |
PORTOTORRES - INEOS – IMPIANTO PVC |
160 |
100 |
SALINE CONTIVECCHI |
80 |
40 |
OTTANA - EQUIPOLIMERS |
170 |
100 |
PORTOVESME srl - MINERO METALLURGICO |
800 |
400 |
CENTRALE ELETTRICA - OTTANA ENERGIA |
120 |
70 |
EURALLUMINA |
800 |
400 |
LEGLER TESSILE - MACOMER – SINISCOLA – OTTANA |
850 |
600 |
ALCOA |
600 |
300 |
CAGLIARI/SARROCH - POLIMERI EUROPA |
450 |
300 |
CARBOSULCIS - MINIERA |
600 |
300 |
CAGLIARI/SARROCH - SASOL PARAFFINE |
90 |
60 |
SILIUS |
150 |
70 |
È bene evidenziare che le multinazionali presenti nell’Isola si sono ritirate lasciando sul terreno macerie economiche e sociali.
L’olandese unilever, la russa rusal, la svedese rockwool, l’americana dow chemical, l’inglese ineos e il loro indotto costituito di medie, piccole e piccolissime imprese di manutenzione sono, o possono diventare, vuote sigle dietro le quali si sta consumando il dramma di migliaia e migliaia di lavoratori e delle loro famiglie.
Il sistema industrial del Sulcis è pesantemente in crisi da diverso tempo. Il polo tessile del Nuorese è stato di fatto azzerato, e se dovesse venir meno equipolimers, Ottana diventerebbe di nuovo un deserto industriale.
Lo stesso distretto dei lapidei vive una fase di crisi, mentre le sporadiche presenze industriali dell’Oristanese e del Medio Campidano sono inadeguate a garantire lo sviluppo del territorio.
Il polo nautico dell’Ogliastra, che doveva diventare l’alternativa al fallimento della cartiera, pare già ridimensionarsi.
Il territorio di Cagliari riflette la crisi dell’apparato industriale chimico e i disimpegni nell’agroalimentare e nei servizi.
|