home page
dies agenzia giornalistica della CISL sarda
   
   
   


L'unione sindacale regionale (USR)
Le federazioni regionali di categoria
Gli enti
I coordinamenti
   
Patronato: INAS
Formazione professionale: IAL Sardegna
Difesa dei consumatori: ADICONSUM
Turismo e tempo libero: ETSI
L'assistenza agli inquilini: SICET
Cooperazione e imprenditorialità: CENASCA
Assistenza fiscale: CAAF

231/2009
Dossier Industria/2. L’industria e le attività produttive: epicentro della crisi


Cagliari - Gli indicatori attestano una crisi occupazionale e del mercato del lavoro che rinvia non solo alle croniche difficoltà delle opportunità lavorative, ma soprattutto alla crisi produttiva e industriale.
Il valore aggiunto dell’industria ai prezzi di base, nei dati ISTAT pubblicati sino al 2007, e con il 2008 che non presenta caratteristiche comunque diverse, documenta molto bene le difficoltà del settore industriale.

Valore aggiunto dell’industria ai prezzi di base (in milioni di euro)

anno 2000

anno 2001

anno 2002

anno 2003

anno 2004

anno 2005

anno 2006

anno 2007

4.375,1

4.468,2

4.881,1

4.801,2

4.895,5

4.775,2

4.644,6

4.643,1

La crisi dei settori produttivi nell’Isola è dunque precedente alla recessione mondiale che ha colpito anche il nostro Paese a seguito delle note vicende dei mutui sub-prime.
In questi ultimi anni l’andamento dell’economia regionale attesta questa difficoltà derivante in primo luogo da una crisi produttiva che si riflette nell’indicatore del prodotto interno lordo.
L’evoluzione del PIL 2000/2007 nella variazione annuale evidenzia, infatti, per la gran parte degli anni una fase pre-recessiva; la crescita è vicina allo zero.

Solo per titoli è importante richiamare alcune emergenze industriali:

  • il costo dell’energia. Problema di enorme rilevanza anche alla luce del crollo dei prezzi dei metalli.
  • La crisi del comparto agro-alimentare che ha perso nell’ultimo anno quattro impianti (unilever, sardegna carni, palmera e formaggi sardi di macomer).
  • Le note difficoltà della chimica sarda con piùdi 3.000 lavoratori a rischio. In primo luogo nel petrolchimico di Portotorres, per il disimpegno di eni e per le vicende successive all’acquisizione da parte di sartor.
  • La crisi del polo minero-metallurgico del Sulcis. La punta dell’iceberg è quella di eurallumina a Portovesme, con 700 lavoratori in cig straordinaria, di cui 350 diretti e 350 nell’indotto.
  • La crisi del polo tessile nella Sardegna centrale con i tre impianti fermi della legler e 800 lavoratori in legge prodi dall’1 ottobre 2008. La queen è in procedura concorsuale e ha 200 lavoratori in cassa integrazione.

alcuni dati sui punti di difficoltà dell’industria sarda

società

diretti

indiretti

società

diretti

indiretti

PORTOTORRES - PETROLCHIMICO POLIMERI EUROPA

800

700

ASSEMINI - SINDYAL (impianto cloro)

280

150 appalto)

PORTOTORRES - INEOS – IMPIANTO PVC

160

100

SALINE CONTIVECCHI

80

40

OTTANA - EQUIPOLIMERS

170

100

PORTOVESME srl - MINERO METALLURGICO

800

400

CENTRALE ELETTRICA - OTTANA ENERGIA

120

70

EURALLUMINA

800

400

LEGLER TESSILE - MACOMER – SINISCOLA – OTTANA

850

600

ALCOA

600

300

CAGLIARI/SARROCH - POLIMERI EUROPA

450

300

CARBOSULCIS - MINIERA

600

300

CAGLIARI/SARROCH - SASOL PARAFFINE

90

60

SILIUS

150

70

È bene evidenziare che le multinazionali presenti nell’Isola si sono ritirate lasciando sul terreno macerie economiche e sociali.
L’olandese unilever, la russa rusal, la svedese rockwool, l’americana dow chemical, l’inglese ineos e il loro indotto costituito di medie, piccole e piccolissime imprese di manutenzione sono, o possono diventare, vuote sigle dietro le quali si sta consumando il dramma di migliaia e migliaia di lavoratori e delle loro famiglie.
Il sistema industrial del Sulcis è pesantemente in crisi da diverso tempo. Il polo tessile del Nuorese è stato di fatto azzerato, e se dovesse venir meno equipolimers, Ottana diventerebbe di nuovo un deserto industriale.
Lo stesso distretto dei lapidei vive una fase di crisi, mentre le sporadiche presenze industriali dell’Oristanese e del Medio Campidano sono inadeguate a garantire lo sviluppo del territorio.
Il polo nautico dell’Ogliastra, che doveva diventare l’alternativa al fallimento della cartiera, pare già ridimensionarsi.
Il territorio di Cagliari riflette la crisi dell’apparato industriale chimico e i disimpegni nell’agroalimentare e nei servizi.

 

home page