Cagliari - Come previsto, il 10 luglio si fermeranno l’industria sarda e i servizi a rete. Le segreterie regionali CGIL CISL UIL della Sardegna il 18 giugno scorso hanno messo nero su bianco agli impegni assunti e al mandato ricevuto dall’assemblea dei quadri e dei delegati del 9 giugno scorso. Una scelta doverosa, ma ancor più una naturale conseguenza della situazione di crisi che coinvolge tutti i settori produttivi: dalla chimica alla metallurgia, dall’edilizia all’agricoltura, comprese le aziende di allevamento e trasformazione, dall’artigianato alla piccola impresa, ai servizi.
I segretari generali Medde (Cisl), Costa (Cgil) e Ticca (Uil) hanno messo insieme fatti incontrovertibili, che dimostrano l’insostenibilità della situazione. «La razionalizzazione e ristrutturazione delle comunicazioni e dei trasporti sempre più si stanno risolvendo con procedure di mobilità e licenziamenti. Ormai da nove mesi - hanno detto i tre sindacalisti - i dati della cassa integrazione, ordinaria e speciale, crescono in misura drammatica; le aree industriali del Sulcis, di Ottana e Portotorres sono allo stremo». Per non parlare della povertà, che nell’isola è un dramma che coinvolge oltre 400 mila persone e lo stesso tasso di disoccupazione cresce al 14,1%.
«Si rende necessario e urgente – ha aggiunto Medde - il rilancio delle politiche sociali e la difesa del reddito familiare e del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni».
CGIL CISL UIL ritengono assolutamente prioritario istituire un tavolo di crisi regionale per il governo delle emergenze e per dare risposte concrete e strategiche ai disoccupati, alle lavoratrici e ai lavoratori espulsi dal sistema produttivo, ai giovani e agli inoccupati.
Tra le ragioni alla base delle motivazioni dello sciopero del 10 luglio i sindacati mettono l’urgente riapertura di un tavolo nazionale a Palazzo Chigi sui temi dell’Intesa Istituzionale, dell’attuazione dell’accordo sulla chimica, dell’approvazione delle norme e delle leggi riguardanti l’energia, la continuità territoriale per le persone e per le merci.
«Siamo consapevoli – hanno detto Medde, Costa e Ticca - che la vastità e profondità della crisi richiede una reazione straordinaria per metodi e contenuti. Per questo riteniamo di fondamentale importanza costruire un ampio fronte unitario che, partendo dai luoghi di lavoro, coinvolga le istituzioni locali e la Regione»
L’iniziativa del 10 luglio rappresenta anche un primo passo verso un’assemblea del popolo sardo che dia sostanza e forza ad una nuova stagione costituente, che riscriva lo statuto speciale e avvii le necessarie riforme istituzionali, e promuova, nel contempo, una nuova fase di crescita economica e di sviluppo per l’intera Isola.
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