La Maddalena – I numeri dicono che la sfida è praticamente impossibile. Mille uomini e donne di diversa cultura, religione e nazionalità, che sventolano le bandiera dell’emergenza alimentare mondiale e dell’integrazione, contro alcune centinaia di milioni di persone che vivono nell’abbondanza (il 15% della popolazione mondiale consuma l’88% della ricchezza della terra) e soddisfatte di muri e steccati razziali. Sono, invece, circa 860 milioni gli individui che nel mondo soffrono la fame e vivono in una condizione di povertà estrema, mentre oltre due miliardi si trovano in uno stato di insicurezza alimentare. Una sfida ancor più difficile, perché giocata in un angolo del mondo, in un’isola, la Maddalena, dentro un’altra isola, la Sardegna: entrambe note solo a vip danarosi e potenti che svernano da queste parti. Un’isola, per altro, in cui un quarto dei residenti si confronta ogni giorno con il disagio sociale ed economico. Mille coraggiosi che il 20 giugno 2009, in un tripudio di colori e di bandiere di 55 nazionalità diverse, hanno detto, gridato e cantato, che la povertà si può vincere. E’ il popolo della “carta di Zuri” (le associazioni Caritas, Pastorale del lavoro, Cisl, Uil, Dialogo e Rinnovamento, Acli e Coldiretti) che ha mandato in scena ilpiù tranquillo “G8” della storia: quello dei poveri. Niente tiratori scelti sui tetti delle case, cortei di autoblindo, guardie del corpo e “gorilla”.
«Nonostante alcuni tentativi di proporre una lettura positiva dell’attuale condizione economica e sociale, non possiamo condividere – ha detto il segretario generale Cisl sarda, Mario Medde - proclami di ottimismo. Non possiamo farlo perché ci siamo abituati a vedere le cose con gli occhi dei poveri, dei disoccupati, degli esclusi, degli emarginati. Gli indicatori economici dicono che è calata la ricchezza prodotta dal Paese, che tanti lavoratori hanno perso il posto e tanti altri sono a rischio. Nonostante le misure intraprese i costi del difficile momento presente ricadono prevalentemente sulle fasce più deboli della società e delle famiglie».
Il 20 giugno scorso a La Maddalena non hanno sfilato solo le persone, ma anche le idee, proclamate da monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, dall’ambasciatore del Senegal in Italia. Da Simona Murtas ( operatore del volontariato sociale), che ha parlato del farsi prossimo della Caritas: «Gli interventi a favore di ciascuno – ha detto- sono fatti riconoscendo l’inviolabile dignità della persona e la comune figliolanza in Dio». Solo a Cagliari ogni giorno si distribuiscono 350 pasti.
Sono idee di un’evidenza lapalissiana anche quelle di Pietro Cuneo, disoccupato: «La povertà è soprattutto conseguenza del non lavoro». Di Elmer Orillo, lavoratore filippino: «Perché non ho la possibilità di accedere al microcredito e iniziare un’attività imprenditoriale, e perché non la casa, eppure pago tasse e contributi come tutti i lavoratori?» E’ il bisogno di giustizia che traspare in queste parole. Sembra tratta da un libro di etica la riflessione di Mohammed Ayyoub (Palestina): «Anche i piccoli sentono la necessità di rivolgersi ai potenti della terra, che tra poco si incontreranno a l’Aquila , per ricordare che quando tutto rovina intorno non è sacrificando al vitello d’oro che ci salviamo, ma perseguendo una politica umanitaria che favorisca la cooperazione tra paesi ricchi e poveri, il ripudio delle guerre guerreggiate e ideologiche, meno spese militari per sfamare la morte , convogliando quelle risorse per alimentare gli uomini». Di Alberto Bottoni pensionato Cisl: «La nostra condizione – ha detto – con la disoccupazione e la precarietà del mondo giovanile rappresentano le facce di uno stesso problema». Idee che – come ha precisato il vescovo di Tempio, monsignor Sebastiano Sanguinetti, nell’anfiteatro naturale dell’Istituto San Vincenzo dove si è conclusa la manifestazione – «Attecchiscono nelle coscienze anche attraverso i piccoli semi gettati e coltivati con perseveranza».
«Vogliamo costruire con tutti gli uomini di buona volontà – ha concluso Medde - un percorso che promuova l’integrazione sociale, economica e culturale di quanti vivono in Sardegna la condizione di povertà e di esclusione sociale. Vogliamo inoltre passare da una società multiculturale ad una società interculturale. Questo programma si sviluppa attraverso processi di adattamento reciproco. È necessario perciò mettere in campo una pedagogia interculturale, che si rivolge a tutti e quindi è un’educazione di tutti alle differenze». Le associazioni della «Carta di Zuri» pensano a un «G8 dei poveri » da realizzare a livello nazionale nel 2010.
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