Cagliari – La proposta del sindacato è un patto per la crescita economica e per la promozione del lavoro, quale strumento indispensabile per fare sistema, per progetti qualitativamente adeguati, per spendere presto e bene le ingenti risorse finanziarie a disposizione, e per contribuire tutti, ciascuno nella propria responsabilità, a tutelare le condizioni di vita e di lavoro e a creare le basi per una nuova fase di sviluppo in Sardegna.
La proposta non può essere quella di governare la crisi inseguendo solo le singole difficoltà; ma di collocare queste ultime in una strategia di nuova politica industriale.
Le direttrici di marcia che la Cisl propone, e che necessitano di una grande unità da parte delle rappresentanze economiche, sociali ed istituzionali sono:
- la riapertura immediata del confronto stato-regione-parti sociali a Roma presso la Presidenza del Consiglio;
- un accordo di programma quadro (Intesa Istituzionale di Programma) per rilanciare l’industria, le attività produttive e le infrastrutturazioni in Sardegna, attraverso il concorso e l’apporto di Stato e Regione;
- l’impegno dello Stato di rilanciare l’attività industriale con interventi specifici a favore dell’agroalimentare, del tessile, dell’aerospaziale, della nautica, delle infrastrutturazioni materiali e immateriali. Nei siti interessati da interventi di risanamento è indispensabile specificare gli interventi e le risorse finanziarie utili alle bonifiche ambientali.
Il rafforzamento dei siti industriali sardi deve avvalersi, inoltre, del coinvolgimento delle partecipate dello Stato quali ad esempio la finmeccanica, e altre;
- rispetto e totale attuazione degli Accordi di Programma già sottoscritti e relativi alla chimica e all’energia;
- avvio di un confronto con l’Unione Europea per la definizione della partita energetica, e per rafforzare gli investimenti sulle infrastrutture materiali e immateriali.
Fondamentale per realizzare questo percorso è appunto l’accordo sullo sviluppo e il lavoro tra sindacati, rappresentanze economiche, enti locali e Regione Sardegna, come fatto propedeutico alla definizione di un nuovo programma regionale di sviluppo 2009-2011. E’ infatti sulla base di una profonda e diffusa condivisione degli obiettivi che sarà possibile rilanciare la crescita economica attraverso una strategia fondata sulle convenienze all’insediamento di nuove intraprese e sull’abbattimento delle storiche diseconomie infrastrutturali, materiali e immateriali.
Le ingenti risorse finanziarie provenienti dai diversi capitoli di spesa del ciclo unico di programmazione (risorse del Bilancio regionale, del Quadro Comunitario di Sostegno, dei diversi ministeri e del Fondo Aree sottoutilizzate), debbono essere programmate, impegnate e spese in tempi rapidi e, per quel che concerne l’industria, le attività produttive e i servizi a rete, attuando:
- la promozione delle filiere e distretti produttivi;
- l’innovazione tecnologica;
- la completa riforma e attuazione degli incentivi alle imprese;
- i distretti industriali.
Tutto ciò necessita di una inversione di tendenza che promuova la nascita di nuove intraprese e il radicamento del patrimonio produttivo esistente, l’integrazione tra industria e ambiente, la preparazione delle professionalità necessarie alla domanda del mercato del lavoro e delle imprese, un nuovo e migliore rapporto tra ricerca pura e applicata e sistema delle imprese, una politica del lavoro che interagisca con la politica dello sviluppo, un diverso rapporto tra credito e impresa.
Si è di fronte, dunque, a obiettivi che necessitano di una strategia di alto profilo e dell’apporto di tutte le rappresentanze economiche e sociali dell’Isola. Per questo motivo la mobilitazione dei lavoratori è un contributo eccezionale non solo per difendere occupazione e reddito, ma anche per lo sviluppo dell’intera Isola.
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