Cagliari – L’industria è il settore dove il malessere lavorativo e produttivo è più forte.
La crisi dei settori produttivi nell’Isola è precedente alla recessione mondiale che ha colpito anche il nostro Paese a seguito delle note vicende dei mutui sub-prime.
Solo per titoli è importante richiamare alcune emergenze industriali:
- il costo dell’energia. Problema di enorme rilevanza anche alla luce del crollo dei prezzi dei metalli.
- La crisi del comparto agro-alimentare che ha perso nell’ultimo anno quattro impianti (unilever, sardegna carni, palmera e formaggi sardi di macomer).
- Le note difficoltà della chimica sarda con 3.500 lavoratori a rischio nel petrolchimico di Portotorres, per il disimpegno di ENI e per le vicende successive all’acquisizione da parte di SARTOR.
- La crisi del polo minero-metallurgico del Sulcis. La punta dell’iceberg è quella di eurallumina a Portovesme, con 700 lavoratori in cig straordinaria, di cui 350 diretti e 350 nell’indotto.
- La crisi del polo tessile nella Sardegna centrale con i tre impianti fermi della legler e 800 lavoratori in legge prodi dall’1 ottobre 2008. La queen è in procedura concorsuale e ha 200 lavoratori in cassa integrazione.
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